Ritratto di Famiglia con Tempesta – Recensione

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Ritratto di Famiglia con Tempesta” è un film drammatico del 2016 diretto da Hirokazu Kore’eda, che sarà disponibile nelle sale italiane a partire dal 25 maggio 2017. La pellicola è stata presentata nella categoria “Un Certain Regard” alla 69ª edizione del Festival di Cannes, e tratta un tema molto caro al regista giapponese: i legami familiari.

Non ho mai capito perché gli uomini non riescono ad amare il presente. O si affannano a rincorrere quello che hanno perso, o continuano a sognare l’impossibile.”

 Siamo nella Tokyo dei giorni nostri, Shinoda Ryota è un uomo di mezza età che non ha ancora trovato il suo posto nel mondo. Egli vinse, 15 anni prima, un premio letterario grazie al suo primo ed unico romanzo intitolato “La tavola deserta”; sembrava uno scrittore emergente e destinato a grandi cose, invece sia la sua carriera sia la sua vita sentimentale subiscono un brusco stop. Oggi Ryota lavora come investigatore privato per una piccola agenzia e ha divorziato dalla ormai ex moglie Kyoko, per cui prova ancora qualcosa. La cosa che più lo fa soffrire però, è poter vedere suo figlio Shingo, sua unica e vera ragione di vita, una sola volta al mese.

Il padre di Ryota, ormai anziano, muore; così lo scrittore decide di fare un salto a trovare sua madre, rimasta ormai sola. L’anziana e saggia donna, sembra essere l’unica persona a credere ancora in suo figlio che, invece, all’interno della famiglia viene considerato un piantagrane-fallito che è sempre alla ricerca di soldi. Ryota ha ereditato da suo padre un brutto vizio: quello del gioco, che lo porterà a sperperare la maggior parte dei suoi guadagni e a non riuscire a pagare gli alimenti all’ex moglie.


Madre: “Te lo ricordi questo mandarino? Non ha mai fatto né un fiore né un frutto; mi sembra assomigli a te.”

Ryota: “Sappi che anch’io servo a qualcosa. Io sono uno di quei talenti che sbocciano tardi.”


Nonostante qualche goffo tentativo, Ryota, ha il raro dono di buttare all’aria tutto quello che costruisce. In quei giorni però, su Tokyo, è previsto un violento tifone, il ventitreesimo dall’inizio dell’anno; questa piccola tempesta avrà il dono di organizzare una tanto insperata quanto forzata riunione, che farà tornare, anche se solo per una notte, Ryota, Kyoko e Shingo, una famiglia unita.


Shingo: “Che cosa volevi diventare da grande?”

Ryota: “Non ci sono ancora arrivato. Non importa se non ce l’ho ancora fatta, quello che conta, è vivere ogni giorno cercando di diventare chi voglio essere.”

Kore’eda confeziona un film molto intimo e si dimostra ancora una volta abilissimo nel “dipingere ritratti familiari” con estremo realismo e un tocco di ironia. Questa pellicola è un’ode all’istante, solo rifugio di un mondo dove niente è permanente, in particolar modo i rapporti umani. “Ritratto di Famiglia con Tempesta” è stato girato in luoghi molto “ordinari”; per l’esattezza sono i luoghi dove è nato e cresciuto il regista nipponico, che ha dichiarato che questo è il film con maggiori tratti autobiografici che abbia mai girato. La performance di Hiroshi Abe (Ryota) è fantastica che, con quell’aria da “cane bastonato” e con la sua grande espressività, sorregge sulle proprie spalle gran parte del film.

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