Osserviamo i dettagli: i colori nel cinema

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Ultimamente vi sarà capitato di vedere in giro sul web una o più immagini che ritraggono il fotogramma di un film, con al di sotto quadratini colorati che riprendono le varie tonalità della scena. Si tratta della “colour palette”, ovvero i colori prevalenti di una singola scena, o di un intera pellicola.

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Chi ha visto più film di uno stesso regista non ha difficoltà a riconoscere il suo stile tra mille altre pellicole: che siano le inquadrature geometriche di Wes Anderson, i monologhi concitati di Woody Allen o le cruente scene di azione di Quentin Tarantino, saremmo capaci di riconoscere la loro impronta anche solo dai primi minuti.
Ma quanto in questo meccanismo contano i colori?
In realtà i colori definiscono il “mood” del film sin dai primi secondi. Ci aiutano a capire quando un colpo di scena sta per avvenire, fanno sì che un elemento ci colpisca più di un altro.
Capiamo dall’utilizzo dei colori chi è il buono, e chi il cattivo.

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In che modo quindi l’utilizzo di alcuni colori ci influenza nel farci piacere o meno una sequenza, o addirittura tutto il film? Riesumando la vecchia tabella dei colori, possiamo dire che ci sono colori opposti, complementari, e colori che invece si trovano gli uni vicino agli altri. Il loro accostamento può evocare diverse sensazioni: se accostiamo colori simili tra loro, il risultato che avremo sarà piacevole, gradevole da guardare. Se invece accostiamo colori complementari, il risultato sarà immediatamente distorto, più disturbante.

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Questa semplice tabella viene usata da molti registi per impostare in diversi modi la loro scena. Wes Anderson è uno dei registi che usa di più i colori che armonizzano gli uni con gli altri : in “Moonrise Kingdom” il giallo, il marrone, il verde sono piacevoli da vedere, richiamano elementi naturali e il mondo dell’infanzia. Il regista ha voluto dare un uniformità a tutto il film in questa maniera. Stesso discorso per “Grand Budapest Hotel”, che non a caso ha vinto l’Oscar per i migiori costumi: dal rosso al rosa al viola, i colori che dominano danno l’idea dell’armonia visiva.

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Con l’utilizzo invece delle luci rosse e viola, capiamo che qualcosa di oscuro accadrà a breve. Ci guidano nella celebre scena finale di 2001 Odissea nello spazio, o per tutta la durata del film “The Neon Demon”.
Kubrick infatti utilizza moltissimo questa simbologia, sfruttando nello specifico quella del colore rosso, che più colpisce lo spettatore: indimenticabili in questo caso alcuni frame di “Shining”.

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Invece il contrasto tra lo sfondo blu e i toni aranciati della pelle umana aiuta i registi per le scene più drammatiche, e non a caso è utilizzato molto per i primi piani.
Nella “vita di Adele” era ovviamente centrale il colore Blu, che è stato usato con le sue varie gradazioni ed intensità anche per indicare il cambiamento dell’amore di Adele verso Emma.

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Creare una palette di colori prevalenti per tutta la durata del film, può aiutare il regista anche a porre l’attenzione su un oggetto, o su uno stato d’animo, che sarà tanto più in evidenza quanto più il suo colore stonerà con gli altri,come nel caso della maniglia rossa della porta di Malcom in “Sesto Senso”

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Analizzare i colori e come segnano l’evoluzione della trama, può essere un altro elemento di valutazione di un film, ed è divertente riguardare certe scene e riconoscere quanto un colore ha potuto influenzarci nel giudizio.

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