Stephen King e il cinema – parte II, dai ’90 al nuovo millennio: 13 film nati dal Re dell’horror

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Continua il nostro viaggio all’interno dell’Universo Kingiano e in particolare nel filone cinematografico -perché di filone a tutti gli effetti si può parlare- che esso ha generato. Non è nel 1990 che termina la nostra “avventura”, ma anzi va ancora avanti ai giorni nostri.

Nel 1992 si ha Il Tagliaerbe, tratto vagamente da La Falciatrice della raccolta A Volte Ritornano (1978), ma della storia originale ha ben poco. Se il racconto originale parlava, appunto, di una falciatrice malefica, il film, con interpreti Pierce Brosnan (007, Mamma Mia!) e Jeff Fahey, parla di esperimenti, realtà virtuali e telecinesi. Stephen King intentò addirittura una causa contro la produzione del film, in modo tale da venir rimosso dai crediti.

Nel 1993 è ancora George Romero a riprendere in mano un romanzo di King e questa volta è per La Metà Oscura. Qui il protagonista Thad Beaumont, ovvero Timothy Hutton (Gente comune, American Crime), cerca di eliminare George Stark, l’alter ego da lui creato che è tuttavia diventato una persona reale. Il film purtroppo non è stato curato dallo stesso Romero per quanto riguarda il montaggio poiché durante la produzione la Orion dichiarò fallimento e vietò al regista di mettere mano nella fase post-produzione. Dello stesso anno si ha la miniserie televisiva di The Tommyknockers – Le creature del buio e l’adattamento cinematografico di Cose Preziose, uno dei romanzi più amati dello scrittore.

Nel 1994 Frank Darabont (che di King sul grande schermo porterà ancora due romanzi, Il Miglio Verde e The Mist) dirige Le ali della libertà, che nel 1995 agli Oscar prese ben 7 Nomination. Il film parla di Andy Dufresne (Tim Robbins), vice-direttore di banca condannato a due ergastoli per omicidio ma che continua a proclamare la sua innocenza. In carcere, dopo le iniziali diffidenze, Andy si fa degli amici, in particolare Ellis Boyd Redding detto Red, interpretato da Morgan Freeman (A Spasso con Daisy, Million Dollar Baby, Invictus). Andy aiuterà i finanziamenti di guardie e direttore e si impegnerà per ampliare e migliorare la biblioteca del carcere.

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel primo articolo avevo parlato di Grano Rosso Sangue: vorrei aggiungere che nel ’92 era uscito Grano Rosso Sangue II: Sacrificio Finale e nel ’95 si ha addirittura Grano Rosso Sangue III, film che poco hanno a che fare con il racconto originale.

Nel 1995 escono due buoni film: il primo è The Mangler, tratto da Il compressore (A Volte Ritornano), e il secondo è L’Ultima Eclissi, tratto dal libro Dolores Claiborne. The Mangler parla di una macchina di una lavanderia industriale che sembra essere posseduta dal demonio e uccide e ferisce le persone che hanno a che fare con “lei”. Il film non è un capolavoro di per sé ma riesce a unire felicemente cinema e racconto. Gli interpreti sono Robert Englund (Freddy Krueger in Nightmare) e Ted Levine (Buffalo Bill ne Il Silenzio degli Innocenti).

Dolores Claiborne è un romanzo ottimamente scritto che spicca fra i tanti libri di King per la sua particolare storia, per la forte protagonista femminile che lo caratterizza, che parla in prima persona raccontando le sue vicende come in un monologo. Parla di una domestica che si ritrova improvvisamente indagata dalla polizia per la morte della sua datrice di lavoro, e da qui nasce un lungo racconto che la porterà svelare tantissimi dettagli della sua vita, del suo rapporto con il marito e con la morta. Mi permetto di dire che il libro è spettacolare, soprattutto per le analisi introspettive che King fa della protagonista, riuscendo così a entrare direttamente nella mente delle persone e a far identificare  moltissime donne in Dolores. Ho fatto questa premessa per dire che, proprio per questi motivi e per l’estrema bellezza del romanzo, il film poteva dare di più. L’ultima Eclissi di Taylor Hackford è comunque ottimo, anche grazie alle magistrali interpretazioni di Kathy Bates (Misery non deve morire) e Jennifer Jason Leigh (The Hateful Eight). Il film rispetto al libro risulta più incentrato sul rapporto combattivo madre – figlia, e forse anche per questo perde un po’ della sua forza. Risulta piatto, leggermente stringato, e sembra non andare a fondo nei personaggi come invece abilmente faceva il romanzo.

