I 16 film con la miglior regia del 21° secolo secondo la Scimmia (in ordine di gradimento)

8 – La La Land, di Damien Chazelle (2016)

Se la pellicola ha fatto incetta di premi ed è stata considerata il miglior film dell’anno (anche se per pochi minuti) un motivo c’è. Saranno stati gli attori bravissimi o le musiche soavi, le scenografie coinvolgenti o la fotografia perfetta. Ma, sicuramente, merito del grande successo del film è dovuto anche e soprattutto a Damien Chazelle, che aggiudicandosi per La La Land l’Oscar alla regia è diventato il più giovane cineasta della storia a ricevere tale premio.

Il lavoro dietro la macchina da presa attuato da Chazelle è semplicemente fenomenale: oltre ad aver curato soggetto e sceneggiatura del film, egli è riuscito a sviluppare la sua idea attraverso una raffinata attenzione tecnica, creando delle immagini di una soleggiata Los Angeles semplicemente stupende, in sintonia con il mood della storia, il suo sviluppo e i suoi personaggi – dal finto piano sequenza iniziale passando dalla danza al planetario fino a raggiungere quell’onirico quanto malinconico finale. Chazelle è riuscito inoltre ad incastrare perfettamente l’elemento musicale all’interno del film, rendendolo mai banale, ridondante o eccessivo, ma anzi accattivante al punto giusto e in equilibrio con la trama e i suoi ritmi, facendo risultare incredibilmente memorabili tutti gli interventi melodici a cura dell’amico Hurwitz. Muovendo alla perfezione questi ingranaggi, e dirigendo le prove attoriali in maniera impeccabile (tanto da far ottenere due nomination agli Oscar ai suoi attori principali), Chazelle è riuscito a creare così un mondo unico di sogni e crude realtà, ricco di colori, citazioni e coreografie perfette, dove musica, ambizione e cinema convivono felicemente.

(a cura di Eduardo Bigazzi)

7 – La Grande Bellezza, di Paolo Sorrentino (2013)

La storia di Jep Gambardella (Toni Servillo) il giornalista sessantacinquenne che trascorre il tempo tra alta cultura e mondanità, la conosciamo tutti. Film discusso per la storia che racconta, criticato da molti ma amato da altrettanti è sicuramente un lavoro eccellente dal punto di vista registico riuscendo. La colonna sonora è un continuo susseguirsi tra musica sacra e profana, tra suoni antichi e canzoni ultra pop e serve come collante per le scene che apparentemente potrebbero sembrare fini a se stesse. I movimenti di macchina non sono mai lasciati al caso: sono sempre dinamici, ma studiati e creano una sensazione di vuoto necessaria alla comprensione del film. Il montaggio è ben fatto, elegante e mai eccessivo. La fotografia di Luca Bigazzi è una garanzia, ma ne “La Grande Bellezza” ha dato il meglio di sé. Le tonalità giallo ocra che ha usato sono riuscite a rendere l’idea di grandezza e piccolezza, di eternità e di morte di una città tanto vivace quanto spenta.

(a cura di Kiara Emanuele)