Tredici, la serie Tv Netflix ad alto rischio binge watching

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Hannah Baker (Katherine Langford) è una giovane liceale che improvvisamente decide di togliersi la vita, prima dell’estremo atto però Hannah incide tredici nastri, tredici cassette, che spieghino i tredici motivi che l’hanno spinta al suicidio e che consegna ad una persona di fiducia, la quale è incaricata di farli pervenire ai diretti interessati. E’ Clay Jensen (Dylan Minnette) a ricevere i nastri, in un’anonima scatola davanti alla porta di casa, al rientro da scuola. Clay scopre dunque di essere uno dei tredici responsabili della morte di Hannah Baker, sua amica, e dovrà scoprire il perché ascoltando le cassette una per una, fino a che non arriverà il suo momento.

Tredici, titolo originale 13 Reason Why, è la serie tv Netflix del momento, tratta dal romanzo di successo di Jay Ahser edito nel 2007, è giunta sulla piattaforma streaming il 31 Marzo 2017 in 13 puntate, ed ha rapidamente spaccato in due il pubblico tra chi la ritiene un pericoloso strumento di propaganda suicidaria e chi invece ne difende il diritto di serie Tv ben fatta ed appassionante. In particolare la pagina facebook Vellum and Vinyl ha ripostato un messaggio del profilo tumblr Lesbiansandpuns, che ne scoraggiava la visione, generando un post diventato rapidamente virale e che ha toccato 1,7k commenti in poche ore. Per il parere di chi scrive il mondo del cinema e della tv è stato storicamente ricco di esempi fuorvianti, ma non per questo prodotti che mostravano violenza o comportamenti discutibili sono mai stati censurati. Il monito a non guardare una serie Tv che parla di suicidio per un soggetto a rischio, dovrebbe essere forse riservata al rapporto diretto medico – paziente, o psicologo – paziente. Questo il post originale di Lesbiansandpuns

“Non guardatelo. Non guardate questo fottuto disastro di uno show. Ascoltate, lavoro nel settore prevenzione suicidi da quasi sei anni,e sono cresciuto in un’area che ha avuto un’epidemia di adolescenti suicidi. L’area è in realtà così ben conosciuta che gli show-writers e i produttori si sono incontrati con gli esperti nel settore nell’area riguardo il modo in cui i media contribuiscono al suicidio giovanile- e dopo hanno fatto praticamente tutto ciò che gli hanno detto di non fare, si sono spinti così oltre che hanno persino mostrato il suicidio sullo schermo. Molti esperti con cui hanno parlato stanno esprimendo un grande disappunto riguardo come lo show sta andando avanti nonostante il loro consiglio. Se hai tendenze suicide, se sei depresso, se sei autolesionista, e/o se hai qualche trauma simile a questi, per favore non guardare questo show. E’ stato incredibilmente gestito irresponsabilmente e mette le persone in un serio pericolo.”

Tra i produttori della serie figura Selena Gomez, che, lungimirante, aveva da tempo acquistato i diritti televisivi del romanzo, in attesa di affidarne la realizzazione ad un abile staff. Membro chiave di tale staff è stato l’ideatore della serie Brian Yorkey.

Tredici è il tipico teen drama prodotto da Netflix simile a molti che ci hanno intrattenuto negli ultimi mesi anche in Italia. Serie come Stranger Things, The OAScream e molte altre si sono presentate con un format ben preciso, un format pensato per il binge watching. Il pacchetto di episodi viene rilasciato per intero così da trascinare gli spettatori in vere e proprie maratone Netflix e in modo da far parlare di se intensamente per diversi giorni. Operazioni simili si sono dimostrate efficaci anche per serie Tv più impegnative come Narcos o Sense8. L’uso spregiudicato del cliffhanger è ben tollerato dallo spettatore che ha a disposizione la puntata successiva senza dover attendere una settimana, com’era un tempo in tv.

Ma Tredici, oltre a questo è anche un buonissimo prodotto. I 13 episodi della serie tv finiscono come noccioline in poco tempo, con una crescente presa di serietà dello show. Se all’inizio la voce di Hannah appare quasi scherzosa nel raccontare la sua drammatica esperienza, piano piano questo cede il passo a scene più pesanti e pungenti. La serie tenta con successo il difficile approccio a tematiche giovanili come il cyber bullismo, la droga, l’alcol, il sesso, il rapporto genitori-figli, giovani-scuola e genitori-scuola.

I protagonisti di Tredici sono spaventosamente umani e se anche per piccoli tratti possiamo trovare irreale il loro rapporto con amici e scuola, c’è da tenere presente quello che è il modello statunitense, dove la vita di un giovane è molto legata ai successi scolastici e dove la scuola è maggiormente vissuta come punto di aggregazione, rispetto a ciò che accade in Italia. Negli USA la reputazione in ambiente scolastico è uno dei cardini della società e della vita di un giovane e questo molto spesso finisce per diventare un’arma a doppio taglio. Se da un lato la scuola americana si preoccupa di fornire un aiuto a tutto tondo nell’educazione dello studente, ma anche nella costruzione delle competenze del futuro adulto, a volte la formalità e l’insistenza con cui questo controllo si palesa nella vita dei giovani, come i protagonisti di Tredici, finisce per provocare l’effetto opposto, con un rifiuto della scuola vista come uno strumento troppo opprimente e non più come il punto di riferimento all’interno della società.

