Petite Maman, Recensione della nuova fiaba di Céline Sciamma

Petite Maman
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Petite Maman è il nuovo film di Céline Sciamma, regista già premiata nel 2019 per la migliore sceneggiatura a Cannes per Ritratto della giovane in fiamme. Il film è stato presentato in anteprima italiana ad Alice nella Città 2021, dopo essere stato in concorso al Festival di Berlino nello stesso anno. Esce nelle sale il 21 ottobre 2021, uscita alla quale seguirà una distribuzione online curata da MUBI.

Trama

La piccola Nelly si trasferisce con la madre per qualche giorno nella vecchia casa in campagna dove è cresciuta. Passeggiando da sola nei boschi incontra una bambina di nome Marion: l’omonimia con la mamma della bambina non è un caso, ed è l’inizio di una favola ricca di magico surrealismo.

Cast

  • Joséphine Sanz: Nelly
  • Gabrielle Sanz: Marion

Trailer

Petite Maman: recensione

La filmografia recente di Céline Sciamma è segnata senza dubbio dal Ritratto della giovane in fiamme, trionfo a Cannes che l’ha rilanciata come una delle autrici più importanti del cinema europeo. Quel film, che probabilmente resta il caposaldo della sua carriera, le ha permesso senza dubbio di ritagliarsi uno spazio maggiore, in cui un’urgenza espressiva come quella alla base di Petite Maman trova la possibilità di realizzarsi.

Fondamentalmente infatti quest’ultimo film è una fiabesca e sognante risposta ad una sola, candida domanda. Cosa succederebbe se potessi incontrare tua madre alla tua età? Un quesito che forse in molti, da bambini, si sono posti, e che con la Sciamma trova una risposta che incanta e stupisce.

Così la regista torna a certi temi fondanti del suo cinema, incontrando al bivio non solo quel Portrait che in realtà è un duplice ritratto, ma anche film come Tomboy, capaci di mettere in discussione le identità ponendo dei bambini come protagonisti. Petite Maman è quindi un film perfettamente inserito nel solco della sua poetica.

La fanciullezza à la Miyazaki per un altro (doppio) ritratto di donna

Petite Maman è quindi essenzialmente un film che torna a riflettere sui motivi fondamentali dell’ultimo film di Céline Sciamma: il doppio e l’identificazione. E in questo senso, la scelta delle due attrici protagoniste, sorelle estremamente somiglianti, è perfetta per donare ancora più mistero all’atmosfera dell’opera.

L’adozione del loro punto di vista è la via alla miscela così incantevole di realismo e magia che permea tutto il film. Sebbene infatti l’ambientazione conserverà per tutto il film un ruolo predominante, il piano degli eventi è quello di un incontro assurdo e impossibile. C’è un motivo autobiografico in questi paesaggi così autunnali, dalle dominanti calde e dall’aura mistica: sono gli ambienti che provengono dall’infanzia della Sciamma in persona. Vengono però proiettati al di là dello spazio e del tempo, facendosi teatro di questa amicizia surreale.

Un’amicizia fatta principalmente di silenzi, e soprattutto di grande semplicità e purezza. L’ambientazione così bucolica diventa quindi il microcosmo di una storia che strizza l’occhio alle atmosfere contemplative di certo cinema orientale, specie ai capolavori dello studio Ghibli, anche loro intrisi di sogno, fanciullezza e autenticità.

Petite Maman

Petite Maman, un piccolo film fatto di sottrazione

Sono pochissime le righe di dialogo, sono pochissime le scene che includono gli adulti, e il film diventa così un passo a due in cui la piccola Nelly tenta di esorcizzare lo spettro di una madre assente, o peggio malata, incontrandola nella sua dimensione di bambina. La regia della Sciamma, da sempre estremamente intima e trasparente, trova la misura ideale in quest’occasione. La durata praticamente da mediometraggio non è quindi ne un pregio, ne un difetto, quanto piuttosto una naturale conseguenza dell’imprimersi del contenuto sulla forma.

È un film fatto davvero di assenze, talvolta di impalpabili fuori campo, con una drammaturgia ridotta all’essenziale. La storia si svelerà allo spettatore con piccole corrispondenze di amorosi sensi tra una bambina che non esiste più, e quella madre che la porta dentro di sé, con una costruzione allo stesso tempo lineare ed enigmatica.

Da un punto di vista audiovisivo assistiamo inevitabilmente ad un film senza colonna sonora. Tutto quel silenzio, quei dialoghi minimi, convergono in quella che è già una delle scene più belle mai girata da Céline Sciamma. L’esplosione dei synth della musica del futuro espande a dismisura lo spazio scenico, mentre le due bambine visitano quello che sembra essere il tempio che custodisce i segreti più profondi del loro legame.

Petite Maman: un film per il bambino dentro ciascuno di noi

Ognuno di noi custodisce all’interno di sé i segreti e i sogni di un bambino che ci abita eternamente. Céline Sciamma si rivolge a quel bambino, a risvegliarlo con la sensibilità e delicatezza che colora le sue fantasie. Una fiaba che instilla meraviglia, e che parla al nostro io più profondo nella lingua universale dell’affetto che ci lega ai nostri cari.

RECENSIONE
Giudizio complessivo
Non dico mai "squisitamente", ma forse troppo spesso "smaccatamente". Amo il cinema di due Ander(s)son: Paul Thomas e Roy. Considero i romanzi di Guillermo Arriaga imprescindibili, e vorrei che tutti capissero perché i tempi lenti di Celibidache non sono lenti, ma giusti.