La regina degli scacchi | Recensione della serie rivelazione Netflix con Anya Taylor-Joy

Che cosa significa essere un enfant prodige? Lo scopriamo seguendo la storia di Beth Harmon (Anya Taylor-Joy), promessa degli scacchi

la regina degli scacchi
Anya Taylor-Joy in La regina degli scacchi
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The Queen’s Gambit, letteralmente gambetto di donna (apertura tipica del gioco degli scacchi), è una miniserie televisiva americana, di genere drammatico. Ideata da Scott Frank e Allan Scott (e basata sull’omonimo romanzo di Walter Tevis), è arrivata su Netflix il 23 ottobre 2020, suscitando da subito un grande scalpore. La regina degli scacchi — questo il nome con cui è stata presentata nella versione italiana — racconta infatti un’ascesa entusiasmante: quella dell’enfant prodige Beth Harmon.

Trama

“Creatività e psicosi spesso sono compagne”

Che cosa si prova a essere una rivelazione? Ad entrare in un giro di aspettative e continue prove, con cui quotidianamente bisogna avere a che fare? Tutto lo stress, la competitività e l’agonismo che scaturiscono dagli ambienti di gara (e che, spesso, ci autoimponiamo noi per primi), che effetti hanno sugli individui che li vivono? Tutto questo e molto di più ci vengono raccontati in La regina degli scacchi (The Queen’s Gambit). Un mix perfetto di successi e tormento, che ripercorre la storia di Beth Harmon, una giovane orfana che è intenzionata a diventare gran maestro degli scacchi.

Tutto inizia quando la nostra protagonista, a soli nove anni, rimane senza genitori e viene trasferita alla Methuen Home for Girls, un prestigioso orfanotrofio di stampo fortemente cattolico. Lì, in una delle tante giornate della sua infanzia, fa la conoscenza del signor Shaibel, custode dell’edificio e grande appassionato del gioco degli scacchi. Pian piano Beth si avvicinerà alla scacchiera e a tutto il mondo che vi si nasconde dietro, mostrando da subito grandissime abilità. Che la porteranno tuttavia, per mantenere l’eccellenza, alla dipendenza da ansiolitici.

Cast

I protagonisti principali di La regina degli scacchi sono:

  • Beth Harmon: Anya Taylor-Joy (Annabeth Kelly quando Beth è bambina e Isla Johnston quando ha nove anni e arriva all’orfanotrofio)
  • Mr. Shaibel: Bill Camp
  • Jolene: Moses Ingram
  • Helen Deardoff: Christiane Seidel
  • Miss Lonsdale: Rebecca Root
  • Alice Harmon: Chloe Pirrie
  • Mr. Fergusson: Akemnji Ndifornyen
  • Mrs. Alma Wheatley: Marielle Heller
  • Harry Beltik: Harry Melling
  • Allston Wheatley: Patrick Kennedy
  • Townes: Jacob Fortune-Lloyd
  • Benny Watts: Thomas Brodie-Sangster
  • Vasily Borgov: Marcin Dorociński

Produzione

Le riprese della serie sono iniziate ad agosto del 2019 e si sono svolte principalmente tra Cambridge e Berlino. Durante tutta la realizzazione l’ex campione del mondo Garry Kasparov (lui stesso, nella realtà, enfant prodige degli scacchi) è stato presente in qualità di consulente. Grazie al suo contributo, la serie è stata accolta positivamente tra la comunità dei giocatori, che ha elogiato la sua veridicità e l’ottima realizzazione.

Critiche

Tuttavia, sono state mosse anche delle critiche. Ad esempio, alcune giocatrici, hanno mostrato delusione per il fatto che, per dare maggiore audience alla storia, La regina degli scacchi proponga prevalentemente giocate maschili, escludendo quasi del tutto le competizioni con donne. In più, secondo Jennifer Shahade, giocatrice americana, nonostante la serie risulti nel complesso molto brillante, avrebbe sicuramente avuto una carica in più se al centro della storia vi fosse stata l’ascesa di una reale scacchista.

La regina degli scacchi: Recensione

Che siano state le ambientazioni, perfettamente realistiche fino all’ultimo dettaglio d’epoca, o l’incredibile forza della protagonista tutta al femminile (interpretata da una straordinaria Anya Taylor-Joy) a rendere La regina degli scacchi l’ultima grande rivelazione di Netflix, non possiamo dirlo con certezza. Ma quel che è sicuro è che questa nuova serie ha rapidamente catalizzato la nostra attenzione, portandoci a divorare tutti e sette gli episodi in pochi giorni. Il perfetto connubio tra dramma, comicità sottile e tormento, mischiati all’intrigante mondo delle competizioni scacchistiche di alto livello, rende infatti difficile il distacco da quella che, sicuramente, è una delle realizzazioni meglio riuscite degli ultimi tempi.

