L’Italia parte alla conquista di Netflix, parola del ministro dei beni culturali Dario Franceschini

"Obbligheremo Netflix a dare più visibilità a serie e film italiani".

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Con la riforma del cinema è stato introdotto l’obbligo per le tv di rispettare quote di investimenti e di programmazione di opere italiane. Tutto ciò vale ovviamente anche per piattaforme come Netflix o Amazon Prime Video. In questo modo, il ministro Franceschini spera di dare visibilità alle serie e ai film Italiani.

In una recente intervista, il ministro ha spiegato quali saranno le manovre volte a dare più visibilità ai prodotti televisivi e cinematografici Italiani, che tanto scarseggiano sulle piattaforme di streaming online.

«Il modello – spiega Franceschini – è quello che ha permesso di risollevare il cinema francese. Il sistema delle quote esisteva già ma non venivano applicate le sanzioni. Era prevedibile che le tv protestassero. Ma adesso dovranno rispettare i nuovi obblighi, soprattutto nel prime time, la fascia oraria più importante. Non se la possono cavare mandando un film italiano alle due di notte».

e aggiunge:

«Netflix avrà quote di programmazione e obblighi di investimento come le tv tradizionali. Stiamo lavorando su diverse ipotesi per costringere anche tutte le piattaforme online a valorizzare prodotti italiani, su home page, menu, banner. Sono rimasto allibito nel leggere che avremmo danneggiato la raccolta pubblicitaria o anche che cinema e fiction italiani non sono in grado di reggere la concorrenza. Il tax credit al cinema e l’ obbligo di trasmissione e di investimento servono appunto a migliorare la qualità».

Il modello a cui si affida Franceschini, però, differisce da quello francese su alcuni punti. In base alla normativa francese: tutti i tipi di servizi televisivi devono riservare, sul totale annuo di trasmissioni e repliche cinematografiche, almeno il 60% a film europei e il 40% a film francesi”. Sono previste quote più ridotte per il servizio televisivo di prima diffusione – che manda cioè un numero di “prime visioni” ridotto, contenuto tra 1 e 75 pellicole – con il 55% di film europei e il 35% di film francesi.

Quindi, in francia viene previsto che su 100 film trasmessi, 40 debbano essere francesi e 20 di altri stati europei. Sulla base delle affermazioni di Franceschini, dunque, in Italia, su 100 film trasmessi, dovrebbero esservi 24 film italiani e 36 degli altri stati europei.

Come si legge nel comunicato stampa relativo al decreto per il cinema italiano in tv, “Il nuovo impianto è mutuato dal sistema francese che, sin dagli anni Ottanta, rappresenta uno tra gli esempi più virtuosi in materia di promozione di opere europee e nazionali”.

Le quote previste sono il 60% di film europei a partire dal 2020 (moratoria nel 2018, e periodo transitorio successivo dove la soglia è fissata al 55%), di cui devono essere italiani la metà per la Rai e un terzo per le altre reti.

Quindi il cinema italiano avrà una quota inferiore in Italia rispetto al cinema francese in Francia. I film italiani saranno 30 su 100, contro i 40 su 100 d’Oltralpe.

Ma lo spettatore è veramente pronto a passare da “Breaking Bad” a “Un Posto Al Sole”?

Ora scusatemi, vado a riprendere il binge watching di Don Matteo.

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