Queen Kong e ISVN – Recensione dei due film con Valentina Nappi

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La redazione de La Scimmia ha avuto il piacere di assistere in anteprima alla proiezione di due film, cui ha collaborato la nota pornoattrice Valentina Nappi.  

Di seguito la recensione di entrambi i prodotti filmici.

Il primo un cortometraggio della durata di una ventina di minuti intitolato Queen Kong

La trama è semplice: un uomo ed una donna ubriachi, si allontanano dalla villa dove è in corso una festa, per avere un rapporto sessuale. La donna corre verso il bosco, nascondendosi all’uomo la insegue per trovarla. Nel bosco si ritrova di fronte ad una creatura mostruosa dalle sembianze femminili che lo assale costringendolo ad un rapporto sessuale.

Il contenuto delle immagini può essere considerato piuttosto forte, trattandosi a tutti gli effetti di pornografia, resa in maniera quanto più esplicita e violenta. Ma non è tutto qui.

Il film induce nello spettatore un’emozione di straniamento, quasi ribrezzo, ed erotismo al tempo stesso. Le immagini proiettate sullo schermo si fondando su una forte carica sessuale. Il cortometraggio, puramente di finzione, potrebbe essere considerato come una metafora volta all’espressione di una sessualità femminile aggressiva, vorace e passionale. Liberando il corpo di donna, che si trasforma in un mostro del sesso. In tono con le intenzioni poetiche provocatorie della regista Monica Stambrini.

Il comparto tecnico risulta molto ben congeniato, in particolar modo stupiscono la fotografia e la colonna sonora, nonché le stesse scelte registiche, che confezionano un prodotto artistico a tutti gli effetti.

Oltre che basarsi fortemente sulla carica sessuale, si concentra tanto anche sulla bellezza estetiche della composizione figurativa. Un plauso anche agli attori protagonisti: Luca Lionello e Janina Rudenska, con quest’ultima che infonde alla pellicola un’intensa aura sensuale.

Male invece il mediometraggio della durata di una cinquantina di minuti: Io sono Valentina Nappi

Non riscontra assolutamente il nostro gusto. Un ibrido mal amalgamato che si fonda sulla commistione di due generi, fallendo. Il film è a metà tra il documentario e il film di finzione, rimanendo un prodotto pornografico già sperimentato in precedenza, ma che risulta incongruente in questo caso particolare.

L’opera ha la struttura stilistico-narrativa del documentario.

Lo si evince nel modo in cui si muove la telecamera, la fotografia e nella volontà di voler rappresentare lo spaccato di vita quotidiana della protagonista, che ciononostante mai interagisce con lo spettatore. Ma la storia è confezionata ad hoc, quindi un film di finzione. Come detto, un esperimento non nuovo nel mondo del cinema, ma che non convince per niente ora. Il film è costruito male fin anche nella rappresentazione dei personaggi e nelle loro relazioni, creando dialoghi insignificanti che annoiano.

Risulta, a differenze di Queen Kong, poco chiara la volontà registica.

Non si intuisce se voglia essere la rappresentazione della quotidianità di una pornoattrice nel suo intimo, nel suo personale. Di fatto il film si costruisce sugli stilemi classici del porno, risultando esserlo a tutti gli effetti. Essendo composto da due lunghe scene di sesso tra i due protagonisti e poco più.

Decisamente nulla da ricordare soprattutto se confrontato con il primo cortometraggio.

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