 

 

 

 

 

 

 

Nel 1997 si ha Shining, non il celebre film di S. Kubrick ma la miniserie TV creata proprio da Stephen King. Il film è stato diretto da Mick Garris, che di King aveva già curato L’ombra dello scorpione e girerà anche Riding the Bullet e Desperation. Il film rispetta fedelmente il romanzo originale e nacque proprio dall’insoddisfazione di King per il primo film. Venne girato proprio nell’hotel che ispirò originariamente lo scrittore. Qui la domanda sporge spontanea: c’è da chiedersi se egli preferisca un film riuscito e apprezzabile da tutti che si stacchi dalla sceneggiatura originale, oppure preferisca un film che rispetti il romanzo ma pecchi un po’ di più dal punto di vista cinematografico, vedi Shining del 1997. La risposta che credo si possa dare sia un misto fra le due; ad esempio ne Le Ali della Libertà o nel Miglio Verde esistono differenze fra libro e film, ma queste non vanno ad intaccare l’essenza del romanzo originale né tantomeno la vena creativa del regista e quindi la buona riuscita cinematografica.

L’allievo esce nel 1998 ed è diretto da Bryan Singer, interpretato da Brad Benfro (Sleepers) e Ian McKellen (Il Signore degli Anelli, X-Men), ed è tratto dal racconto Un ragazzo Sveglio della raccolta Stagioni Diverse (da cui sono stati tratti anche Stand By Me – Ricordo di un’estate e Le Ali della Libertà). Qui uno studente e un ex criminale nazista, che si nasconde sotto falsa identità negli USA, si incontrano. Il ragazzo scopre l’identità del vecchio e inizia a ricattarlo in cambio di racconti sul suo passato da nazista. Il ricatto si fa sempre più spinto finché il vecchio non è obbligato a ribellarsi.

 

 

 

 

 

 

 

 

Nell’anno successivo esce Il Miglio Verde, celebre film diretto ancora una volta da Frank Darabont, con Tom Hanks (Forrest Gump, Apollo 13Cast Away) e Michael Clarke Duncan (ArmageddonSin City). Il film è ambientato nel carcere di Cold Mountan e in particolare nel miglio verde, il braccio della prigione che conduce i condannati alla sedia elettrica. John Coffey, interpretato da Duncan, arriva al braccio della morte per aver ucciso due gemelline, e viene cosi destinato alla sedia elettrica. John sembra ritardato ma in realtà si scoprirà avere un animo buono e anche dei poteri guaritori. La storia che avviene fra le celle è una storia di amore, amicizia e bontà umana, che come al solito caratterizza le storie di King e andò a commuovere un pubblico immenso, tanto che il film incassò ben 4 nomination agli Oscar.

Con Anthony Hopkins (The Elephant Man, Il Silenzio degli Innocenti) e Anton Yelchin (Star Trek) nel 2001 si ha Cuori in Atlantide, che è tratto da Uomini Bassi in Soprabito Giallo, dall’omonima raccolta di racconti Cuori in Atlantide. Il film parla di Bobby e del suo rapporto strano e speciale con l’anziano Ted, che fugge sempre da degli uomini misteriosi. Da ricordare anche del 2003 L’acchiappasogni, dove quattro ragazzi, che da piccoli avevano salvato un bambino ritardato che gli aveva poi donato poteri telepatici, si ritrovano e devono affrontare un virus misterioso. Nel 2004 esce Riding the Bullet e nel 2006 Desperation.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1408 esce nel 2007 ed è interpretato da Samuel L. Jackson (The Hateful Eight, Pulp FictionKingsman) e John Cusack (Essere John Malkovich) sotto la regia di Mikael Hafstrom. John Cusack interpreta uno scrittore interessato al paranormale ed agli edifici infestati e trova pieno sfogo alle sue curiosità nella stanza 1408 del Dolphins Hotel di New York. Qui finalmente si assiste a un’ottima interpretazione di un racconto di King che, purtroppo, da troppi anni non avveniva. Il regista qui è in grado di tenere alto il lato psicologico dei personaggi che lo scrittore era riuscito saggiamente a trasporre nel racconto. Non il film migliore nato dalla penna di King ma comunque uno dei più apprezzabili.

