The Gunk recensione: un viaggio nell’ignoto su Xbox Series X

La recensione di The Gunk, action - adventure sviluppato da Image & Form. Un buon titolo che non riesce a sfruttare tutto il suo potenziale.

The Gunk recensione
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Le feste natalizie sono un periodo particolare in cui l’amante di videogiochi può scegliere se prendersi una pausa dal suo medium preferito oppure giocare senza sosta tra una mangiata e un’altra. Il 16 dicembre, proprio a ridosso del Natale, è arrivato su Pc, Xbox e sul catalogo Game Pass, The Gunk, action – adventure di cui ci siamo abbuffati tra la Vigilia e il 25 Dicembre. Il titolo è sviluppato da Image & Form, software house che ha ottenuto un grande successo grazie alla serie in due dimensioni SteamWorld. Il team svedese prova il grande salto dal 2D al 3D e il rischio, in questi casi, è quello di fare il passo più lungo della gamba. Per capire se gli sviluppatori hanno fatto centro, tuffiamoci in questa recensione di The Gunk.

Un meraviglioso pianeta melmoso

The Gunk ci vedrà impersonare i panni di Rani, esploratrice spaziale che insieme alla sua amica e collega Beck, atterrano su un pianeta ignoto tanto meraviglioso quanto oscuro. Ben presto infatti scopriranno che questo è invaso da una misteriosa melma, il Gunk, che sembra soffocare ogni forma di vita presente. Rani, armata di un poderoso braccio meccanico che permette di risucchiare questa oscura materia e tutte le risorse utili presenti sul pianeta, inizierà un viaggio in cui verremo anche a conoscenza di un’antica razza aliena che popolava questo mondo prima dell’arrivo del Gunk.

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Potremmo riassumere la narrativa del titolo così come il suo gameplay che vedremo tra poco, con un’unica parola: linearità. Il racconto seguirà rigidi binari fin dalle primissime battute e lascerà poco spazio all’effetto sorpresa o a colpi di scena, non uscendo mai fuori dagli schemi.

C’è però un aspetto che dobbiamo necessariamente sottolineare e cioè l’interazione fra le due protagoniste. Rani e Beck sono molto differenti tra loro ed è interessante notare come il rapporto fra le due evolva con il proseguo del gioco. Rani si rivelerà ben presto il vero e proprio motore della narrazione, entusiasta della vita, imprudente all’inverosimile e pronta a tutto pur di scoprire le reali bellezze del pianeta. L’altra esploratrice è invece esattamente l’opposto. Cinica, razionale e capace di vedere sempre e solo il bicchiere mezzo vuoto. Beck cercherà spesso di frenare Rani nelle sue follie esplorative e questa alchimia dona freschezza a una storia che azzarda poco nonostante il notevole background.

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Un lungo corridoio esplorativo

Sul fronte del gameplay, The Gunk si presenta come un action – adventure in terza persona fortemente incentrato sull’esplorazione. Il nostro compito sarà quello di farci strada in una mappa di gioco completamente invasa dal Gunk. Ogni volta che avremo prosciugato una zona grazie al nostro braccio meccanico, ecco che libereremo tutta la vegetazione che fino a quel momento era strozzata dalla melma. Sbloccheremo così un comparto artistico favoloso capace di creare un mondo di gioco colorato, vivace, un’autentica gioia per gli occhi. Le funzioni del nostro braccio meccanico non si limiteranno però al semplice prosciugamento di questo villain ambientale.

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Potremo afferrare alcuni oggetti di gioco oppure scannerizzare diverse piante e altre forme di vita del pianeta. In questo modo, accumuleremo esperienza che ci permetterà di sbloccare potenziamenti per la nostra “arma”. Tali upgrade, potranno essere installati solo raccogliendo, sempre attraverso il nostro braccio, il giusto numero di materiali, come minerali, fibre e tanto altro ancora. Il feeling con il braccio meccanico è ottimo e la sensazione di utilizzare un’aspirapolvere altamente tecnologica ci ha invaso fin dal primo istante di gioco.

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L’esplorazione sembrerebbe perciò avere un ruolo fondamentale per potenziare Rani. Peccato però che essa risulterà, come accennato in precedenza, estremamente lineare. Un lungo corridoio che talvolta rivelerà alcune aree segrete dove potremo racimolare risorse aggiuntive per poi tornare sui nostri passi. Perdersi nel tragitto sarà praticamente impossibile, nonostante la mancanza di una mappa di gioco. Tale assenza però aiuta, anche se in piccola parte, a rafforzare i concetti di scoperta e smarrimento fondamentali in un titolo che dovrebbe puntare fortemente sull’ignoto.

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Platform, puzzle e combattimenti

Il gameplay di The Gunk non si limita però alla sola fase esplorativa. Ecco che a ravvivare la formula di gioco ci saranno numerose fasi platform e diversi enigmi ambientali. Le prime risultano piacevoli, non particolarmente elaborate, ma capaci comunque di vivacizzare un gameplay che altrimenti diventerebbe molto presto monotono. Gli enigmi ambientali invece arricchiscono il platform, ma non si evolvono nel tempo. Essi rimarranno sempre gli stessi, salvo qualche piccola variazione, e sarà difficile rimanere bloccati in un puzzle per più di una manciata di secondi.

Il combat system infine, è probabilmente il vero punto dolente della produzione. Estremamente semplicistico e poco vario, se consideriamo anche la carenza nel numero dei mostri, non aggiunge nulla a un’esperienza che, nonostante le problematiche, è riuscita comunque a intrattenerci per le quattro ore necessarie a completarla.

Conclusioni

The Gunk fa il suo discreto lavoro e rapisce il giocatore grazie al suo comparto artistico, alla relazione tra Rani e Beck e al braccio meccanico che funziona all’interno della formula ludica del titolo. Purtroppo però spreca quello che dovrebbe essere il suo punto di forza principale, il mondo di gioco. Un level design più complesso e mappe più articolate – alcune buone idee non mancano e questo ci ha addolorati ancora di più – avrebbero sicuramente messo in ombra i limiti del combat system e dei puzzle ambientali. Ad ogni modo, parliamo di un buon lavoro per Image & Form che speriamo possa fare tesoro di quest’esperienza per regalarci una nuova IP ancora migliore.

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