Lion – recensione

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Il 22 dicembre 2016 nelle sale italiane usciva “Lion”, film di debutto per Garth Davis in cui figurano come attori protagonisti Dev Patel (Saroo), Rooney Mara (Lucy) e Nicole Kidman (Sue). La pellicola è ambientata tra India e Australia e racconta le vicende di Saroo, bambino smarritosi dal suo paese d’origine, alla continua ricerca di sua madre. Il film inizia a rilento giocando sui contrasti tra il modo di vivere l’esperienza del bambino e la realtà che lo circonda.
Per Saroo infatti il lavoro durissimo della madre e del fratello è poco più di un gioco, una sfida in cui lui può dimostrare d’essere veramente un bravo bambino. In un contesto di povertà in cui, per portare a casa un litro di latte, è costretto a rubare e correre per miglia e miglia con i sacchi di carbone sulla schiena il ragazzino è puro, innocente e ancora immacolato dalla durezza della vita che gli ruota attorno: per lui l’unica cosa che conta è la lionfamiglia. E’ in questo contesto in cui avviene il fatto centrale: Saroo si perde, il treno corre lontano e si susseguono scene di esasperante solitudine, in cui il bambino ha il solo obiettivo di trovare sua madre, grida il suo dolore, ma la risposta va sempre a scontrarsi sul nulla di un vagone vuoto o di una folla di uomini indaffarati. Qui sta il nocciolo del racconto, il centro di gravità attorno al quale ruotano tutte le scene successive: l’ombra della perdita di una famiglia, della casa, non verrà dissipata nemmeno dalla nuova famiglia in Tasmania dove Sue (Nicole Kidman) e John (David Wenham) saranno, assieme all’amore per Lucy, le basi del precario equilibrio di Saroo.

Il film, come già detto, parte a rilento costruendo pian piano la storia e introducendoci nel mondo dell’India rurale e di periferia. Molto abile il regista a raccontarci pezzi d’India puramente con l’immagine, senza bisogno di una storia o di un dialogo che spieghi ciò che lui vuol raccontare: emblematica la scena nel sottopassaggio della stazione oppure le inquadrature del ponte in notturna con il bambino esanime ed il cane randagio alla ricerca di cibo. Un plauso va fatto anche alla scelta delle location: la Tasmania, così come l’India stessa, offre paesaggi spettacolari che ci vengono proposti e confezionati in maniera ottima senza esagerare con i fermoimmagine, ma in maniera dinamica e fresca. Con la crescita di Saroo cresce anche il film stesso: si ha un addensarsi di avvenimenti in pochi minuti, un’accelerazione drastica, forse eccessiva, che lascia spaesato lo spettatore, ma che da nuova vita e ritmo allo svolgersi dell’azione.
In un film che ci presenta il concetto di famiglia sotto le sue varie sfaccettature ponendo il fuoco sulla fratellanza ed i rapporti madre-figlio e che trova nella famiglia stessa il
motore principale della psicologia del protagonista è magistrale l’interpretazione di Nicole Kidman: madre convincente e sinceramente innamorata del figlio con una pulizia dei gesti ed un’espressività degna di nota in un ruolo per niente semplice e dalle mille sfaccettature.Lion - Nicole Kidman

In conclusione Lion è un’opera perfettamente riuscita nel suo intento: quello di essere una denuncia della situazione vissuta da decine di migliaia di bambini che ogni anno spariscono in India. Riesce ad esserlo in maniera efficace e brillante con tutti i vincoli che una sceneggiatura tratta da una storia vera può avere e, nonostante la partenza a rilento per quanto riguarda il ritmo di narrazione, sa essere godibile e piacevole per tutta la sua durata grazie all’uso ottimale della fotografia.
Un film da vedere assolutamente con cuore e mente aperta per esplorare una realtà lontanissima, ma che dovrebbe esser vicina alla coscienza di ognuno.

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