13 curiosità su L’Uomo Bicentenario che (forse) non conoscevi

Diretto da Chris Columbus, L'uomo bicentenario è un classico della fantascienza. Eccovi alcune curiosità sul film con protagonista Robin Williams

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10) Nomi cambiati

Nel racconto originale di Asimov, L’uomo bicentenario, alcuni nomi sono diversi da quelli utilizzati nel film di Columbus. Infatti la società produttrice dei robot era inizialmente “U.S. Robots and Mechanical Men”.

Visto però che nella storia questa azienda viene descritta e mostrata in modo molto negativo, il nome nel film è stato cambiato in “NorthAm Robotics”, soprattutto a causa delle pressioni ricevute dalla U.S. Robotics. Difatti la sua dirigenza non vedeva di buon occhio l’idea di essere accostata, anche se solo per assonanza, alla società presente nella pellicola.

Anche il nome di serie del robot protagonista, NDR-113, che dà perfino il nome al romanzo di Asimov e Silverberg, è stato cambiato nel film in NDR-114, ma il motivo resta tuttora ignoto.

11) Critiche

Oltre al mancato successo al botteghino, anche la critica è stata a tratti molto severa nei confronti de L’uomo bicentenario.

Infatti sul sito Rotten Tomatoes registra il 36% delle recensioni professionali positive, scrivendo che il film “è rovinato da una cattiva sceneggiatura e finisce per essere noioso e sdolcinato”. Su IMDb ha una valutazione positiva di 6,9/10, mentre su Metacritic ha un punteggio di 42 su 100 basato su 31 recensioni.

Inoltre alcuni hanno contestato molto il percorso del robot verso lo status di essere umano, in quanto rappresenta un’eccessiva mitizzazione della condizione umana, considerata in questo caso come la migliore possibile.

Altri invece lo hanno criticato anche per l’esagerata romanticizzazione delle trama, aspetto che non era assolutamente previsto dal racconto di Asimov. Secondo Roger Ebert:

“L’uomo bicentenario inizia in maniera interessante, procede a singhiozzo, e infine sprofonda in un ronzio smielato di sentimenti da cartolina d’auguri. Robin Williams trascorre la prima metà del film rinchiuso in un costume metallico da robot, e quando esce, diventa invece robotizzata la sceneggiatura.”

robin williams e embeth davidtz in L'uomo Bicentenario
Robin Williams e Embeth Davidtz (che interpreta sia la nonna Amanda “piccola Miss” sia la nipote di cui si innamora Andrew, Portia) in L’uomo Bicentenario

Altri critici, invece, danno una visione più benevola del film, soprattutto grazie alla magistrale interpretazione del suo protagonista, Robin Williams:

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“L’uomo bicentenario è una commedia fanta-filosofica che mette in gioco concetti fondamentali, dal significato di umanità al libero arbitrio. Che cosa succede quando un tipo come Asimov incontra un tipo come Robin Williams? Costretto a starsene per metà del film sotto una maschera metallica che allude ai suoi tratti, dal momento che riconquista la propria faccia in carne e ossa l’attore comincia a spandere la consueta dose di bontà sui mali del mondo” (Roberto Nepoti, ‘La Repubblica’, 6 febbraio 2000).

12) L’amore per la fantascienza di Robin Williams

Robin Williams si è sempre dichiarato un grande fan della fantascienza e in un’intervista ha affermato di essere un fan sia di Asimov sia di Philip K. Dick, altro grandissimo autore del genere fantascientifico.

“Sono un grande fan di Dick. […] Il lavoro di Dick però era così cupo mentre Asimov dà una visione più positiva di qualcosa di così oscuro. Fu il primo scrittore a pensare ai robot in maniera positiva, rendendoli più umani e morali. Il robot che interpreto ne “L’uomo Bicentenario” riesce a trasmettere queste leggi interne che lui non può violare e con queste leggi lui riesce a darsi una sorta di guida morale.”

13) Anche un orologio rotto segna l’ora giusta. Due volte al giorno!

Il protagonista del film, durante la sua lunghissima vita, costruisce degli artefatti umani, in particolar modo orologi. Il suo padrone, Richard Martin, interpretato da Sam Neill, nota in lui atteggiamenti creativi e lo sprona a disegnare, creare, ideare e a costruire oggetti.

In questo modo il robot diventerà anche economicamente indipendente dalla famiglia a cui appartiene e da qui incomincia la sua strada verso una vera e propria libertà sia civile sia economica.

“Uno ha studiato la vostra storia: sono state combattute guerre terribili in cui sono morti milioni di individui per un’idea: la libertà. Quindi si può dire che una cosa a cui tante persone tengono così tanto vale la pena di averla.”

Non è un caso inoltre che un robot immortale costruisca proprio orologi che simboleggiano quindi il tempo che per lui non si dovrebbe fermare mai, ma, che in realtà, deciderà lui stesso di fermare trasformandosi sempre più in un essere umano. Questo tema è ovviamente interconnesso a quello del libero arbitrio e della facoltà di poter scegliere la propria identità e il tempo da trascorrere in questo mondo.

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Si ricollega così a temi molto delicati e dibattuti come la ricerca della propria identità di genere e la trasformazione verso il proprio vero io, ma anche al tema dell’eutanasia e dell’accanimento terapeutico, visto il finale in cui Portia decide di farsi staccare la spina da Galatea e anche la stessa decisione di essere mortale presa da Andrew.

“Uno è lieto di poter servire”

L’uomo bicentenario è un film controverso ma profondo, forse anche sottovalutato visto l’incredibile numero di spunti di riflessione e di dibattito che può far nascere.

Nonostante la trama viri un po’ troppo forzatamente verso un sentimentalismo a volte stucchevole, questa pellicola non può che far emozionare e riflettere, non solo sul rapporto uomo-macchina ma anche sulla nostra condizione umana e mortale. Inoltre la magistrale interpretazione di Robin Williams regala, come sempre, momenti indimenticabili che rendono il film una pietra miliare del genere.

“Come robot avrei potuto vivere per sempre, ma dico a tutti voi oggi, che preferisco morire come uomo, che vivere per tutta l’eternità come macchina… Per essere riconosciuto per chi sono e per ciò che sono. Niente di più, niente di meno. Non per la gloria, per l’approvazione, ma per la semplice verità di questo riconoscimento. È stato l’elemento propulsivo di tutta la mia esistenza e devo riuscire a ottenerlo, se voglio vivere o morire con dignità.”

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