Recensione Electric Wizard – Wizard Bloody Wizard

Gli Electric Wizard, puntuali come sempre, rispettano la loro tabella di marcia di un album ogni 2/3 anni. Stavolta però il risultato potrebbe far storcere il naso a molti.

Eh già, perchè Wizard Bloody Wizard, ultimo lavoro del quartetto di Dorset, segna un drastico cambio di pelle per il sound della band.
La melma di riverberi e distorsioni, partorita da capolavori come Dopethrone e Come my Fanatics..  viene ripulita e messa da parte.
Questo in favore di un rock psichedelico a tinte occulte, che in tutto e per tutto suona come quei Black Sabbath, tanto cari alla band di Jus Osborn.

Diciamola in maniera onesta: Se ti piacciono i Sabbath, quest’album è una bomba. Ma se ti piacciono i Wizard, ci rimani malissimo.

Il brano d’apertura, See You in Hell, suona al contempo bizzarro, ma familiare.
I riff in chiave blues mantengono comunque la cadenza e la pesantezza a cui il gruppo ci ha abituato, ma la voce solitamente paludosa di Osborn così pulita fa sorgere qualche dubbio.

E’ infatti con brani come Necromania e Wicked Caresses che comincia a salirti la delusione.
Le strutture compositive e i toni pischedelici dei due brani suonano come qualcosa a cui gli Electric Wizard si siano ispirati, piuttosto che a qualcosa composto dai Wizard stessi.

Fortunatamente con The Reaper ci ricordiamo che ancora stiamo ascoltando il gruppo di Jus Osborn, con distorsioni che cominciano finalmente a far grattare l’amplificatore.
Unica pecca, la durata di appena tre minuti che, per chi è abituato ai brani dei Wizard, equivalgono a una trentina di secondi.

Anche Hear the Sirens Scream, con la voce acida di Osborn e i suoi riff psichedelici riesce a farci sentire a casa, nonostante l’assenza di qualche riverbero in più che non avrebbe guastato.
Mourning of the Magicians è il brano di chiusura, un lunghissimo refrain di undici minuti basato quasi unicamente su una strofa, che purtroppo risulta estenuante già a metà brano.

In sintesi, Wizard Bloody Wizard acquisterebbe senso se fosse collocato come disco d’esordio della band, ma siamo al nono disco.
Al nono disco non te lo puoi permettere. Un clamoroso passo falso.

Sex, drugs, ma stavolta nothing sort of Filth.

 

Genere: Doom
Anno pubblicazione: 2017