The Call, la Recensione dell’acclamato thriller coreano su Netflix

Thriller, sci-fi e momenti di horror. The Call gioca coi generi e sforna un buonissimo film carico di tensione. Ecco la nostra recensione.

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Dalla Corea del Sud con furore, approda su Netflix un interessantissimo thriller che mescola horror e sci-fi. Stiamo parlando di uno dei titoli del momento, The Call, diretto dall’esordiente Lee Chung-Hyun e con protagonista Jun Jeong-Seo, già apprezzata recentemente in Burning.

Paradossi temporali, omicidi e dimensioni che si intrecciano grazie ad un semplice cordless. Insieme ad una follia dilagante che non si piega certo alle logiche dello spazio tempo, in un crescendo continuo dove la tensione è perfettamente costruita.

The Call, la Trama

Seo-yeon fa ritorno nella sua vecchia casa, ormai in stato di abbandono, forse per crogiolarsi nella nostalgia di un passato felice che non c’è più. Padre defunto, madre con una malattia terminale che la sta divorando.

Sul treno, Seo-yeon perde il cellulare. L’unico mezzo di comunicazione sarà un vecchio cordless, dal quale iniziano a provenire improbabili chiamate d’aiuto da una ragazza che vive lì. Ma che si trova nel 1999. Tra le due inizierà un rapporto di amicizia forse fin troppo morboso.

The Call, la Recensione

Vi informiamo subito che qui non si faranno spoiler. Un avviso necessario visto che di questi tempi è ben difficile definire cosa è spoiler e cosa no. A scanso di equivoci, vi invitiamo sì a premere il tasto play di questo The Call ma allo stesso tempo a non leggere la trama proposta da Netflix.

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Sebbene la chiave di volta del film arrivi pressoché nell’immediato, preferiamo lasciare a voi la scoperta. Anche se il plot twist non è certo il punto di forza di The Call, visto che l’interesse del giovane regista è chiaramente quello di dar vita ad un gioco di tensione costante.

Un gioco che gli riesce molto bene, anche al netto di alcune forzature nella scrittura di questo sofisticatissimo thriller che guarda soprattutto al cinema horror giapponese a cavallo tra gli anni Novanta e i primi Duemila, pur prendendone allo stesso tempo le distanze. Un evidente paradosso, esattamente come quelli su cui gioca The Call.

Catalizzatore di tutto, un vecchio e obsoleto telefono dentro una vecchia casa in stato di semi abbandono. E quel fine millennio a fare il bello e cattivo tempo, nella vita della giovane Seo-yeon. Il passato, alle volte, è meglio lasciarlo stare. A farne le spese sarà proprio questa ragazza che avrebbe voluto trovare nella nostalgia una safe-zone.

Un rifugio sicuro dal senso di colpa, dalla responsabilità, dalla vista una madre che muore.  Fermarsi e guardarsi indietro, in un confortevole abisso che dà e che toglie, secondo regole mutevoli e del tutto sbagliate. Un rifugio che  muterà però cambierà di volta in volta, a seconda delle influenze costanti tra presente e passato. Tutto si trasforma, si distrugge, si crea. Tranne quel telefono che non smetterà mai di squillare.

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L’esordio di Lee è un film che riesce a toccare diversi argomenti senza mai esasperare i generi su cui si adagia. Sebbene qualche scelta narrativa forzata e una CGI non sempre all’altezza, The Call riesce a catturare lo spettatore per tutta la durata del film, senza mai annoiare.

Svelando sin da subito le carte, il regista costruisce una perfetta macchina della tensione minuto dopo minuto. Soprattutto anche grazie alle due protagoniste, perfette nell’interpretare due ruoli diametralmente opposti e a raccontare la deriva di un’amicizia indubbiamente particolare, fino allo sconvolgente doppio finale.

Pur non essendo all’altezza di un Memories Of Murders, chi ama i thriller sofisticati, troverà pane per i suoi denti. Senza andare nel più classico dei “chi ha fatto cosa”, The Call regalerà due ore di pura tensione, in un costante crescendo che non darà tregua. Imprevedibile dall’inizio alla fine, così come accade alla vita della povera Seo-yeon.

Cast

  • Park Shin-hye: Seo-yeon
  • Jeon Jong-seo: Young-sook

Trailer

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RECENSIONE
Voto
Classe '89, laureato al DAMS di Roma e con una passione per tutto ciò che riguardi cinema, letteratura, musica e filosofia che provo a mettere nero su bianco ogni volta che posso. Provo a rendere la critica cinematografica accessibile a tutti, anche al "lattaio dell'Ohio".