Tredici è anche un prodotto perfettamente indie e questa scelta stilistica la si nota a partire dai protagonisti della serie: le musicassette; un vecchio strumento, un oggetto ormai vintage, che Hannah non sa neanche bene come usare. Clay Jensen, il personaggio principale, ama ascoltare oscuri gruppi indie e leggere fantascienza e fantasy, in pieno stile nuovo-nerd. Il gusto indie si ritrova anche nella scelta della colonna sonora, di cui abbiamo fatto un’accurata selezione per voi in una playlist sul nostro nuovo profilo Spotify.

                    

Nemmeno troppo velato è il richiamo ad una serie cult per la nuova generazione di amanti delle serie TV. Richiamo che già era fortemente presente in Stranger Things. Sto parlando di Twin Peaks. Già perché nei gusti indie rientra da qualche anno la riscoperta delle grandi serie Tv del passato e chi oggi si rivolge al pubblico di Netflix deve essere consapevole di confrontarsi con uno spettatore mediamente colto per quanto riguarda le serie. Nessun amante delle serie Tv che si rispetti può oggi dichiararsi un vero appassionato, se non ha visto Twin Peaks e non a caso proprio sull’onda di questo fenomeno di riscoperta e commercializzazione di un cult che a suo tempo riscosse meno successo di oggi, anche il maestro David Lynch ha deciso di confermare il ritorno di questo suo capolavoro. Il richiamo a Twin Peaks c’è e questo non significa paragonare i due prodotti, si tratta solo di un plauso a chi ha pensato di produrre Tredici. Nella piccola città in cui vive Hannah Baker, il suo gesto rappresenta lo stesso ingrediente che in Twin Peaks è l’omicidio di Laura Palmer, ingrediente in grado di sconvolgere la quiete di un intera città, trascinando nella vicenda le vite di tutti i cittadini e mettendo a nudo segreti e misteri di cui nessuno sospettava ingenuamente l’esistenza. Qui sta la somiglianza e non è poco perché si tratta dell’ossatura dello show.

L’artificio narrativo proposto è intrigante ma preclude una seconda stagione. Il trucco delle musicassette che permette una narrazione irregolare per flashback funziona in maniera sublime alternando il Clay del passato al Clay del presente, riconoscibile per il taglio sulla fronte, ma con una ferita più profonda, interiore, che lo trasforma in una persona carica d’odio e risentimento.
Il trucco delle musicassette è intrigante perché si prende il lusso di un pesante spoiler: la protagonista morirà per colpa di tredici persone, generando una curiosità selvaggia nello spettatore che dovrà capire chi sono quelle tredici persone e come hanno sconvolto a tal punto la vita di Hannah Baker, tanto da portarla al suicidio.
Il trucco delle musicassette è gestito egregiamente, col protagonista che instaura con esse un morboso e sofferente rapporto che lo spinge quasi alla pazzia.
Il trucco delle musicassette, però, rischia di precludere una seconda stagione, o comunque la condiziona fortemente, più di tutto il resto. In generale 13 Reason Why sembra essere una perfetta serie per restare così, semplice, appassionante, ma raccontata in soli tredici atti. Tuttavia la sensazione è che gli scrittori si siano lasciati la possibilità di un ritorno, ma non mi addentro in una spiegazione più dettagliata perché non è questo il fine dell’articolo e perché si rischiano fastidiosi spoiler.

Alla fine Tredici si configura non solo come un buon prodotto di intrattenimento, ma anche come un notevole specchio della società americana e del suo rapporto con i giovani, spingendo molti spettatori a dare uno sguardo al proprio passato, finendo per riconoscersi molto spesso nel ruolo del bullo o del bullizzato. Tredici riesce anche a shockare ed emozionare perché infondo è più vero del previsto, più vero di tanti tentativi di ritratto dello stesso mondo. Negli anni ci hanno provato Dawson’s Creek, The O.C., Una mamma per amica, ma sempre con quella patina alterante e romanzata che le distaccava dal reale. Tredici, nonostante cada in fallo qualche volta, in qualche piccolo dettaglio, dipinge bene un gruppo di personaggi stereotipati solo nella presentazione e nei ruoli che devono rivestire, ma più complessi quando si inizia ad analizzarne le azioni e la struttura emotiva. Alla fine nessuno si salva, non ci sono buoni e ci sono pochi cattivi, per questo Tredici intrattiene e diverte, per poi svegliarti con una secchiata d’acqua ghiacciata che ti riporta alla realtà, facendo riflettere.

Ecco il trailer sottotitolato.

Vi consigliamo di seguire Punto Netflix Italia per non perdervi niente dell’universo Netflix.

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