Colette: Keira Knightley racconta Parigi e la Belle Epoque in chiave LGBT

Colette

Tra i film usciti questo Giovedì 6 Dicembre, troviamo anche Colette di Wash Westmoreland

Il biopic dedicato alle vere avventure di una graziosa ragazza di campagna, che alla fine del XX secolo scopre Parigi e sa imporsi come massima, suprema regina della Belle Epoque. Parliamo naturalmente di Sidonie-Gabrielle, meglio nota con un cognome solo: Colette.

Sarà bene sottolineare che anche all’alba del 2019, Colette per la Francia (e altri milioni di lettori in tutto il mondo) è un mito assoluto, indiscutibile, oltre la modernità, lo spazio e il tempo. Una scrittrice e performer vissuta tra il 1873 e il 1954, che ha saputo ribellarsi ad ogni sorta di convenzioni, perfino alla nascita del femminismo, mentre ostentava con fierezza un’idea di femminilità ingenua e libertina, emancipata e anti-moralistica. Un’idea e una donna capace di sfidare gli stessi salottieri bohémienne, il conformismo e l’ipocrisia di quelle vaste corti di ciarlatani, che spesso accompagnano artisti, avanguardie e rivoluzioni.

Colette

Quale attrice se non Keira Knightley poteva incarnare Colette, per un nuovo, sontuoso biopic in costume? Oltre all’evidente somiglianza fisica, Keira Knightley sembra possedere almeno due doti prodigiose: un “volto letterario” e una spiccata inclinazione per le storie vere. Così la bellezza sottile e sinuosa dell’attrice londinese, classe 1985, si trasfigura di volta in volta in Orgoglio e pregiudizio, Anna Karenina, o magari le protagoniste di A dangerous method di David Cronenberg e The Imitation Game.

Anche il film di Wash Westmoreland sceglie di raccontare con una certa fedeltà una lunga serie di fatti realmente accaduti: dal matrimonio con Willy, celebre canaglia parigina, alla definita emancipazione di Colette.

Il biopic inizia con una giovane dai lunghi capelli, cresciuta tra le incantevoli, verdi distese della Borgogna. L’idillio campestre si rompe presto e per sua scelta. Sidonie-Gabrielle Colette va felicemente in sposa a uno strano personaggio, noto con lo pseudonimo di Willy (Dominic West). L’uomo è molto più grande di lei, sembra amarla follemente, e rappresenta ai suoi occhi la quintessenza della felicità e di Parigi. Ma Willy purtroppo ha qualche debolezza: alcool, prostitute e una forma di narcisismo patologico, che lo spinge a pagare numerosi scrittori, perché scrivano le opere che saranno da lui firmate. Vi ricorda la trama di Big Eyes di Tim Burton? Anche in questo caso, la storia del bugiardo senza talento (compresa la sua brutalità) è tristemente vera.

Colette

Il prode Willy conquistò in un colpo solo Colette: una moglie bella e devota, nonché una scrittrice che ancora non sapeva d’essere l’icona del suo tempo. Certo, è di Willy l’intuizione di segregare la sua sposa e costringerla con la forza a scrivere ore e giorni interi. Ma le pagine sono scritte da Sidonie-Gabrielle, che inventa il suo alter-ego: Claudine. Con “Claudine va a scuola”, edito nell’anno 1900, la ragazza ha praticamente fondato il mito del best-seller moderno. Nella metropoli del XX secolo, infatti, esiste appena il cinematografo, devono ancora arrivare radio e televisione. Un romanzo leggero ma lezioso, irriverente e abbastanza allusivo, in quel contesto è una vera miniera d’oro. Seguiranno altri 3 casi letterari, che per la prima volta superano i confini della letteratura, conquistando i più diversi strati della società. Libri che cambiano la moda, impongono tagli di capelli, abiti, acque di colonia e una vasta gamma di prodotti, tutti a marchio Claudine.

Il biopic riesce efficacemente a illustrare l’evoluzione di Colette da 19 a 34 anni: quando insieme alla sua compagna Missy (Colette Dough) porta sul palcoscenico del Moulin Rouge uno scandaloso coming-out lesbico, ma soprattutto congeda il marito, reclama la proprietà autoriale e ottiene la firma sulle copertine delle Claudine.

Il risultato è un biopic attento, ordinato e ben scritto, capace di valorizzare luci e ombre della rocambolesca vicenda Colette, insistendosulla bellezza accecante della Belle Epoque, e su una liberazione sessuale a tema LGBT.

Tutto perfetto? Forse troppo. Per un’autrice tanto controversa, che in seguito scriverà un’infinità di altri libri, serviva forse un film meno logico, e decisamente più indomabile.

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