The Place – Recensione del film di Paolo Genovese

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The Place – Recensione

Di recente, e sempre più spesso, il cinema italiano, pur dimostrandosi capace di produrre titoli di alta qualità, sembra stare perdendo una propria identità. Un numero sempre maggiore di registi, sia esordienti che affermati, sembra indirizzarsi verso uno stile cinematografico tipicamente hollywoodiano. L’influsso e la fascinazione esercitate dall’industria americana sul panorama culturale nostrano, ed europeo, sembra sempre più forte e profondo. 

E’ questo il caso di Paolo Genovese e del suo ultimo lavoro filmico, The Place. Cominciando dalla provenienza stessa del soggetto. La pellicola di Genovese è l’adattamento di una serie televisiva statunitense, The Boot at the End.

The Place – Recensione – Nel rifacimento italiano l’azione ruota attorno ad un locale denominato appunto “The Place”. Qui uno strano individuo, perennemente seduto allo stesso tavolo notte e giorno, riceve continue visite di sconosciuti. Sono persone, che per un motivo o per un altro, si trovano a vivere momenti drammatici della propria esistenza. Oppure, desiderano semplicemente qualcosa di frivolo o anche di essenziale per loro. L’uomo, interpretato da Valerio Mastandrea, è in grado di dare questo qualcosa che tutti cercano. Prima, però, dovranno essere disposti ad esaudire le sue richieste, per quanto assurde ed aberranti esse siano. Paolo Genovese trasporre cinematograficamente un prodotto che non sembra appartenere al contesto socio-culturale italiano.

La storia ed i personaggi sembrano essere fuori posto nel panorama del bel paese.

The Place – Recensione – Vicende, figure di uomini e donne che non si adattano ad una collocazione identitaria nazionale ed europea. Personaggi palesemente estrapolati da contesti narrativi differenti dal nostro. Gli stessi dialoghi interpretati dagli attori, si rivelano macchinosi e finemente elaborati. A tratti sembra mancare una qualsivoglia spontaneità e naturalezza, offrendo un’inevitabile perdita di autenticità. L’incompatibilità con l’identità ed autorialità italiana la si evince fin nell’uso della macchina da presa.

Le scelte registe e fotografiche, più di ogni altro aspetto del film, riflettono la volontà di voler creare un prodotto quanto più omogeneo e simile a quelli offerti ed esportati dall’industria hollywoodiana. E’ una regia estremamente ricercata ed elaborata. Genovese sembra scegliere con accuratezza ogni singola inquadratura, mancando in alcuni casi l’obiettivo. Alcune riprese sembrano casuali e inappropriate, come messe lì a caso. Il regista dimostra indubbiamente le sue doti e le sue capacità, confezionando tuttavia un’opera a tratti eccessiva. Un grosso esercizio di stile, fine a sé stesso. Privo di una qualsiasi intenzionalità espressiva e funzionale. La scelta della colonna sonora non fa altro che amplificare la possibilità di affermare quanto già detto.

The Place - Recensione

The Place – Recensione – Inoltre la storia appare vaga. Non si conosce né l’identità dell’uomo, né il perché delle sue azioni. Si potrebbero compiere numerose ipotesi al riguardo. Quella presa in esame in questa sede interpreta il racconto in chiave metaforica. Chi si reca dal misterioso personaggio che offre soluzioni, sono uomini e donne infelici, ognuno per un motivo diverso; ma sempre infelici. L’uomo seduto al tavolo, che annota sulla sua agenda ogni dettaglio interessante, offre loro una possibilità per uscire da questa condizione. Offre loro la felicità.

Vinicio Marchioni: “Mi hanno detto che lei aiuta la gente ad ottenere quello che vuole ” 
Valerio Mastandrea: “Diciamo che offro delle possibilità ” 

Un percorso che si rende possibile attraverso un’introspezione per prendere coscienza di sé. L’autocoscienza è il primo passo verso un risanamento interiore dunque. Che ognuno dei personaggi in un certo senso raggiunge, seppure con strade, modalità e fini diversi. Un cammino duro e difficile da seguire, sul quale il protagonista li indirizzerà. L‘opera, in questo senso, potrebbe essere letta come un’esortazione a compiere quel viaggio.

Il film tuttavia stupisce e si dimostra un prodotto di alta qualità. Una delle pellicole meglio realizzate ed interessanti, non solo del regista, ma anche degli ultimi anni. Ancora una volta, dopo il successo di Perfetti sconosciuti, Genovese si rivela essere uno dei campioni del cinema italiano.

The Place – Recensione – A stupire maggiormente sono le singole interpretazioni degli attori. Un cast che comprende volti noti ed affermati dello star system italiano. Attori ed interpretazioni che colpiscono nel profondo e, in più di un’occasione, commuovono. Genovese dimostra ora un’altra capacità, non in dote a tutti i registi. Quella di lavorare bene con i suoi attori, di riuscire a farli immergere catarticamente nei personaggi da loro interpretati.; riemergendo con una carica emotiva sorprendente. Una menzione speciale va ad Alessandro Borghi, il quale si rivela ancora una volta essere una delle grandi rivelazioni degli anni recenti. Il suo è forse il ruolo più difficile, ma riesce a gestirlo con piena padronanza attoriale.

The Place - Recensione

Genovese realizza una pellicola intensa, capace di emozionare e coinvolgere lo spettatore.

Un’opera che entusiasma e riesce a scavare nell’intimità dei personaggi e di chi prende visione dello spettacolo. Una sorta di spaccato di umanità, variegato. In cui prendono forma personaggi emblematici di ogni aspetto e condizione umana; simboli ontologici che si muovono sulla scena.

Non un film eccezionale, ma dalle grandi potenzialità. Una storia che mette a suo agio Genovese, lasciandogli esprimere liberamente le proprie capacità registiche e di sceneggiatore. Bravo nel raccontare la vicenda messa in scena, confermandola come una delle sue doti maggiori. Un’opera, che nella sua staticità, si dimostra piuttosto dinamica nel montaggio, nel cambiamento e nelle metamorfosi dei vari personaggi. Offrendo infine una retorica, apparentemente moralista, ma non da sottovalutare totalmente. Un messaggio che, se recepito, offre un conforto ed una possibilità.

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