Twin Peaks 3: Recensione 03×09

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Dopo la settimana di pausa, utile per rielaborare le idee, arriviamo a metà stagione con la parte 9 del revival. La puntata ci rimette in carreggiata dopo averci fatto deragliare verso strade perdute con la precedente e già memorabile sequenza audio/visiva della mitologia della genesi del male a Twin Peaks e nel mondo, personificata da BOB. Si torna quindi “alla normalità” nel presente spazio temporale, nel quale vediamo ricollegarsi le varie storyline inserite nei primi episodi da David Lynch, ora finalmente riunite e dirette verso un unico obiettivo, l’agente speciale Dale Cooper. Parte 9 diffonde informazioni fondamentali per noi e per i suoi protagonisti, li rende consapevoli della presenza di un entità soprannaturale, di un qualcosa di apparentemente inspiegabile che seppur invisibile e intangibile è oramai senza ombra di dubbio percepibile da chiunque all’interno della storia.

Al centro di questa puntata è protagonista il defunto maggiore Garland Briggs (denominato sindaco dai pietosi sottotitoli di sky), che lascia ai posteri un messaggio segreto, tutto ciò in seguito ad una visione avuta dopo il contatto extraterrestre avvenuto nei boschi pochi giorni prima della sua scomparsa. Magicamente, come profetizzato dal maggiore, Hank, lo sceriffo Truman e il figlio redento Bobby vengono in possesso di un cilindro metallico con all’interno delle coordinate (forse uno dei portali per la loggia?) disegnate su una mappa decifrabile solo da quest’ultimo (nella quale tra le altre cose ritroviamo un piccolo disegno dell’inquietante figura che avevamo visto nella carta in possesso di Evil Cooper), oltre a un messaggio codificato dove compaiono le parole “Cooper Cooper”.

Nel frattempo Cole, Albert, Diane e Tammy vengono spediti a Buckhorn, Dakota del Sud, sulla scia di quello che sembra essere un caso Blue Rose grazie al ritrovamento del cadavere del maggiore. È lì che trovano William Hastings in prigione, accusato dell’omicidio della sua amante Ruth Davenport. Il dilaniato preside confessa che i due amanti stavano facendo ricerche su un posto che loro chiamavano “la Zona”, una dimensione che gli consentiva di entrare in contatto con il Maggior Briggs, che a sua volta diede loro il medesimo messaggio “Cooper Cooper” subendone poi le conseguenze a cui abbiamo assistito assieme alla bibliotecaria (quest’ultima le aveva segnate su una mano, che siano le coordinate memorizzate da Ray?).

Note importanti: Hastings rivela che, sotto richiesta dello stesso Briggs, si procurò le coordinate di un certo posto da una base militare segreta. Solo dopo averle consegnate al maggiore quest’ultimo, secondo i racconti del preside, inizia a fluttuare lasciandogli il messaggio, ma a causa di un evento inspiegabile appaiono degli uomini (abitanti della loggia?) che lo tormentano. Il seguito della storia lo conosciamo.

Curiosità; il blog esiste e ha una “data di inizio”, 1997, e potete trovare alcune coordinate nascoste nella parte inferiore della pagina (44 ° 30’44.8 “N 103 ° 49’14.6” W), vi riporteranno a un negozio di nostra conoscenza: http://thesearchforthezone.com/media/MVI_8465.mp4)

Potete raggiungere il blog da questo link: http://thesearchforthezone.com/#

Vediamo poi Evil Cooper ferito, ma ancora intero, ricongiungersi ai due scagnozzi come da programma. Viene introdotto il personaggio di Hutch (interpretato da Tim Roth) marito della bella e selvaggia Chantal (Jennifer Jason Leigh), i due vengono incaricati dal doppelman per uccidere 3 bersagli, tra cui il direttore della prigione da cui è evaso la notte precedente. Tra le altre cose lo vediamo chiamare Todd nel suo ufficio di Las Vegas minacciandolo di eseguire subito il lavoro per cui era stato incaricato. Per ultimo lo vediamo inviare un messaggio con scritto “intorno alla tavola la conversazione è vivace”, lo stesso messaggio che vediamo arrivare a Diane sul suo cellulare. Non è ben chiaro a questo punto se Diane sia sotto l’influenza di Evil Coop o se lei lo voglia intenzionalmente aiutare. Credo non vada nemmeno sottovalutata la sequenza nella quale vediamo Gordon fissare la segretaria chiedendole di fumare, e dicendole “ricordi quante volte fumavamo insieme tempo fa?”, il tutto affianco a Tammy visibilmente nervosa.

A Las Vegas, i fratelli Fusco scoprono che Dougie Jones non esisteva affatto prima del 1997 (anno di nascita del blog di Hasting e otto anni dopo la scomparsa dell’agente speciale Cooper), quindi con uno stratagemma riescono a prelevare le impronte a Dougie allo scopo di analizzarle (Finalmente). Riescono in seguito a catturare il killer “Ike the Spike” (dal cui braccio ingessato si sentono provenire strani gemiti). Dougie ancora in stato catatonico fissa impassibile la bandiera americana di fronte a lui, dalla quale distoglie lo sguardo catturato dai tacchi rossi di una donna che attraversa la stanza (che gli riportino alla mente Audrey?), per poi fissarsi su un presa elettrica, simbolo della sua rinascita.

Breve parentesi per gli altri personaggi a Twin Peaks, riguardanti soprattutto la famiglia Horne. Jerry ancora perso nei boschi, sempre fattissimo. Benjamin, assieme alla sensuale segretaria è ancora alla ricerca del ronzio proveniente dai muri nel suo ufficio. Il figlio Johnny (fratello di Audrey) lo vediamo invece schiantarsi contro il muro di casa, aprendo un buco nella parete e facendo cadere un quadro raffigurante la famosa cascata della cittadina.

Nel finale alla Roadhouse due tossiche parlano tra loro, una di queste ha una un enorme sfogo sul braccio sinistro. Titoli di coda ripetuti con il ritorno del trio Au Revoir Simone (sempre vestite allo stesso modo) dopo la prima comparsa nell’episodio 4, alimentando il sospetto che forse la serie si svolga in linee temporali diverse.

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