Doom Patrol, la Recensione della Seconda Stagione

Dopo la sorprendente chiusura della prima stagione, Doom Patrol torna con nuovi episodi e nuovi nemici da sconfiggere

Doom Patrol Recensione Seconda Stagione
Doom Patrol, una scena della serie su Amazon Prime Video
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Nel corso della passata stagione televisiva Doom Patrol è stato, insieme a The Boys, che da poco ha debuttato con la seconda stagione, una delle uscite seriali più interessanti.

Approdata su Amazon Prime Video con la prima stagione, Doom Patrol offriva al proprio pubblico un’altra visione ancora sul tema dei supereroi.

Se The Boys raccontava il lato più tenebroso del potere, quello che acceca e diventa un’arma in mano ad anime non proprio pure, Doom Patrol insisteva più sull’idea di looser.

I protagonisti di Doom Patrol, infatti, sono supereroi sui generis: personaggi che si sono ritagliati il loro luogo sicuro nell’anonimato.

Supereroi con grandi poteri che, per parafrasare Spider-Man, voltavano le spalle alle loro responsabilità.

Borderline, pieni di vergogna e risentimento per la vita distrutta proprio dall’arrivo dei loro poteri, i protagonisti di Doom Patrol sono un po’ l’emblema dei cosiddetti sfigati.

Inoltre la serie aveva piacevolmente colpito per la sua scelta di spingere sul pedale del grottesco e della farsa, in uno spettacolo completamente fuori di testa.

Il 28 Settembre arriva, su Amazon Prime Video, la seconda stagione della serie.

Doom Patrol, la trama della seconda stagione

Nel finale della prima stagione – attenzione spoiler, se non l’avete ancora vista – i nostri (anti)eroi avevano sconfitto Mr. Nobody e scoperto il segreto che si celava dietro i loro poteri.

E la seconda stagione riprende esattamente da dove ci aveva lasciato la prima: con la Doom Patrol in versione ridotta.

Tutti i componenti della squadra, infatti, erano stati rimpiccioliti ed erano rimasti all’interno del modello in scala di Cliff (Brendan Fraser).

Da questo punto di partenza, la seconda stagione di Doom Patrol sembra aprirsi verso due strade narrative, entrambe che puntato ad aumentare l’impatto emotivo di chi è seduto a guardare.

Da una parte c’è Chief (Timothy Dalton) che deve recuperare la fiducia della sua “squadra”, mentre altri nemici si affacciano all’orizzonte.

Dall’altra ci sono ancora loro, questi supereroi sgangherati e delusi, che devono di nuovo affrontare i loro traumi, a cui sembra non esserci fine, mentre un nuovo villain arriva a reclamare attenzione.

Un’umanità scheggiata

A differenza di quanto era avvenuto con la prima stagione, che si apriva immediatamente coi toni dell’assurdo, la seconda stagione di Doom Patrol parte con un’altra spinta.

Sebbene non manchi l’umorismo eccessivo che rappresenta il marchio di fabbrica dello show, l’apertura della seconda stagione ha toni decisamente più intimi.

Non propriamente cupa, l’apertura di Doom Patrol è sicuramente più profonda di quanto il pubblico potesse aspettarsi, perché spinge molto sull’intimità dei personaggi, sulle loro scelte e le loro paure, sul sottobosco di emozioni (e personalità) che si portano dietro.

Tra calci a topi rimpiccioliti e situazioni eccentriche, i personaggi di Doom Patrol devono fare a pugni con la loro condizione: i loro poteri diventano di nuovo una sorta di escamotage narrativo per parlare della loro condizione umana.

Alla consapevolezza dei loro poteri si unisce anche il dolore per un tradimento e una mancanza di fiducia che porta una tensione crescente.

E forse è questa la novità preponderante della serie: non c’è dialogo o scena, soprattutto all’inizio, che non lasci traccia di questa tensione.

Una sorta di tempesta elettrica che corre tra i personaggi e si adagia sul non detto e sulla consapevolezza degli errori commessi.

Ed ecco che mentre aumenta la conoscenza della pericolosità di Dorothy, così aumenta anche la messa in scena di un’umanità precaria.

Un’umanità che sembra non riconoscersi nella dimensione umana, ma nemmeno in quella dei supereroi, lasciando così i protagonisti alla deriva dei loro stessi dubbi esistenziali.

Padri e figli

Ma forse uno dei temi principali di questa seconda stagione è quello del legame tra padri e figli.

Se nella prima stagione avevamo visto Chief vestire i panni di una figura paterna da seguire e proteggere, nella seconda stagione ci sono nuove sfumature.

I protagonisti della serie sono come dei bambini che, di punto in bianco, scoprono che anche i genitori sono capaci di sbagliare.

Da questo punto di vista la seconda stagione di Doom Patrol può essere assimilata al passaggio che separa l’infanzia dall’età adulta.

Lo spettatore si troverà dunque davanti a uno show grottesco, che però si tinge di tinte ancora più riflessive.

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