(Ri)vivere ad ogni concerto: Motta ci racconta il suo tour

L'adrenalina, la catarsi, la libertà e la grappa barricata: il cantautore pisano ci apre le porte del suo backstage e ci spiega cosa gli succede sul palco.

0
239

Abbiamo incontrato Francesco Motta durante la sua unica data in Puglia per capire cosa rappresenti il tour per un artista abituato a lavorare nell’ombra. E ci ha sorpresi non poco.

Francesco Motta, in arte semplicemente Motta, è sempre stato una figura ammantata d’ombra nella musica italiana: innumerevoli collaborazioni, anni di concerti insieme a Nada, Il Pan del Diavolo e Zen Circus e composizione di colonne sonore per film e documentari. Un artista eccezionale che ha sempre preferito rimanere nell’oscurità, a causa della sua attitudine schiva e solitaria. O almeno così ci sembrava.

I due album solisti, La fine dei vent’anni (Targa Tenco 2016 per la miglior opera prima) e il nuovo Vivere o Morire (Targa Tenco 2018 per il miglior album italiano) e i lunghi tour intrapresi in questi due anni ci hanno fatto sospettare di aver frainteso la figura di Motta, forse meno introverso di quanto non possa sembrare e oscurato dalla figura del cantautore depresso, etichetta affibbiatagli da anni.

Lo abbiamo incontrato nel backstage del Rigenera SmART City 2018, il Festival delle Periferie svoltosi a Palo del Colle (provincia di Bari), e stavolta non volevamo parlasse del suo disco: gli abbiamo chiesto di raccontarci il tour e la trasformazione che subisce salendo sul palco, trovandoci davanti un artista dalle mille sfaccettature che sul palco non muore, ma vive davvero.

Stasera vogliamo conoscere il Motta in tour, perché sei sempre apparso come un “topo da studio”…

In realtà è molto diverso. Il lavoro in studio, il dover scrivere e fare cose nuove, è il festeggiamento di una sorta di tormento che purtroppo io ho, mentre il concerto è una festa vera, sostanzialmente; le canzoni vengono rigenerate, rinascono. Durante questo tour abbiamo fatto più di 100 concerti e non c’è stata una volta in cui mi sono annoiato, perché il palco mi fa sentire libero.

Quindi non fai live solo perché devi farli.

Assolutamente no, li faccio perché mi piace farli.

Vivere o Morire: in tour vivi o muori?

Vivo, sempre e comunque.

La cosa più strana che ti è capitata in questo tour?

Beh, parecchie… Le più strane non posso raccontarle! (ridiamo insieme) Comunque ogni concerto è diverso, succede sempre qualcosa di strano, qualcosa di assurdo.

Cosa non può mancare nel backstage di Motta? Ammesso che tu possa dircelo…

Una bottiglia di grappa barricata.

Una a testa?

No dai, una a testa non ce la faremmo. Una per tutti basta.

Preferisci il lavoro in studio o il tour? O addirittura non pensi che ci sia alcuna scissione?

Sicuramente è molto diverso. Però devo dire che a me non piace fare i dischi, non mi diverte scrivere canzoni, mentre fare i concerti sì. Questo disco non l’ho fatto perché volevo farlo ma perché dovevo farlo, non sono uno a cui piace scrivere canzoni.

Ti sentivi “spinto” da qualcuno a dire ciò che hai detto o era una spinta che proveniva da te?

No, sentivo di doverle dire. Avevo sintetizzato qualcosa e sentivo il bisogno di trasformarle in canzoni.

Quando componi, lavori anche entrando nell’ottica dei live? I tuoi pezzi sono scritti anche per funzionare dal vivo o non ti poni questo problema?

No, in realtà no. Anzi, quando vado in studio spesso arrivo con un’idea, dico “Questo disco devo farlo così” e poi invece succede tutt’altro. L’ultimo album avevo pensato di farlo quasi elettronico, poi in realtà è diventato qualcosa di completamente diverso; mi lascio trasportare da ciò che succede e da quanto cambio io durante la lavorazione del disco. Cambiare idea è bello.

Il feedback del pubblico com’è stato?

Molto bello. Ho un pubblico molto… Educato. Non è gente che capita lì per caso o che conosce solo i singoli, è gente appassionata di musica e della mia musica. Poi nei miei concerti c’è tanta dinamica, ci sono momenti nei quali puoi pogare e momenti nei quali assolutamente non puoi farlo; sta al pubblico capire quando è il momento di fare casino e quando non lo è, e il mio pubblico riesce perfettamente a capirlo.

Descrivici il tour dei tuoi sogni.

Io vorrei riuscire a fare un tour in tutto il mondo, sinceramente. Non penso che se non capisci le parole delle mie canzoni tu non possa apprezzare il mio concerto, perché comunque c’è molta musica e molta psichedelia, più che nel disco; vorrei arrivare anche laddove il mio testo non viene capito.

Che è un po’ quello che fanno le band americane.

Oddio, insomma, è un po’ più facile comprendere l’inglese… Ma in ogni caso anche se non comprendi il testo riesci a capire se c’è una “forza” dietro al testo, quello sì.

Consideri il live come un banco di prova fondamentale per un artista? Un buon artista deve anche sapersi esibire live?

Beh, sì. Deve saper “suonare bene”; l’unico problema è che non ho ancora capito cosa voglia dire “saper suonare bene”, ma so che è importantissimo farlo. E poi è importante anche il modo di stare sul palco. Sei nudo, un po’ come nel teatro. Puoi sbagliare, sicuramente, ma devi cercare di non farlo.

Hai parlato di “essere nudo” sul palco. Tu sul palco sei “tu”, al cento per cento? O interpreti qualche ruolo?

Forse sono più “io” sul palco che “io” quando scendo dal palco. Purtroppo.

Per questo i live hanno tanta importanza per te? Perché lasci trapelare esattamente il contrario.

Ma guarda, lascio trapelare anche il fatto di essere sempre triste, ma in realtà non è così. Non ricordo chi diceva “Quando sono felice vado al mare, non scrivo canzoni”, forse Luigi Tenco. Però in generale c’è una percezione di me che non rispecchia esattamente chi sono.

Il tour di “Vivere o Morire” in tre parole.

(Pausa di riflessione) Non lo so.

Perfetto, esattamente tre parole!

No davvero, non te lo so dire, non saprei sintetizzare in tre parole. Sicuramente ti direi “libero”, poi… “Emozionante”. E basta.

Forse è proprio un segnale del fatto che tu sei veramente tu, in tour. Perché anche se qualcuno ti venisse a chiedere “chi sei?” tu, come tutti, risponderemmo “non lo so”.

Ecco, esatto!

C’è un artista con il quale vorresti condividere il palco?

Sul palco sicuramente vorrei salire con Johnny Greenwood.

Siete molto simili tu e Johnny Greenwood, nei modi di fare, nell’attitudine.

Ammazza!

Spero tu lo prenda come un complimento.

Cazzo se è un complimento!

Continuate a seguirci sulla nostra pagina Facebook ufficiale, La Scimmia sente, la Scimmia fa.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here