Home Cinema Kubrick e Beethoven, un matrimonio celebrato all’Inferno.

Kubrick e Beethoven, un matrimonio celebrato all’Inferno.

Stanely Kubrick è ormai universalmente (e giustamente) riconosciuto come uno dei cineasti più influenti del XX secolo. Si è già parlato tanto della sua fredda genialità, della sua meticolosità quasi ossessiva per i dettagli e della portata innovativa del suo cinema. Ma c’è un aspetto della sua arte che viene spesso trascurato. E non ci stiamo riferendo a un qualche film o personaggio in particolare della sua filmografia, ma della componente musicale delle sue opere.

Per Kubrick infatti, la musica non è solo un background

Al contrario, ha tutti i lineamenti di un vero e proprio personaggio complesso, che interpreta un certo ruolo, che influenza gli altri personaggi, che altera le nostre percezioni. E il ruolo della musica, in particolare in Arancia Meccanica, rivela molto della peculiare natura del pensiero politico e morale di Kubrick. Durante la visione sappiamo esattamente come si sente Alex, legato su quella sedia, durante il trattamento del governo, perché nella prima parte del film siamo stati sottoposti allo stesso trattamento.

Abbiamo assistito agli atti di violenza gratuita di Alex e dei suoi Drughi con musica classica in sottofondo, ed ora proviamo inevitabilmente empatia nei suoi confronti. Le sequenze usate dal governo come lavaggio del cervello sono accompagnate dalla Nona Sinfonia di Beethoven, la composizione preferita del protagonista. Al termine del condizionamento, il suo senso di nausea e malessere sarà associato non solo all’idea di violenza, ma anche al suono di quella musica.

La verità è che Kubrick ha volutamente sottoposto gli spettatori allo stesso esperimento nel corso del film. Alcune allusioni musicali sono solo scherzose, come il campanello della vittima di Alex che riprende il tema della Quinta di Beethoven. Tuttavia l’associazione di Beethoven con la violenza è inesorabile e per certi versi ossimorica. La nona sinfonia infatti, tradizionalmente considerata una celebrazione estatica di fratellanza, è inestricabilmente legata, nell’immaginario dello spettatore, al sadismo e alla sequenza dello stupro.

La musica quindi in A Clockwork Orange, così come in diversi altri film di Kubrick, non ha un ruolo marginale bensì centrale. Ed è proprio questa complessità, che lascia spazio a più chiavi interpretative, a rappresentare la massima espressione del genio di Kubrick ed a rendere A Clockwork Orange un capolavoro immortale.

Luca Valentinihttp://lascimmiapensa.com
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