LIBERATO – Fenomenologia di un mistero napoletano

LIBERATO

Questo vuole essere un piccolo compendio per destreggiarsi nel fenomeno italiano del momento con buona pace di detrattori, haters, disfattisti, rompiscatole vari ed eventuali.

Prima di parlare della fenomenologia del misterioso artista ‘napoletano’ è bene sorpassare qualche pregiudiziale e scogliere un paio di nodi spinosi:

1. LIBERATO non è un prodotto neomelodico. Né negli intenti, né nella forma, né nella sostanza. C’è un sentimentalismo romantico alla napoletana di fondo che tuttavia non sfocia nell’esasperazione melodrammatica e indigesta nel rapporto amoroso lui-lei, anzi, l’amore cantato da LIBERATO è universalistico e indistinto.

2. LIBERATO è un fenomeno di marketing? Sì, indubbio. Quasi sicuramente dietro c’è un team di persone che lavorano sul personaggio. Dalla comunicazione, ai testi, agli show, ai costumi.

Tuttavia squalificarlo per questo motivo è ingiusto finanche sbagliato perché dietro c’è gente capace a comporre musica, nel senso artistico del termine, ed è musica ottima, dalle basi ai testi che, come erroneamente viene divulgato, non sono né rap né trap.

LIBERATO

Le influenze massicce da cui pesca l’immaginario e il campionario di LIBERATO provengono dal movimento R’n’B/soul black che sta spopolando negli USA da un lustro a questa parte; (The Weeknd, Sampha, Childish Gambino, Frank Ocean per citarne alcuni) il tutto mescolato con una buona dose di rivisitazione in salsa partenopea.

L’internazionalità del fenomeno è testimoniata dall’invito a presentare il suo show persino al Sonar di Barcellona. Quanti “artisti neomelodici” hanno potuto fregiarsi di questo titolo?

LIBERATO è il classico esempio di nemo propheta in patria! Perché si sa, il fascino esterofilo ha quel suo appiglio più immediato.

Ma scopriamo di più.