Beth Harmon, la nostra protagonista, ha tutto quello che serve: la grinta di chi vuole arrivare fino alla fine, far vedere al mondo quanto vale. Un passato difficile, che ancora non riesce a superare del tutto e che, volente o nolente, torna fuori negli incubi quotidiani. Lo charme da bella e dannata che la porta ad avvicinarsi a tutti, senza però mai raggiungere davvero nessuno (e qui emerge tutto il suo lato più tormentato). E, infine, la spirale di dipendenza da ansiolitici e alcol, l’unica apparente fonte di salvezza dal dolore e dallo stress che la attanagliano. Un mix perfetto che porta lo spettatore ad affezionarsi sempre di più, tifando per la sua causa.

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Beth, bambina prodigio

La storia inizia negli anni ’60 quando, dopo un incidente stradale, Beth perde la madre (scopriremo poi che questa soffriva da tempo di disturbi mentali e aveva allontanato il padre della bambina dalle loro vite) e arriva alla Methuen Home for Girls. La vita all’orfanotrofio è scandita dalle rigide regole della signorina Deardorff, direttrice dell’istituto – dal carattere affettuoso ma austero – che cerca di integrare la giovane Beth, ancora scossa da tutti gli accaduti della sua infanzia. Dove fallirà la tutrice, riuscirà Jolene: un’altra bambina della struttura, dall’animo irrequieto, e sorta di leader del gruppo. Sarà lei a spiegare a Beth come usare gli ansiolitici che vengono prescritti alle bambine, portandola, involontariamente, a una precoce dipendenza.

Un giorno Beth, ritrovatasi nei sotterranei della Methuen, fa la conoscenza del signor Shaibel, il custode, giocatore solitario di scacchi. La bambina rimane da subito affascinata dal gioco, dalla fluidità delle mosse e da quella scacchiera che – come lei stessa ammetterà poi da adulta – è una sorta di intero mondo, che può facilmente controllare (diversamente da quello reale). L’uomo, inizialmente burbero e scontroso, si affeziona alla ragazza e decide di insegnarle tutto quello che sa sul gioco degli scacchi, notando per primo le sue incredibili abilità.

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Beth e il suo primo mentore: il signor Shaibel

Beth inizierà ad associare gli ansiolitici, che prende ogni notte per domare gli incubi sulla sua infanzia, alla ripetizione delle mosse che impara dal suo maestro. E che rivive ogni sera, quando a letto immagina una scacchiera gigante sul soffitto, dove ripropone tutte le partite che avrebbero potuto giocare. Entrando così, lentamente, in un precoce turbinio di dipendenza e ossessione. Che, una volta scoperto dalla direttrice dell’istituto, la porterà ad essere allontanata dal gioco.

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Il rituale notturno della giovane Beth

Verso una nuova vita

Tutto cambia quando, a quindici anni, Beth viene adottata dai coniugi Wheatley, Alma e Allston, e si ritrova a fare i conti con una nuova “famiglia”, che, nonostante all’apparenza possa sembrare tradizionale e benestante, in realtà (come tutte quante) nasconde i propri problemi. Allston e Alma sono infatti in procinto di lasciarsi. Poco dopo l’arrivo di Beth, il signor Wheatley partirà per Denver, abbandonando la moglie, dipendente dall’alcol e affetta da forti emicranie, e la nuova figlia.

Ma il suo allontanamento gioverà solamente alle due donne, che, ritrovatesi sole, stabiliranno un nuovo sodalizio. Ponendo così le basi del futuro successo di Beth, che riprenderà a giocare a scacchi e si iscriverà ai tornei locali. Affermandosi da subito come una nuova, giovane campionessa e stracciando tutti i concorrenti che le si parano davanti.

La scalata al successo, tra amori complicati e introspezione

Ed ecco che entriamo finalmente nel vivo della narrazione, arrivando ai capitoli dedicati ai tornei, regionali e non. Le competizioni mostrano quant’è agguerrito il mondo dei giocatori di alto livello, insieme all’incredibile forza e abilità della nostra protagonista. Il suo talento la porta rapidamente a farsi notare, acquisendo sempre più successo e fama. Ma fa anche riemergere la sua dipendenza da tranquillanti, con cui combatterà tutta la vita.

