Assassini Nati di Oliver Stone – Caso di metacinema a posteriori

NATURAL BORN KILLERS, Juliette Lewis, Woody Harrelson, 1994

Oliver Stone, lungo tutta la sua carriera, si è prefissato l’obiettivo di portare sul grande schermo un cinema che fosse anti-americano.

Un regista che spicca tra le personalità più sovversive e critiche di Holywood, creatore di un cinema profondamente critico e satirico nei confronti della storia e delle istituzioni statunitensi. L’intera filmografia di Stone pone lo spettatore a confronto con la realtà storica di una nazione fondata sull’avidità, l’odio e la smania di potere e grandezza. Fondamenta che affondano le radici nel sangue e nella rovina di altri, vittime innocenti di un sistema corrotto. 

E’ il caso, tra i più eclatanti, di Assassini Nati di Oliver Stone. Sicuramente tra le pellicole, del regista e non solo, che hanno fatto discutere maggiormente di sé.

L’opera di Stone ha riscontrato numerose critiche negative da parte della critica e del pubblico, riguardo l’eccessiva stilizzazione della violenza messa in scena. Di fatto lo stesso Stone ha dichiarato di non essersi autocensurato. Ricreando una pellicola eccessiva, sotto ogni punto di vista. La stessa realizzazione dell’opera è convulsa, esagerata priva di una qualsivoglia direzione artistica. Durante la produzione del film, Stone ha utilizzato i più disparati registri stilistici per la realizzazione dello stesso. Assassini nati risulta essere composto da scene in formato animato, altre televisivo e così via. Unite tra loro in maniera assai disturbante per la visione dello spettatore.

Assassini nati di Oliver Stone

La fotografia si tinge di tonalità a tratti estremamente calde e a tratti contrariamente freddi, fornendo alla messa in scena un’aura accresciutamente grottesca. Estremizzata da una colonna sonora assillante e sensorialmente invasiva, la percezione del pubblico viene distorta dalla natura tecnica della pellicola; resa con un montaggio frenetico e dal ritmo quasi schizofrenico.

Si potrebbe dire che l’opera di Stone è un abominio per i sensi, rendendosi repellente anche allo spettatore più avvezzo.

Tuttavia il comparto tecnico acquisisce un senso se inquadrato nell’insieme all’interno dell’ideologia politica stoneiana.

Com’è risaputo, la nascita della sceneggiatura originale di Assassini Nati è da imputare alla penna e all’estro creativo di Quentin Tarantino. La versione primaria tuttavia preveda l’intenzione di realizzare una pellicola dalle caratteristiche simili ad altri lavori del regista, come Le iene o Pulp fiction. Mescolando quindi una violenza normalizzata, dialoghi allucinati e personaggi carismatici, con numerosi e ricchi riferimenti alla cultura popolare americana.

Assassini nati di Oliver Stone

Stone, invece, preferì concentrare la propria attenzione sull’intenzione di proseguire una lotta critica e satirica, da lui costantemente portata avanti.

Il focus centrale su cui si concentra l’aspetto critico della filmografia stoneiana, ora è il rapporto tra violenza e mass media. Un rapporto di direzione vicendevole secondo un meccanismo perverso, nella concezione del regista. L’idea di Stone è chiara, mettere in scena tale rapporto rappresentandolo in maniera quanto più esagerata e grottesca possibile, con l’intenzione di imprimere, quanto più forte possibile, nelle menti degli spettatori il suo messaggio gridato. Stone sceglie l’arma della satira, mista ad un forte black humour, quale mezzo migliore di esemplificazione della sua ideologia.

Secondo il regista, nell’epoca in cui viviamo i mass media impongono un controllo forzato sull’opinione pubblica. Direzionando e veicolando il suo flusso di pensiero. Generando e nutrendo la violenza con lo scopo di farne una forma di intrattenimento, per aumentare le proprie ricchezze e il proprio prestigio politico. Plasmando le menti di un pubblico soggiogato ed assoggettando ad un controllo costruito su una sublimazione concettuale. Lo spettatore finisce per nutrire ammirazione, esaltato, verso uno spettacolo raccapricciante e i suoi protagonisti. In tal modo Mike e Mallory vengono resi degli eroi, dei personaggi positivi, con al seguito una schiera di fan che, inconsapevoli, idolatrano un qualcosa di eticamente e moralmente sbagliato.

Assassini nati di Oliver Stone

L’aspetto decisamente più interessante concernente Assassini nati di Oliver Stone è la sua storia progressiva.

Numerosi sono stati gli episodi di violenza verificatisi nel tentativo di emulare la stessa ferocia dei due protagonisti. Mike e Mallory sono stati idealizzati, dipinti come figure eroiche di liberazione di una coscienza schiava della società. Tanti sono stati gli adolescenti che hanno compiuto massacri in nome di quella falsa emancipazione concettuale. Il caso più famoso è sicuramente quello riguardante Eric Harris e Dylan Klebold mandanti del massacro della Columbine High School del 1999.

Indubbio che non fosse previsto nelle intenzioni del regista che il film avesse un tale influsso sulle menti deboli di giovani ragazzi smarriti. Tuttavia a seguito di tali avvenimenti le critiche negative riguardanti la pellicola si sono ancora di più inasprite.

Qui il fattore che rende unico ed interessantissimo caso di studio l’opera filmica di Stone.

L’intento del regista attraverso questa pellicola è rendere evidente e critica il rapporto di influenza percettiva tra mass media ed opinione pubblica. Di come un prodotto multimediale possa inoculare nella mente di uno spettatore il germe perverso dell’antisocialismo. Allo stesso modo Assassini nati di Oliver Stone esercita quell’influenza sullo spettatore inerme ed inconscio. Di conseguenza, seppure solo in un secondo momento, l’intenzionalità critica del film di Stone ricade su stessa. Assassini nati può essere considerato come un caso di film che ha per oggetto sé stesso. La pellicola parla di  stessa, diventando a posteriori l’oggetto della sua stessa critica. Ciò rende in un certo senso l’opera di Stone un meta-film, che successivamente rivolge il proprio discorso sulla propria essenza.