365 Giorni, la Recensione del film erotico distribuito da Netflix

Un film carico di problemi sotto ogni punto di vista, soprattutto contenutistici.

365 Giorni recensione duffy

Un thriller erotico che si è piazzato tra i film più visti di Netflix. Il che non necessariamente significa che 365 Giorni sia un buon film. Soprattutto perché ci troviamo di fronte a quello che non è assolutamente un buon film. Di produzione polacca, in sinergia con l’Italia, che ha prestato attore protagonista e scorci del Belpaese quali Roma e la Sicilia, il film è un grandissimo e imbarazzante buco nell’acqua.

365 Giorni, la trama

Massimo è un potente mafioso italiano che assiste all’omicidio del padre. Una volta ereditato il suo impero, dovrà combattere con il suo passato e con Laura, una donna polacca di cui è follemente innamorato. E con la quale inizierà un gioco per cui dovrà farla innamorare di lui entro un anno.

365 Giorni, la recensione

Esistono molteplici esempi di cover sgangherate di canzoni più o meno famose fatte da band amatoriali. Il risultato ovviamente è quello di una parodia involontaria che strappa qualche sorriso oscillante tra sberleffo e tenerezza. In questo contesto si inserisce alla perfezione 365 Giorni, un film che risulta essere una copia sbiadita del 50 Sfumature firmato E.L. James. Il che è già una premessa tanto pessima quanto emblematica. Al punto da far sembrare le menzionate Sfumature un capolavoro erotico. Cosa che comunque non è.

Tratto da una trilogia di libri erotici polacchi, scritti da Blanka Lipiska e inediti in Italia, il film racconta un’improbabile sindrome di Stoccolma travestita da romantica storia d’amore. Michele Morrone presta il volto a Massimo, un mafioso italiano narcisista all’inverosimile. che sembra più un wanna-be Fabrizio Corona. La controparte femminile è invece rappresentata da Laura, una ragazza polacca che deve assolutamente entrare nella vita sentimentale di Massimo.

Un imperativo categorico, una sfida che Massimo lancia a sé stesso in primis. Dovrà far innamorare Laura in un anno. Se ciò non dovesse accadere, lei sarà libera di andar via. Cosa che ovviamente non accade, anzi. Dopo un’iniziale riluttanza, Laura si lascia ammaliare dal fascino criminale e dalla vita ampiamente agiata che questa le concede. Tutto scorre bene finché il crimine non inizia a dar noie alla vita di coppia.

365 giorni recensione massimo e Laura
365 Giorni, Laura e Massimo in un momento di improbabile tenerezza

Senza nulla togliere agli attori, che ci provano con tutto loro stessi, 365 Giorni è un film in cui è davvero difficile trovare qualcosa di realmente buono. La sceneggiatura è caratterizzata da dialoghi raccapriccianti, con frasi ad effetto che colpiscono solamente il senso dell’umorismo (o del disgusto) dello spettatore. Scimmiottando il famigerato Christian Grey, il protagonista si lascia andare a rivisitazioni dell’altrettanto famigerato “io scopo forte“.

Tanto dovrebbe bastare per far capire che ci troviamo di fronte ad un film in cui di solido c’è davvero poco. La parte thriller è gestita nel peggiore dei modi, trasformando 365 Giorni in un simil soft porn che non ci ha creduto abbastanza. Anche le scene di sesso risultano ampiamente forzate a causa di un montaggio che rende tutto un grande videoclip. Incessante e fastidiosa, la musica pop arriva praticamente dopo ogni dialogo, come se si sentisse la necessità di far cantare qualcuno o qualcosa.

Ciò che però preoccupa, e non poco, è il sottotesto presente per tutto il film, dove il processo relazionale della coppia altro non è che frutto del machismo che oggigiorno si sta combattendo. Massimo ordina, Laura esegue. Narrazioni tossiche che non dovrebbero avere una rilevanza così positiva, dove la donna ha comunque qualche colpa e dove vige la legge del bastone e della carota. Esattamente come un animale che deve essere piegato ed educato. Quantomeno, nelle 50 Sfumature, il rapporto era tanto consensuale quanto vagamente interessante nei ruoli intercambiabili di dominatore/dominato.

Tutto scorre come da stereotipo, in cui il canone sociale che regola il patriarcato regna sovrano. Fino ad arrivare ad altri stereotipi, più cinematografici, dove tutto rispecchia lo standard convenzionale del genere. Tutto scorre, tra noia e risate involontariamente scatenate, dove nemmeno le scene di sesso riescono ad allietare la visione, tanto sono mal girate e grottesche.

Prepariamoci ad altri capitoli, visto il finale aperto e che, probabilmente, darà una “svolta” più crime alla vicenda. Difficile dire se sarà meglio o peggio. Nel frattempo, per credere ancora nel soft porn, qui trovate qualche titolo decisamente più interessante.

Il Cast

Michele Morrone: Massimo

Anna-Maria Sieklucka: Laura

Natasza Urbanska: Anna

Il Trailer

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