 

 

 

 

 

 

Nello stesso anno ancora Frank Darabont riprende in mano un libro di King e ne trae un altro film: The Mist. Non ci si deve aspettare un film come Le ali della Libertà o Il Miglio Verde, ma l’horror che ne viene fuori è di certo un must per gli amanti del genere. Nella pellicola una cittadina del Maine viene assediata da una misteriosa nebbia che nasconde al suo interno delle creature mostruose che minacciano la vita della popolazione. Un gruppo di persone si nasconde all’interno del supermercato, ma le loro ossessioni e paure prevarranno sul buon senso. Un film che comunque lascia il segno, sia per l’interessante binomio horror – science fiction, sia per l’iniziale uso della tecnica al computer per disegnare i mostri, invece delle maschere visive.

Nel 2011 si ha Mucchio d’Ossa, una miniserie tv divisa in due puntate diretta ancora una volta da Mick Garris ed interpretata da Pierce Brosnan (007L’uomo nell’ombraMamma Mia!) a fianco di Anne Gish e Melissa George. Mike Noonan, scrittore rimasto improvvisamente vedovo, si ritira in una casa vicino al lago per ritrovare la vena creativa perduta. Dall’aldilà appare sua moglie che inizia a dargli conforto cercando di superare il lutto, ma cercando di avvisarlo riguardo ad altre oscure e crudeli presenze. Mick Garris qui riesce ad ottenere un lavoro migliore rispetto ai suoi precedenti adattamenti, ma tuttavia il film non trasmette lo stesso pathos e fortezza emozionale che il romanzo regalava.

L’ultimo film da ricordare credo è Lo sguardo di Satana – Carrie, film del 2013 diretto da Kimberly Peirce ed interpretato dalla giovane Chloe Grace Moretz (Hugo Cabret, La Quinta Onda) insieme a Julianne Moore (Magnolia, The HoursA Single Man). La trama ripercorre quella del film precedente (vedi primo articolo), poiché si tratta di un remake, ma non ne raggiunge la bellezza e la genuinità. Vista l’importanza del film precedente forse questo richiedeva una nuova visuale del romanzo originale, più adatta al nuovo millennio. il film invece non si discosta troppo e, nonostante sia un buon prodotto, non va ad approfondire la vera Carrie White, la ragazzina problematica e spaventata del libro. Se la Moretz, nonostante la sua bravura, fa fatica a confrontarsi con Sissi Spacek che aveva colto Carrie quasi nel segno, Julian Moore invece si adatta meglio al personaggio della madre rispetto a Piper Laurie, rendendolo molto più realistico.

2 Commenti

  1. Considero “Le Ali della Libertà” e “Il Miglio Verde” due “classici” imperdibili. Film come “L’Allievo” o “Dolores Claiborne” li ho trovati carini; miniserie assurde come “Shining” o “Desperation”, invece… ehm, diciamo che, personalmente, sento che avrei potuto farne benissimo a meno! Un fatto, però, resta ben saldo: i libri e i racconti del Maestro King andrebbero letti tutti, dal primo all’ultimo! 🙂

    • Assolutamente, i libri sono imperdibili dal primo all’ultimo.. tranne magari Cell e pochissimi altri. Certo, le miniserie erano evitabili, e poi ci sono i grandi capolavori che hai citato, che sono film spettacolari!!

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