LIBERATO – Il nostro report del concerto di Napoli

Un occhio più da vicino a uno degli eventi più singolari degli ultimi anni

LIBERATO

Due parole sul concerto di Liberato.

Ieri abbiamo avuto la conferma che LIBERATO è il fenomeno quasi-pop del momento.
I numeri sono sicuramente dalla sua: basti pensare che circa 20.000 persone, dato verosimile, hanno letteralmente preso d’assalto la Rotonda Diaz. Il tutto di fronte l’indiscutibilmente meravigliosa cornice del Lungomare di Napoli in occasione della primissima data dell’artista nella “sua” città.

Tuttavia il concerto è stata un’occasione importante per la città che sta attraversando un nuovo Periodo Aureo trainata dal sempreverde “creativismo” napoletano. Dal cinema, basti pensare alla standing ovation di Gatta Cenerentola tributata al festival di Venezia, allo stesso Sorrentino, dal turismo in costante crescita, all’arte e infine alla musica ovviamente.

Tutti, o quasi, pronti.

LIBERATO

L’organizzazione è stata decisamente insufficiente, preparata per gestire appena 6000 persone. Data la mole dirompente, parecchi malumori si sono sparsi nella calca sia prima che dopo ma, nonostante ciò, il clima è stato estremamente piacevole e non ci sono stati episodi rilevanti che avrebbero potuto rovinare un’esperienza così surreale.

Surreale perché ieri questo è stato il concerto di LIBERATO dal primo all’ultimo momento. Lo è stato dall’opening dei due bravissimi Nu Guinea in ascesa assoluta dopo lo splendido album appena uscito, allietando la folla, mentre si godeva un crepuscolo mozzafiato, con un dj set furbo ma preconfezionato e preparato in fretta e furia per la chiamata all’ultimo secondo.

All’artista che fa un’entrata di scena sul palco davvero singolare attraverso il mare, tre sosia belli che incappucciati e bendati, schermatura del 4G e vietato l’ingresso a fotografi professionisti e giornalisti, l’identità di LIBERATO va preservata evidentemente ad ogni costo. La performance dell’artista “napoletano” è stata convincente ma non sconvolgente. Presente con il suo repertorio finora reso pubblico di sei tracce in cui le bombe vere Me Staje Appennenn’ Amò e Tu t’e Scurdat’ ‘e Me vengono intelligentemente lasciate per chiudere l’opera con buona pace di chi si era fatto svariati chilometri per saggiare magari qualche inedito che tutto sommato nessuno veramente si aspettava.

Surreale infine il calore infinito che per un giorno ha legato tutte le varie strutture sociali della città, dallo scugnizzo al “chiattillo” del Vomero, senza contare gli innumerevoli forestieri accolti e coccolati, venuti da mezza Italia per assistere al fenomeno del momento, allegoria perfetta della summa della musica di LIBERATO: ibridazione di popular, intelletto, identità e contaminazione culturale.

A cura di Angelo Molaro.