85 anni fa nasceva François Truffaut – Top 10 dei suoi film migliori

3) Jules e Jim (Jules et Jim), 1962

 

“Jules e Jim è stato fatto in un periodo della mia vita in cui avevo costantemente paura di morire. Facevo tutto molto lentamente, terrorizzato, e mi dicevo che se avessi avuto un incidente gli addetti al montaggio non avrebbero saputo dove mettere le mani. Era un film talmente improvvisato che era molto difficile sapere in che ordine rimettere le cose. E’ stato sicuramente il montaggio più lungo di tutta la mia carriera.”

2) Effetto notte (La nuit americaine), 1973

 

“A dir la verità, ogni volta che giravo un film pensavo a quanto sarebbe stato interessante fare un film sul cinema, per la semplice ragione che in fase di lavorazione accadono sempre cose sbalorditive, buffe, curiose, interessanti, ma di cui il pubblico non godrà, perché avvengono al di fuori della macchina da presa. […] c’è qualcosa di meraviglioso nella pratica quotidiana di questo lavoro. Merita un film, perché questo mestiere, che è prestigioso nel suo insieme, nei dettagli è costantemente sorprendente.”

1) I quattrocento colpi (Les 400 coups), 1959

 

“Mi rendo conto, quattro anni dopo, che Les 400 coups è hitchcockiano. Perché? Perché dalla prima immagine all’ultima ci si identifica con il ragazzino. A suo tempo qualcuno ha elogiato un film idiota di Robert Montgomery, The Lady in the Lake (Una donna nel lago, 1946). Ma la cinepresa soggettiva è il contrario del cinema soggettivo: quando si sostituisce al personaggio, è impossibile identificarsi in lui. Si ha cinema soggettivo quando lo sguardo dell’attore incrocia quello dello spettatore. Perciò se il pubblico sente la necessità di identificarsi, si identificherà automaticamente con il viso di cui ha più spesso incontrato lo sguardo, con l’attore che è stato più spesso ripreso da vicino e di faccia. È ciò che è successo con Jean-Pierre Léaud. Facendo un documentario su di lui, io credevo di essere oggettivo, ma più lo filmavo di faccia, più lo rendevo presente, e più la gente si identificava in lui.

Era dunque un film totalmente naïf, fatto nell’ignoranza più totale di certe leggi del cinema; allo stesso tempo era inconsciamente scaltro, molto più di quello che ho fatto in seguito.”