The Matrix Awakens | L’esperienza next-gen firmata Unreal Engine 5

Matrix Awakens
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Su eventi come gli Oscar o i The Game Awards, nascono ovunque spunti per serate di gruppo decisamente al limite. Seduti comodamente sulla poltrona di casa, gli avventori del web propongono le challenge del Drink If, ovvero butta-giù-uno-shot se succede, solitamente, la cosa più prevedibile. Butta-giù-uno-shot, ad esempio, se Phil Spencer afferma che Xbox Series X è la console più potente di sempre, oppure trangugialo se viene presentato un nuovo personaggio per Super Smash Bros Ultimate.

Li vediamo davanti a noi, quegli allegri e ormai alticci compagni. Amici di una vita cresciuti a pane e Commodore 64, che goliardano e gongolano tifando il proprio gioco del cuore. Qualcuno ingiuria il calendario per l’assenza di Forza Horizon 5 tra i candidati e qualcun altro inizia a pensare che, in fondo, Lady Dumitrescu non era così male. E intanto la lista degli shot si fa sempre più short, e il tasso alcolico sempre più alto. Restano poche possibilità di ingollare l’ennesimo gin, e qualcuno sospira con sollievo, rimpiangendo la malsana idea. Qualche previsione mancata, e qualcuna decisamente improbabile, fanno ormai dimenticare la bottiglia e centrano l’attenzione sui succosi annunci della serata.

Ma all’improvviso succede l’imponderabile. Qualcuno spera che il tempo si sia fermato all’E3 2019, e che finalmente si stia risvegliando dall’incubo di questi ultimi due anni. Qualcun altro teme solo che il fondo della bottiglia questa sera sia stato scavato e raschiato. I più spaventati tremano all’idea di un DLC di Cyberpunk 2077. Nell’incredulità generale, sul palco è comparso, per l’ennesima volta, Keanu Reeves, e l’ultimo shottino ci accompagna definitivamente nelle profondità della tana del bianconiglio.

The Matrix Awakens: Keanu Reeves testimonial della next-gen

Lo attendevamo, ce lo aspettavamo, ma in fondo ci coglie sempre di sorpresa vedere Johnny Silverhand comparire in qualche evento videoludico. Come dicevamo però non è lì per parlarci di nuovo della distopia firmata CD Projekt Red, e la maschera del cavaliere di Night City cade per lasciare spazio a quella con cui tutti identifichiamo indissolubilmente Keanu Reeves. Così Neo e Trinity ci accompagnano alla scoperta di The Matrix Awakens, la prima tech-demo disponibile in Unreal Engine 5.

Primo cortocircuito. Keanue Reeves è diventato, più o meno suo malgrado, uno dei volti iconici dell’industria videoludica. Dall’E3 2019 passando dalle ultime due edizioni dei The Game Awards, l’attore si è prestato ad essere davvero una certezza su cui scommettere un bicchiere di troppo: la sua presenza è una garanzia ormai. Non dimentichi però di quale sia il suo ruolo di definizione, lo vediamo sul palco nei panni dell’Eletto, e il cerchio si chiude.

Affidare a The Matrix Awakens il difficile ruolo di presentare a tutti gli effetti la potenza della next-gen è una trovata geniale dal punto di vista del branding di una figura come quella di Keanu Reeves. Attore e icona trasversale, annuncia a tutto il mondo cosa possiamo aspettarci nel futuro del medium videoludico. Scendendo ancora più a fondo però, possiamo apprezzare The Matrix Awakens come parte di quell’universo, oggi nuovamente in espansione con Resurrections, partorito dalla mente delle sorelle Wachowski.

The Matrix Awakens, così (un)real

Da un punto di vista puramente videoludico, The Matrix Awakens si articola in due quadri. Il primo, introduttivo, è un inseguimento scriptato, in cui possiamo apprezzare la potenza di fuoco del motore grafico di Epic Games nella bellezza dello scenario e nella verosimiglianza della fisica delle esplosioni. Il secondo è un free roaming con poca possibilità di interazione, dove però possiamo mettere alla prova il Matrix, mettendone a nudo alcuni dettagli tecnici o esplorandolo nei suoi meandri.

Lumen, Rule Processor e Mass Framework sono solo alcuni degli algoritmi che danno vita a questa complessa simulazione, rendendola così credibile e viva da spingerci alla fatidica domanda che è il nucleo di Matrix. Cosa sia reale e cosa non lo sia: insomma, è il momento di svegliarsi. E da qui il secondo, ovvio, cortocircuito.

The Matrix Awakens

Più di vent’anni fa Matrix aveva spinto il dubbio cartesiano sulla realtà fino alle sue estreme conseguenze, rovesciando la realtà del reale in una realtà simulata dall’intelligenza artificiale. L’esperienza offerta da The Matrix Awakens quasi trasforma l’emblematica distopia in un’inquietante profezia ormai avveratasi. Il livello di dettaglio che è possibile raggiungere con il nuovo motore grafico fa tremare lo standard videoludico, promettendo open world come mai prima veri.

La perfetta fisica di gioco, la gestione nativa dell’illuminazione, la generazione procedurale di oggetti e persone rendono The Matrix Awakens quasi incredibile. Il fatto che non sia molto di più di una tech-demo lascia intendere che questa sarà la generazione definitiva dei videogiochi, in cui si valicherà quel confine, quanto mai sottile, tra il reale e l’irreale.

Vedere il futuro, vendere il futuro

Un confine ormai sottile quanto il passo di Keanu Reeves che sale sull’ennesimo palcoscenico di un evento videoludico. Ma dopo aver visto il futuro, con larghissimo anticipo, è il momento di venderlo. E mentre proprio Neo e Trinity, durante The Matrix Awakens, ci accompagnano alla riscoperta del Matrix, ci aspettano al cinema con Resurrections. Certamente l’uscita di un quarto capitolo in appendice ad una storica trilogia non era uno di quegli ovvi eventi da inserire in una Drink If.

E in effetti siamo sobrissimi, così sobri da renderci conto che The Matrix Awakens è una manovra di marketing squisito, che ci fa poggiare il joystick per andare di corsa al cinema. La sensazione che resta però è che quando Unreal Engine 5 dispiegherà tutte le sue possibilità, sarà difficile convincere un videogiocatore a mollare la comoda poltrona e non ingerire l’ennesima pillola azzurra.

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Non dico mai "squisitamente", ma forse troppo spesso "smaccatamente". Amo il cinema di due Ander(s)son: Paul Thomas e Roy. Considero i romanzi di Guillermo Arriaga imprescindibili, e vorrei che tutti capissero perché i tempi lenti di Celibidache non sono lenti, ma giusti.