Quella casa nel bosco: uno degli horror più folli degli ultimi anni

Ironica enciclopedia del genere horror e dei suoi cliché, scritta in soli tre giorni da Drew Goddard e Joss Whedon.

Quella casa nel bosco

Chi dice che un horror non possa anche essere divertente, non ha mai visto Quella casa nel bosco, film del 2012 dei registi cult Drew Goddard e Joss Whedon.

I due hanno alle spalle Buffy l’Ammazzavampiri, Angel, The Avengers, Cloverfield e Lost! Per questo film, più che di “horror” però, bisognerebbe parlare di “enciclopedia horror”. I registi infatti riescono a far rivivere in appena un’ora e trenta di pellicola, oltre un secolo di storia del cinema dell’orrore. Dagli scenari tipici del genere, agli stereotipi che hanno spesso reso comici e prevedibili alcuni horror, in Quella casa nel bosco troviamo tutto ciò che si possa definire “dell’orrore”.

Già dall’incipit lo spettatore dovrebbe attendersi un horror sui generis

Cosa c’è di spaventoso in «un buon caffè», «gli ormoni» e «la fertilità»? Questo inizio straniante, con Richard Jenkins e Bradley Whitford che chiacchierano amabilmente davanti a una macchinetta del caffè, è studiato ad hoc per confondere gli spettatori e indurli a pensare di aver sbagliato film. Subito dopo però, il titolo a caratteri cubitali, rigorosamente rosso-sangue, accompagnato da urla stridule, rassicura (per il momento) gli amanti dell’horror più tradizionale. Cinque tipici ragazzi americani – il palestrato, la prima della classe, la bionda senza cervello, l’intellettuale e il fattone – si mettono in viaggio in camper, muniti di «un enorme bong» e «un fusto di birra», per trascorrere un weekend al lago.

Quella casa nel bosco

Per raggiungere la fantomatica casa nel bosco, la comitiva deve superare un tunnel con un precipizio e percorrere una strada che «non è nemmeno sul GPS, non è degna del posizionamento globale». Un personaggio inquietante, il Premonitore, nonostante il «lavoro da manuale» svolto per spaventare i ragazzi, viene “allegramente” ignorato dalla comitiva. Ma questa è solo la prima delle tante scelte sbagliate che i ragazzi faranno nel corso del film. In qualsiasi horror che si rispetti infatti, i personaggi vivono in una casa infestata, si avventurano nel bosco, esplorano cantine polverose e, SOPRATTUTTO, trovano un diario e leggono ad alta voce le formule in esso contenute. E, nonostante il tizio bizzarro di turno, metta in guardia sull’imminente pericolo, nessuno gli dà retta… «DOLOR SUPERVIVIT CARNI. DOLOR SUBLIMAT CARNI. DOLOR IGNIT ANIMOS.»

E, improvvisamente… «Abbiamo dei vincitori ragazzi!»

Quella casa nel bosco

I mostri estratti sono la famiglia dei contadini zombie torturatori, per la gioia del reparto manutenzione e lo scontento di Hadley, che morirà senza aver mai visto un tritone, (più o meno)… L’originalità e il “tocco di classe” dei registi, sta proprio qui, nelle scene ambientate nel bunker-laboratorio. Da dove un gruppo di cinici scienziati controlla che tutto vada come deve andare. Infatti per NON sopravvivere in un horror, ci sono delle regole precise, che i personaggi rispettano sempre, come se tutte le sceneggiature si rifacessero ad un unico archetipo. Già nel 1996 in Scream, Wes Craven aveva preso in giro certi cliché, dettando le regole precise che devono essere rispettate se si vuole sopravvivere in un horror.

Non si deve mai fare sesso, sesso = morte; mai ubriacarsi o drogarsi; mai dire torno subito; mai rispondere al telefono; non aprire quella porta, non cercare di nasconderti e non urlare perché chi urla muore!

Quella casa nel boscoLa domanda più comune tra gli spettatori di un film horror, è sempre PERCHÉ? Perché i protagonisti si comportano in un modo così stupido? È a questo quesito che il film cerca di rispondere. Goddard e Whedon ci spiegano che la bionda sexy non è svampita per una supposta inferiorità genetica, ma a causa della tinta per capelli; questa le penetra nel sangue e rallenta i suoi processi mentali! Il belloccio muscoloso, non riesce a tenere a bada gli ormoni a causa del Rhohyptase che aumenta la libido. Tutto è stato previsto dal sistema.

Il film è creato appositamente per gli amanti del genere. Gioca con gli stereotipi con un sarcasmo arguto e divertente. Infarcito di citazioni, è un tributo devoto ma canzonatorio al genere horror. Probabilmente non adatto a uno spettatore occasionale, sarà apprezzato dagli appassionati, che saranno soddisfatti dal riconoscere gli oltre 60 tipi di mostri presenti nel film. E tu, riuscirai a riconoscerli tutti?

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