Quando Scarlett Johansson chiese a Severgnini di sedersi vicini

Sulle pagine de Il Corriere della Sera, Beppe Severgnini ha raccontato di quando Scarlett Johansson gli chiese di sedersi vicino a lei a cena

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Credits: Wikipedia/ Cristian Strina
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Beppe Severgnini è uno dei giornalisti più celebri del nostro paese. Vicedirettore de Il Corriere della Sera ha recentemente raccontato sulle pagine del celebre sito di un incontro fugace avuto a Parigi una decina di anni fa con Scarlett Johansson che doveva intervistare per il Settimanale 7. Il giornalista ha ricordato con affetto questo aneddoto perchè fu quando l’attrice di Lost in Translation gli chiese di sedersi vicini a cena.

 I colleghi entravano nella stanza dell’attrice e uscivano poco dopo, quasi mai entusiasti. C’era anche un’italiana che conoscevo – scrive Severgnini. Mi ha visto e ha detto: “Buona fortuna. Simpatica come una cicca nei capelli, la ragazza”. “Cicca”, in Lombardia, vuol dire gomma, chewing-gum. Quindi avete capito: non simpaticissima, la giovane Johansson, secondo la collega. Quand’è arrivato il mio turno, a metà pomeriggio, non ero emozionato — un giornalista non lo ammetterà mai. Diciamo, contento.

Sapevo che avremmo avuto tempo. Ero preparato, conoscevo i suoi film. Non solo Lost in Translation. Scarlett Johansson sembrava un’attrice versatile e convincente. E una giovane donna affascinante, certo. Un fascino che non riuscivo a spiegarmi del tutto. Mi ero preparato leggendo ritratti e interviste: quelle dei colleghi maschi erano spesso imbarazzanti. Le domande erano del genere: “Lei è divina, o solo meravigliosa?”. Mi sono ripromesso di mantenere un contegno. Finché non sono entrato

Scarlett era più piccola di quanto immaginassi. Uno e sessanta scarso. Stava seduta sul divano, le scarpe sul tappeto, le gambe raccolte sotto la gonna a fiori. Le ho chiesto, come prima cosa: “Possiamo metterci vicino alla finestra? Il mio iPhone è scarico, e mi serve per registrare l’intervista. Ho bisogno di una presa di corrente, e c’è solo lì”. Mi ha guardato e ho capito, con la rassegnazione degli imputati e degli innamorati, che il destino del nostro incontro si sarebbe deciso nei successivi dieci secondi. Ne sono bastati cinque. Ha sorriso, si è alzata, si è spostata. “Cosa faremmo senza i vecchi, buoni iPhone?”, ha scherzato

 A cena, nelle cantine dell’azienda, mi ha chiesto di sedermi accanto a lei. Ho ringraziato mentalmente il Corriere della Sera. Era un duro lavoro, ma qualcuno doveva pur farlo. Salutandola, le ho chiesto: “Cosa le ha sussurrato Bill Murray, alla fine di Lost in Translation?” Si è avvicinata e me l’ha detto. “Ma non lo racconti in giro!”, ha concluso ridendo. Scarlett, tranquilla: sarò una mummia. L’età, ormai, è quella

Qualche mese dopo la pubblicazione dell’intervista, nella primavera 2011, ricevo una telefonata dall’agenzia di Scarlett Johansson. “C’è un grosso evento a Shanghai. Scarlett ha la possibilità di invitare due giornalisti, un americano e un europeo. E ha fatto il suo nome. Ha un bel ricordo del vostro incontro”. Deglutisco, rispondo. “Anch’io ho un bel ricordo: insieme a quella con Bruce Springsteen, l’intervista più bella della mia carriera. Ma dovete sapere che, tra qualche mese, festeggio le nozze d’argento. E dove abbiamo prenotato il viaggio dell’anniversario? A Shanghai. Se lo annullo, per andare nella stessa città con Scarlett Johansson, anche il mio solidissimo matrimonio potrebbe vacillare”. L’agente ride, rido anch’io

Una storia incredibile.

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