3 From Hell, la Recensione dell’ultimo film di Rob Zombie

Disponibile a noleggio in offerta su Amazon Prime Video, ecco la recensione di 3 From Hell.

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Arriva su Amazon Prime Video, l’ultimo film del genio di Rob Zombie, nonché terzo e ultimo capitolo che guarda alla folle famiglia Firefly: 3 From Hell. Dopo anni di attesa per questo sequel, ecco quindi trovare una distribuzione italiana, direttamente in streaming, priva però del doppiaggio.

3 From Hell, la trama

Sembrava fosse tutto finito per la folle famiglia Firefly ma il male è sempre duro a morire. Dopo un periodo in carcere, Baby, Otis e riescono a fuggire dalle sbarre per tornare a seminare morte in ogni dove. Diretti in Messico però, avranno qualche grattacapo da risolvere, visto che il passato tornerà a galla.

3 From Hell, la Recensione

Dopo il bellissimo Le Streghe Di Salem, il cinema di Rob Zombie non ha passato buoni momenti. Anzi, se possibile, ha avuto un notevole peggioramento in termini di produzione di cui però il regista ha fatto sempre virtù. Ora direttamente in home video, ora qualche giorno in sala, ora il crowfounding unica opzione possibile, così come accadde per 31 (qui la nostra recensione).

Tuttavia, rispolverando i suoi primi due film, veri e propri capolavori del genere, Rob Zombie ha riportato in auge una delle famiglie più folli della sudicia provincia americana, la famiglia Firefly. Così come la Hewitt di hooperiana memoria, il temibile trio tenta di prendersi un posticino in questo infame olimpo fatto di follia e violenza.

Sulle note di Free Bird dei Lynyrd Skynyrd, il trio sembrava capitolare sotto il braccio armato della legge. Ovviamente non è così, almeno per Otis e Baby. È infatti doveroso ricordare di come la malattia di Sid Haig ha costretto Rob Zombie a tagliare repentinamente il fantastico Capitan Spaulding dalle scene, sostituendolo con Richard Brake, già visto in 31 nei panni dell’inquietante villain Doom-Head.

Inutile dire che l’assenza di un personaggio come Spaulding è a dir poco pesante. E forse è anche per questo motivo che molte recensioni, soprattutto d’oltreoceano, sono state ben poco clementi con il decimo film di Zombie, accusato di essere forzato e privo di idee. Ma non è del tutto così, almeno se non si ragiona in termini assolutisti, visto che questo film racchiude molto altro in sé, calcando la mano su un cinema che ormai non esiste più.

Una trilogia, dunque, in cui Zombie sperimenta tre generi diversi. E in 3 From Hell si abbandona interamente ad un exploitation di cui Tarantino sarebbe fiero, se solo il film fosse degli anni Settanta. Violenza, ferocia, nudità. Tutto è postato al suo estremo, come solo il regista-musicista sa fare.

La struttura del film è perfettamente tripartita, trascinando lo spettatore in un perfetto grindhouse. Il sanguinolento sipario si apre con una serie di finti documentari che ricapitolano il folle percorso dei Firefly, seguendoli anche dentro al carcere.

Interviste,  interrogatori, dietro le quinte e quant’altro, tutto a disposizione per raccontare quel marciume di corpo e anima ma senza intenti moralisti. Zombie guarda al mito del male prendendolo così com’è, osservando sia la risposta mediatica, sia quella popolare, tra sostenitori dei Firefly e oppositori, in un ideale paragone con la Famiglia di Charles Manson.

Le ambientazioni anni Settanta, così come il look di Otis e la massima mansoniana sul diavolo e sul lavoro del diavolo stesso, presente in La Casa Del Diavolo, rimandano inevitabilmente a quel preciso immaginario collettivo. Tuttavia, qui ci si ferma, senza analizzare o discutere nulla giacché l’exploitation, per definizione, non vuole. Ciak, si uccide e si parte in un grand guignol fatto di split screen, colori accesi e camera in costante movimento.

3 FROM HELL, recensione

Mettendo da parte ogni riflessione sulla dicotomia tra eroe e antieroe, Zombie dà il via al suo viaggio nel cinema d’exploitation abbracciando gran parte dei suoi sottogeneri. Dal prison movie allo shoxploitation, chiudendo con il mexploitation. Accompagnato ovviamente da una colonna sonora puntuale come pochi altri film.

Una pellicola rovinata e granulosa accompagnerà lo spettatore per tutta la durata del film, due ore scarse dove il rosso del sangue troverà un risalto di pregevole fattura. Perché in fin dei conti, 3 From Hell mette in scena la violenza e la follia, avvalendosi del meraviglioso overacting di Sheri Moon Zombie, sua moglie e musa.

La lettura di quanto può offrire 3 From Hell può avere due chiavi ben distinte. Da un lato, forse più cinico, balza all’occhio proprio la povertà di contenuti in favore di una vuota e violenta messa in scena. È infatti palese che il film non aggiunge nulla al primo dittico. Tuttavia, dall’altro lato, Rob Zombie ripropone un tipo di cinema che ormai sembra non esserci più.

Il classico B-Movie, il cinema d’exploitation che sembra essere passato repentinamente in sordina almeno finché non ne parla Quentin Tarantino. Una forma estetica da sempre etichettata facilmente con la più facile delle stroncature, in maniera ipocrita e pregiudizievole.

In 3 From Hell ci troviamo di fronte ad un semplice gioco in cui Rob Zombie vuole rimarcare sé stesso attraverso un cinema che sta sparendo. Come per dire che lui c’è ed è ancora vivo, riesumando ciò che sembrava essere morto. Non possiamo che esserne felici.

3 from Hell, il cast

Sheri Moon Zombie: Baby Firefly
Sid Haig: Capitan Spaulding
Bill Moseley: Otis Firefly
Richard Brake: Foxy

3 From Hell, il trailer

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RECENSIONE
Voto
Lorenzo Pietroletti
Classe '89, laureato al DAMS di Roma e con una passione per tutto ciò che riguardi cinema, letteratura, musica e filosofia che provo a mettere nero su bianco ogni volta che posso. Provo a rendere la critica cinematografica accessibile a tutti, anche al "lattaio dell'Ohio".