Hiroshima e “mokusatsu”: l’errore di traduzione che ha causato l’attacco nucleare

Hiroshima
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Una delle più grandi tragedie della storia, il bombardamento di Hiroshima e Nagasaki, si sarebbe potuta evitare. Non è successo, pare, a causa di un semplice errore di traduzione di un termine giapponese: vi raccontiamo tutto qui

Mokusatsu: forse non lo sapevate, ma questo termine giapponese decise, nel 1945, del bombardamento atomico su Hiroshima e Nagasaki. E la cosa eclatante da sapere è che potrebbe essere stato male tradotto, o male interpretato. In altre parole, la guerra sarebbe potuta finire evitando l’esplosione dei due ordigni nucleari.

Il 16 luglio 1945 Robert Oppenheimer e il suo team testavano la prima esplosione atomica a Los Alamos, e il giorno dopo gli alleati iniziavano la Conferenza di Potsdam, alla fine della quale si decise di chiedere ai giapponesi una resa definitiva, dato anche che la Germania era ormai sconfitta e Hitler si era suicidato settimane prima.

L’ultimatum chiedeva la resa immediata del Giappone e venne consegnato al primo ministro, Kantaro Suzuki, promettendo che qualunque risposta negativa avrebbe comportato una reazione di “veloce e assoluta distruzione”. Questo naturalmente veniva detto, da parte americana, ormai ben conoscendo le potenzialità letali del lavoro di Oppenheimer.

La risposta del primo ministro giapponese, affidata alla stampa, fu non esattamente negativa ma più una sorta di “no comment”, temporaneo almeno. E venne riassunta nel termine “mokusatsu”, un termine che può essere interpretato in vari modi ma fondamentalmente vuol dire “silenzio”.

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