Pale Waves: l’inconsistenza dei fenomeni creati dai media musicali

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Pale Waves, ovvero: come prendere una band immeritevole e portarla al successo.

Qui in Italia il fenomeno non è giunto con grande vigore, ma in Gran Bretagna i Pale Waves sono al momento chiacchieratissimi. Chi sono? Un gruppo indie pop, spuntato fuori dal nulla nel 2018 e al momento sulla bocca di tutti. Perché? Presto detto: perché il New Musical Express, la più importante rivista musicale inglese (l’equivalente del Rolling Stone in America) li sta spingendo, promuovendo, esaltando. Ultima domanda: se lo meritano? Assolutamente no.

Il loro album d’esordio, appena uscito, si intitola My Mind Makes Noises, e già dal titolo dice tutto. Un album studiato per i giovani ansiosi, che credono di essere complicati e di essere confusi. Non c’è dubbio che qualunque ragazzina inglese sedicenne impazzirà per questo disco, ma sforzandosi di giudicarlo con distacco risulta subito chiaro che è tutto fumo e niente arrosto.

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My Mind Makes Noises è The 1975, mischiati con i Chvrches. La front-woman, Heather Baron-Gracie, canta esattamente come Lauren Mayberry. Sound perfettamente indie pop contemporaneo, senza alcun sfumatura anche solo vagamente interessante. Atmosfere sempre ripetitive, energiche ma rigorosamente malinconiche, qualche synth, qualche vocina distorta, un po’ di effetti da computer, e il gioco è fatto. Per completare, qualche “fuck” qui e là, perché i Pale Waves sono un gruppo rock and roll, ribelle, che non si può censurare, certo.

In aggiunta, c’è l’aspetto delle componenti femminili della band (due donne, compositrici e autrici, per cavalcare l’onda #MeToo). Heather Baron-Gracie e Ciara Doran, questi i loro nomi, sono due copie più o meno simili di Siouxsie Sioux. In un periodo di revival anni ’80, un po’ di gothic non guasta. Al confronto, i due componenti maschi (anche loro quasi una copia uno dell’altro) sembrano messi lì tanto per completare il gruppo. Ed infatti, sono entrambi entrati nei Pale Waves in un secondo momento.

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Cosa rimane, a livello strettamente musicale? Quasi nulla. Giusto tre canzoni nell’album meritano, a nostro avviso, l’ascolto: Noises, She, e Television Romance. Se vi piace l’indie pop alla 1975, potreste gradire questi tre pezzi. Ma molto difficilmente trovare meno che noiosi gli altri. Sì, le chitarre ci sono, si può in parte legittimamente parlare di “rock and roll”.

Ma il problema di fondo è proprio questo: la musica rock, o meglio, come viene sempre più nostalgicamente definita, “guitar music“. In molti ancora non hanno capito che al momento storico attuale la musica rock, nella sua accezione classica, del chitarrista capellone che suona il riff o l’assolo gridando “yeah”, non ha molta ragione di esistere.

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Questo perché ci troviamo in un’epoca che culturalmente chiede di più, chiede ai musicisti di essere eclettici e di sfruttare tutta la tecnologia a loro disposizione. Invece, gran parte del consenso accordato ai Pale Waves deriva solo dal fatto che essi “usano le chitarre“. E allora? Davvero è solo questo l’unico metro rimasto per giudicare quale musica è “rock” e quale no?

Speriamo che la risposta sia negativa, da parte di un pubblico intelligente. Tanto più che in My Mind Makes Noises le chitarre ci sono, sì, ma non è che si possa parlare esattamente dei Led Zeppelin. Si tratta più di un alibi ideologico, che porta i consumatori di musica a mettersi il paraorecchie e a restare incollati ad un’idea del rock and roll che (per il momento) non ha motivo di essere. E se per fare questo ci si deve accontentare di band inconsistenti come i Pale Waves, tanto peggio.

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Come si diceva, dietro a tutto questo c’è il NME, giornale (anche on-line) che detiene un controllo mediatico su praticamente tutta la scena musicale inglese. Non è un mistero che, per esempio, negli anni ’90 la febbre del britpop venne incalzata proprio da questa rivista, con la celebre rivalità tra Oasis e Blur. Il giornale cerca continuamente di lanciare nuovi fenomeni, facendo loro acquisire fama in maniera da guadagnarci poi di ritorno con interviste esclusive e meccanismi promozionali.

Ora, in questo non ci sarebbe nulla di male, se la band promossa si meritasse effettivamente questa spinta. Però: passino i 1975, che perlomeno stanno cercando di raffinare il proprio stile; passino gli Shame, che propongono un post-punk comunque notevole. Ma sarà chiaro a qualunque appassionato di musica che questi Pale Waves non hanno davvero nulla da offrire.

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Anno di pubblicazione: 2018
Genere: Indie Pop

2 Commenti

  1. Pale Waves ha 1 milione di ascoltatori al mese su Spotify da solo e il loro album ha raggiunto il numero 8 nelle classifiche degli album nel Regno Unito nella sua prima settimana. Quante persone leggono il tuo blog? Non molti scommetto. Deve essere molto frustrante per te.

    • Al contrario, dimostra esattamente quello che sostengo nell’articolo, e che ovviamente tu non hai capito: i Pale Waves (plurale, è una band, non un artista singolo) sono un fenomeno promosso in modo da ottenere esattamente quello che hai descritto tu, un milione di ascoltatori e un numero alto in classifica. Da che mondo è mondo, non mi pare che tali risultati identifichino l’alta qualità di una produzione musicale: ti ricordo a tal proposito che ai vertici delle classifiche in Regno Unito ci sono stati a loro tempo anche le Spice Girls e i Take That. Mia intenzione era appunto porre l’accento su quali artisti meritano di finirci, in cima alle classifiche, quali no, e nel caso come fanno a finirci. Inoltre, forse non ti è neppure chiaro dove sei: questa è una rivista che si occupa di cinema e musica, non è un mio blog privato. Non perdo neanche tempo a replicare al tuo attacco sul piano personale, dato che un commento del genere mi rende chiaro il motivo per cui hai commentato qui; ma, se vuoi del flame, non l’avrai da me.

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