Chicken Park: l’apoteosi del trash italiano secondo Jerry Calà

Il cinema comico italiano, soprattutto negli anni 90, ha sfornato vari prodotti trash che spesso, ma forse è meglio così, sono andati dimenticati. Oggi parliamo di uno dei più famosi ovvero Chicken Park.

Chicken Park
Chicken Park
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Più volte ci è capitato di parlare di film, serie tv, o programmi che possono essere considerati trash. Talvolta ci troviamo di fronte a prodotti che mostrano un trash piacevole e divertente, talvolta ad altri di pessimo gusto. Quando parliamo di Chicken Park, film del 1994 per la regia di Jerry Calà, eleviamo il discorso ad un livello superiore.

Chicken Park è sicuramente un brutto film e questo dato non può essere messo in discussione. Sicuramente, però, parliamo di un film che non si limita a questo ed è talmente folle anche solo nell’idea che ci sta dietro da fare quasi giro, magari non fino a diventare un capolavoro, ma perlomeno da diventare un film da guardare almeno una volta.

Se siete amanti dei film comici o dei film parodistici, comunque non lo apprezzerete perché Chicken Park dà una chiara dimostrazione di come non far ridere parodiando altre opere. Nonostante ciò, rimane un film che dal momento in cui si viene a conoscenza della trama e dell’interprete principale, diventa impossibile non recuperare.

Chicken Park e la sua trama non trama

Chicken Park non ha una vera e propria trama. Per essere precisi, il film nasce come una parodia di Jurassic Park, film iconico per una generazione di bambini prima e di adulti poi, ma con dei polli geneticamente modificati al posto dei vari dinosauri. Considerando alcuni film parodia di successo, questa trama potrebbe anche avere un senso, ma è troppo lontana dalle tipiche produzioni comiche italiane.

Presa seriamente, quindi, non convince neanche per un minuto. Anche se presa non seriamente, il problema della trama di Chicken Park è anche quello di essere molto lontana dall’opera originale. I riferimenti netti a Jurassic Park, se non per l’ambientazione e l’idea di fondo, sono quasi inesistenti per la prima metà del film e compaiono solo nella seconda.

La prima parte è invece una semplice accozzaglia di citazioni ma è bene approfondire il discorso.

Chicken Park
Chicken Park – Parodia

Un tutorial su come non si fanno le citazioni

Come detto, la prima metà del film, che vede la presentazione del protagonista e il suo viaggio verso il luogo in cui il Chicken Park si trova, è solo un raffazzonato tentativo di citare alcune, ma veramente tante, tra le opere cinematografiche più amate e di successo di quegli anni.

Il vero problema è che queste citazioni non sono realizzate in maniera corretta e quindi non risultano piacevoli per lo spettatore. Una citazione deve essere ben inserita nella sceneggiatura o nella scenografia risultando quindi naturale e non forzata, e soprattutto deve richiamare emozioni o sensazioni nella mente dello spettatore che guarda il film.

In Chicken Park, invece, questo non avviene mai. Per più di mezz’ora, in punti completamente casuali e senza una logica dietro, o vengono menzionate identiche frasi di film più famosi, o vengono inseriti oggetti o riferimenti fisici ad essi, tutto condito da una serie di gag che, neanche a dirlo, non fanno mai ridere.