La regina degli scacchi
La scoperta dell’amore, che arriva insieme ai primi successi

Insieme alle prime, importanti, vittorie, Beth conoscerà anche i batticuori adolescenziali. Il mondo dei maestri degli scacchi è infatti popolato da baldi giovanotti, alcuni dei quali riescono ad attirare l’attenzione della giovane ragazza, provocandole nuove e sconosciute sensazioni. Accanto alla scalata al successo, scoprirà quindi la sessualità, l’amore non corrisposto e la necessità di aprirsi agli altri (cosa, per lei, estremamente dolorosa), per poter creare legami duraturi.

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Scacco matto

Fin qui abbiamo elencato alcuni degli elementi principali, che ritroviamo nella trama di La regina degli scacchi. Ma, ahinoi, non vogliamo spoilerarvi tutta la storia (sperando che tra i nostri lettori ci sia ancora qualcuno che voglia iniziare questa avvincente serie), perciò vi lasceremo con qualche ultima indicazione finale. Beth, macchina inarrestabile del gioco degli scacchi, compie un’incredibile ascesa, distruggendo molti campioni internazionali. Ma il suo obbiettivo è solo uno: battere Vasily Borgov, il numero uno al mondo. Ci riuscirà? E tra amori che vanno e che vengono e poche amicizie, chi le rimarrà accanto quando un altro lutto colpirà la sua giovane vita? La dipendenza da ansiolitici, che ha sin da quando era bambina, cosa comporterà sul suo futuro? Questo, sta a voi scoprirlo.

La regina degli scacchi
Beth, ormai una leggenda degli scacchi, contro il suo più grande rivale in Russia

Quel che possiamo dirvi noi è che sicuramente, La regina degli scacchi, è una serie perfettamente orchestrata, in grado di unire la precisione del gioco degli scacchi – con tutte le sue regole e mosse – all’introspezione umana (solo nel finale di stagione Beth riuscirà davvero a vincere, e comprendere, i fantasmi del proprio passato). Un’opera che indaga il valore dei rapporti umani, la solitudine (altro tema portante del racconto), il talento e la passione. Una sfida contro tutti e, in primo luogo, contro sé stessi. Uno scacco matto che fa vincere la produzione a mani basse.

La regina degli scacchi: Consigliata

La regina degli scacchi è un piccolo gioiello della collezione Netflix. Una serie che, sebbene nasca con il pretesto di celebrare la comunità dei gran maestri degli scacchi e cali anche gli spettatori più inesperti nelle entusiasmanti partite di alto livello, mostra in realtà tutte le colorate varietà dell’indole umana. Più che raccontare il talento della nostra giovane protagonista, ne mostra le intime debolezze: le ferite irreparabili dell’infanzia, la voglia di affermarsi e guadagnarsi uno status (ad esempio, si parla spesso dell’amore di Beth per i vestiti d’alta moda, passione che ha sin da adolescente e sorta di riscatto che rappresenta le sue vittorie).

Oltre, ovviamente, alla necessità dell’amore. Non solo nelle relazioni, ma interamente nella vita. L’amore di una madre, di un padre, di un amico, di un mentore. L’amore per un gioco, quello degli scacchi, che può regalare molto più di quanto si potesse immaginare.

Qualche dettaglio tecnico

Oltre alla trama e agli snodi narrativi, sicuramente intriganti, La regina degli scacchi colpisce anche per le sue inquadrature, particolarmente curate. Oltre ai molteplici primi piani sullo sguardo e sul volto di Anya Taylor-Joy, che pongono l’attenzione sulle emozioni della protagonista, sviscerandole, ritroviamo spesso delle sequenze volte ad esemplificare la sua genialità nel gioco. Lo spettatore viene come catapultato nella mente della protagonista e osserva i veloci spostamenti di pedine che prendono piede nella sua immaginazione (con tanto di flashback alle giocate d’infanzia), prima ancora che sulla scacchiera. Un escamotage che avvicina così il pubblico alla figura del giocatore stesso, rendendo le diverse partite molto più chiare e interessanti.

In più, un’altra nota di merito, va sicuramente data alla colonna sonora della serie. Sebbene i brani proposti siano pochi, questi vengono scelti per i momenti più opportuni (e alternati ai numerosi, simbolici, silenzi). Inoltre, le canzoni selezionate per La regina degli scacchi sono state composte appositamente da Carlos Rafael Rivera, fedele collaboratore delle produzioni Netflix.

Trailer

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