Mad Max Fury Road : Black and Chrome Edition – Recensione

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“Il mio nome è Max, il mio mondo è fuoco e sangue. Un tempo ero un poliziotto, un guerriero di strada in cerca di una giusta causa. Mentre il mondo crollava, ognuno di noi a modo suo era a pezzi. Difficile capire chi fosse più folle: io o gli altri.”

 

Recentemente arrivata nelle sale, questa nuova edizione di Mad Max è in realtà ciò che George Miller aveva in mente sin dall’inizio; ovvero far uscire il film interamente in bianco e nero.
La produzione aveva però imposto che il film uscisse a colori. Il film originale aveva una palette di colori basata sull’arancione e sul blu/azzurro, il contrasto principale era dato appunto dal cielo e dal deserto.

Prima di parlarvi della nuova effettiva versione del film vorrei fare una precisazione, dato che in molti non sembrano aver capito realmente di cosa si tratti: Il film non è stato semplicemente desaturato e ridistrubiuto in blu-ray, bensì ogni scena è stata rivista cromaticamente, alterando ogni tipo di valore e rendendola differente dall’originale. Inoltre non ci sono scene aggiuntive.
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Sapendo ciò, vedendo la Black and Chrome Edition avrete un feeling estremamente diverso rispetto che con l’originale. L’ambientazione non è più la protagonista, anzi passa in secondo piano. La fanno da padrona invece i tagli di luce, le ombre e i forti contrasti. Sebbene l’ambientazione passi in secondo piano, i campi totali, medi, lunghi e lunghissimi rimangono di forte impatto.

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Il deserto e lo sfondo sono praticamente uniti, mettendo in risalto tutto ciò che si trova a schermo. La composizione e i costumi sembrano studiati appositamente per il bianco e nero.

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Tutto ciò conferisce un’aria molto più cupa e greve, mettendo in risalto l’umore dei personaggi e la desolazione dell’ambiente.
Decisamente Miller ha avuto un’idea azzeccata e la ha trasposta in una maniera impeccabile, probabilmente migliore della versione a colori.

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“Dove dobbiamo andare, noi che vaghiamo in questa terra devastata, in cerca di una versione migliore di noi stessi?”

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