Giunto di Cardano: Caos è l’ordine perfetto dell’indie rock

Giunto di Cardano
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Il trio foggiano ha pubblicato un disco che guarda al futuro.

I Giunto di Cardano non sono una nuova conoscenza per noi e per il grande pubblico. Anno scorso sono stati i vincitori della Trentesima Edizione del Rock Contest di Firenze con una performance, durante la finale, che non ha niente da invidiare alle band più navigate nel panorama italiano e internazionale. Il loro impatto live è decisamente importante e sicuramente energetico, saranno riusciti a trasmettere il tutto su disco?

Caos è il secondo album della band e ha come difficile compito quello di spingerli nell’Olimpo del rock italiano. Le premesse sono ottime, i Giunto di Cardano hanno un’alchimia perfetta sia sul palco che nelle composizioni e quest’album è la fusione di tutto.

Questione di equilibrio.

Prendendo in prestito dal passato alcune sonorità specifiche del rock italiano e internazionale, i Giunto di Cardano sono riusciti a dare una loro identità al disco. Caos risulta infatti molto vario e costellato da sezioni più leggere e malinconiche a vere e proprie sfuriate distorte. La cosa più riuscita in assoluto è sicuramente l’equilibrio sonoro donato al disco. Le 13 canzoni scorrono una dopo l’altra grazie al botta e risposta, su citato, tra malinconia e potenza.

Dopo il veloce intro con Amnesia che mette in risalto la loro capacità di creare ottimi crescendo, arriva Dandy. Probabilmente la canzone più potente dell’intero album grazie a una ritmica ridondante con il basso che crea la giusta tensione per lasciare a chitarra e voce le dinamiche tra strofa e ritornello. Chiedimi in Fondo è una ballata arpeggiata da cui traspare la parte più onirica dell’intero disco. Navigli segue la strada della precedente traccia ma lo fa in modo più diretto. Il piano accompagna la voce fino a un crescendo che esplode all’ingresso della ritmica. Sicuramente la canzone più votata alla trasmissione in radio. Questo non sminuisce minimamente Navigli, anzi ne vogliamo esaltare l’ottima composizione e struttura che si sposa bene con una rotazione radiofonica, traccia in grado di essere ascoltata a ripetizione senza mai stancare.

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Arpeggi e colpi di bacchette.

Giunto di Cardano
Logo dei Giunto di Cardano

Drama è caratterizzata da un lungo, ossessivo e inquietante arpeggio distorto, smorzato in parte da una sezione vocale che trova una soluzione effettistica particolare creando una buona alchimia. Anche Non Esisto ha un arpeggio come colonna portante. L’ottimo lavoro dei Giunto di Cardano è stato proprio il differenziare sapientemente le sonorità e gli effetti, creando su ogni traccia un lavoro pressoché unico. La parte finale di Non Esisto è sicuramente una piacevolissima sorpresa e inserita in modo magistrale.

Blue è probabilmente la traccia più particolare e originale dell’intero disco. Questa volta l’arpeggio è creato da un synth, nessuna ritmica e la progressione creata dal primo secondo fino alla fine è pura poesia. Con il Ritratto del Dottor Gachet, la band prende in prestito il famoso dipinto di Van Gogh per portarlo al servizio della loro musica. Paz! ha un’ottima musicalità ridondante che ricorda (lontanissimamente) le effettistiche usate dai Tool per quanto riguarda voce e basso. A metà canzone c’è un estratto del film di De Maria da cui prende il nome e che accresce la particolarità del brano e del disco. Si torna alla calma con Non C’è Niente Come Noi che sfrutta un lunghissimo crescendo diluito su tutto il brano creando la giusta tensione fino al raggiungimento del climax finale.

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L’undicesima traccia si chiama giust’appunto Undici. Si caratterizza tramite un piacevole ritmo tribaleggiante che non risulta mai mai esagerato. Si torna poi alla potenza nuda e cruda con Questione di Meccanica. Oltre al preciso richiamo al nome della band, la traccia sfrutta il concetto di chimica tra due persone trasformandola in meccanica con analogie e doppi sensi anatomici. L’inserimento dei fiati a fine brano è sicuramente la ciliegina sulla torta. Si chiude con Induzione, ultima traccia di Caos. Come ogni altra traccia del disco, anche il testo dell’ultimo brano lascia all’ascoltatore l’interpretazione senza lasciare troppo scoperto ma neanche sfociare nel no-sense. La scelta delle parole e della musicalità vocale è strettamente studiata per presentarsi bene sulle note dell’album. Anche in questo caso infatti l’alchimia risulta perfetta e in perfetto equilibrio con tutto il resto.

https://open.spotify.com/album/5NbjMp8HU4VvEP9mo0YUHi

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