I migliori 13 antieroi della storia del cinema

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Con l’avvento dei cinecomics non si fa altro che parlare di eroi e supereroi, personaggi senza macchia e senza paura, dalla morale integerrima. Ma che dire degli antieroi? Il cinema ha da sempre lasciato spazio a questa figura così affascinante e nel corso della storia sono venuti a crearsi diversi generi di antieroi: dall’uomo piccolo, modesto e pulito, apparentemente senza qualità, ma pronto a lottare per la difesa del suo stile di vita (Il laureato), a quello solitario e schivo, al perdente (Toro scatenato), fino a cambiare marcia, diventando non più il personaggio timido e in disparte, ma uno oscuro, negativo, simbolo del male e tuttavia dotato di un fascino tutto suo (Apocalypse Now). La dicotomia fra bene e male, il dilemma morale, e ancora il senso del vuoto, la perdita di sentimenti, o la totale mancanza di qualità sono le caratteristiche principali che contraddistinguono l’antieroe. Ecco dunque la nostra classifica dei migliori antieroi.

 

Lisbeth Salander: Millennium – Uomini che odiano le donne (2011)

“Dubiti di quello che ho detto? Dubiti di quello che dicono i rapporti che mi hanno seguita tutta la vita? Che cosa dicono? Se dovessi riassumere… Che sono pazza. No, tranquillo, annuisci, perché è vero. Io sono pazza.”

Nata dalla penna di Stieg Larsson, Lisbeth Salander, classe 1978, ha un passato di violenze e maltrattamenti che l’hanno portata ad avere un carattere asociale, complicato ed introverso, tanto da dover essere affidata ad un tutore. È una hacker ed una spia formidabile, collabora per un’agenzia privata ed è responsabile delle indagini su Mikael Blomkvist, giornalista della rivista Millennium, con il quale poi collaborerà alla risoluzione di un caso di scomparsa.

Nel film di David Fincher Lisbeth, interpretata da una magnifica Rooney Mara (per il qu ale ha ricevuto una nomination all’Oscar) ha ovviamente una personalità disturbata, tanto che si suppone possa soffrire della sindrome di Asperger. È fredda, si è macchiata di numerosi reati e violenze, ma possiede un suo codice morale che non lascia spazio per i compromessi. È convinta che quando un uomo maltratta una donna, questo meriti di morire o essere punito così da non poter replicare ancora i suoi crimini; in casi come questi il fine giustifica sempre i mezzi. Il ruolo che assume Lisbeth è quello della vendicatrice e malgrado le sue azioni siano oggettivamente sbagliate, non si può fare a meno di provare ammirazione per lei.

 

Narratore/Tyler Durden – Fight club (1999)

“Ti svegli all’aeroporto di Seattle, San Francisco, Los Angeles, all’aeroporto di Chicago, Dallas, di Baltimora, Pacifico, Montagne rocciose, Midwest, perdi un’ora guadagni un’ora. Questa è la tua vita è sta finendo un minuto alla volta.”

Basato sull’omonimo romanzo di Chuck Palahniuk e diretto da David Fincher. Il protagonista non ha nome, lavora nel ramo assicurativo, soffre di insonnia, vive nella pigrizia e nella depressione ed è dipendente dal consumismo. Trova conforto soltanto nei gruppi di sostegno per persone affette dal cancro e nel Fight Club, un circolo di persone che combattono fra di loro, organizzato da lui e Tyler Durden, un venditore di saponi conosciuto per caso che sembra essere il suo opposto, tutto ciò che il Narratore vorrebbe essere, affascinante, carismatico, mai passivo.

Il protagonista incarna il disagio dell’uomo moderno, che trova una salvezza ed un riconoscimento in una mascolinità sfrenata che sfocia verso un attacco alla stessa società che lo ha allevato. Il film, è cosparso di un umorismo truce rivolto contro il sistema, e la scissione del protagonista in quella che sarà la sua nemesi, Tyler Durden, è il mezzo che adopera per reprimere ogni sua angoscia e sentimento.

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