Biglietto Amaro – Recensione del capolavoro di Remo Garpelli

Biglietto Amaro

Biglietto Amaro è uno dei capolavori della storia del cinema italiano

Un film capace di devastare l’animo dello spettatore per la sua volontà di tratteggiare la realtà in modo cinico ed efferato. Quella della pellicola infatti, è una società ormai ostica all’uomo, quasi avversaria. Remo Garpelli, uno dei massimi esponenti del neorealismo, confeziona così un’opera critica verso la classe dirigente e sulla condizione in cui fa versare quella operaia. Non c’è spazio per la speranza, tutto è destinato a crollare inevitabilmente sul lavoratore di tutti i giorni, su quell’innocente sui cui poggia l’intera società. I tre protagonisti, tre uomini comuni, vengono rinchiusi insieme al mondo intero all’interno di un tram, simbolo dell’esistenza per il regista. 393” minuti di pura ansia e angoscia, dove i conflitti e gli scontri sono il tassello fondamentale dell’intera opera.

Biglietto Amaro

Ajeje Brazorf è il personaggio che si avvicina maggiormente a rappresentare il popolo. Tutte quelle persone che all’epoca del film, si ritrovavano a vivere in povertà  e costrette a commettere piccoli furti per sopravvivere. Una figura misteriosa, di cui non sappiamo praticamente niente, interpretata in maniera magistrale da un attore preso dalla strada, come del resto ogni componente del cast. Remo Garpelli, attraverso questo personaggio, ci fa intuire che la massa, ormai priva di identità, è costretta a mentire per poter sopravvivere in una giungla di asfalto e cemento.

Pietro Pellegrini, il controllore del tram, incarna invece il popolo incattivito, reso cannibale e violento dalle circostanze che lo avvolgono. Una figura grigia che si muove per necessità e per obbligo, senza mostrare apparente rimorso o pietà. Un personaggio disperato che si accanisce contro i più deboli per i propri interessi. Un lavoratore qualsiasi, che però incarna in tutta la sua essenza la classe operaia, costretta ormai a dedicarsi al capitalismo e a quel modo cinico di sovrastare il prossimo.

Antonio Ricci è l’anziano, la rappresentazione della terza età italiana. La summa di un popolo ormai in pensione, che ama supervisionare i più giovani e passare le giornate a controllare gli scavi e le lampade. L’attore, nonostante non abbia esperienza nel settore, esibisce tutte le sue qualità. Dimostra nella sua prova attoriale di essere due spanne sopra gli altri, soprattutto per la sua capacità di far commuovere e riflettere sul suo passato da soldato. Un personaggio profondo e riflessivo che è destinato a soccombere e perire, davanti al nuovo, impreparato e meno consolidato.

Biglietto Amaro è una pellicola capace di far soffrire il pubblico in sala, nel senso letterale della parola. Le scene toccanti, classiche del neorealismo, sono capaci di colpire il pubblico come un pugno allo stomaco o come una colica renale. Un’opera ormai introvabile, che non viene trasmessa da oltre cinquant’anni nei cinema più importanti e che trova la sua fortuna solo nei teatri di periferia. Remo Garpelli con Biglietto Amaro firma la sua opera più grande, la sua summa poetica e tutto il suo amore verso la settima arte.

Il cast inoltre racchiude alcuni volti noti come: Sara Annoni, Luca Valentini, Vanni Moretti, Lapo Maranghi, Luca Varriale e Nicola de Angelis. Un gruppo di personaggi ambigui, ma ben assortiti, che hanno saputo dare vita ad uno spettacolo grottesco ed esasperato, ma di grandissimo fascino.