Chi legge Harry Potter ha meno pregiudizi, lo dice la scienza

Secondo uno studio apparso sul Journal of Applied Social Psychology, le persone che hanno letto Harry Potter hanno meno pregiudizi

Harry potter

In questi giorni J.K. Rowling, ideatrice del mondo di Harry Potter, si trova nell’occhio del ciclone delle critiche a causa di alcuni Tweet di natura transfobica. Moltissimi membri del cast dei vari film hanno attaccato pesantemente la scrittrice per le sue parole. Tuttavia, ironia della sorte, qualche anno, nel 2014, fa uno studio dell’università di Greenwich, guidato dal team italiano di Loris Vezzali, ha portato alla luce come leggere le storie dell’occhialuto maghetto, aumentino nei bambini l’empatia e la tolleranza nei confronti del diverso. Lo Studio, dal titolo La più grande magia di Harry Potter è apparso sulla prestigiosa rivista scientifica Journal of Applied Social Psychology ed ha preso in esame un campione di ragazzi delle scuole superiori del Nord Italia e dell’Inghilterra.

I dettagli della ricerca

Il team di ricercatori ha sottoposto ai liceali due questionari: in uno si venivano fatte alcune domande sulla trama dei libri, nell’altro l’attitudine nei confronti dei gay o di qualsiasi altro gruppo di “diversi”. I ragazzi del team di Vezzali hanno trovato una netta corrispondenza tra gli amanti di Harry Potter e coloro i quali avevano sentimenti più positivi nei confronti degli omosessuali, dei trans, degli immigrati ecc.. Questa caratteristica psicologica si anzi acuiva nei soggetti che maggiormente si identificavano con Harry o che prendevano maggiormente le distanze da Voldermort. rispetto a quelli che sentivano maggiore affinità con Ron o Hermione.

La ricerca spiega come leggere storie nelle quali  elfi, lupi mannari, goblin, fantasmi e altre creature fantastiche vivono insieme nello stesso magico mondo, intersecando le proprie vite con quelle degli umani creano empatia e riducono i pregiudizi nei confronti delle minoranze nei lettori rispetto a chi non ha mai aperto neanche un libro di J.K. Rowling.

I libri non fanno riferimento a gruppi reali e il loro messaggio, anche per questo, può essere applicato a diverse categorie stigmatizzate – scrive Vezzali in una lettera a ‘Nymag’ – Incoraggiare la lettura di questi libri e inserirla nei curriculum scolastici potrebbe non solo influire sul livello letterario degli alunni, ma anche incidere sulle loro attitudini psicosociali

Che ne pensate di questo studio? Siete lettori di Harry Potter?

Continuate a seguirci sulla nostra pagina Facebook ufficiale, La Scimmia pensa, la Scimmia fa.