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Thor: Ragnarok, la recensione in anteprima

Recensione di Thor: Ragnarok, il nuovo capitolo diretto da Taika Waititi, in uscita nelle sale italiane il 25 ottore.

THOR: RAGNAROK, LA RECENSIONE IN ANTEPRIMA – Dopo un inizio promettente, diretto da Kenneth Branagh, in molti si aspettavano una crescita costante. Purtroppo non è avvenuta dopo un secondo capitolo stanco, privo di originalità e inventiva. The Dark World aveva il difetto di non sfruttare appieno le funzionalità del proprio protagonista e bisogna ammettere che questo elemento è ben visibile durante il corso del film. È vero, non si può pretendere molto da pellicole di questo genere, ma nel corso degli anni la Marvel ha saputo sorprenderci. A dirigere il terzo capitolo è stato chiamato Taika Waititi; un regista di talento, che ha saputo conquistare il pubblico di tutto il mondo con le sue pellicole, in particolare What We Do In The Shadows. 

Thor è imprigionato dall’altro lato dell’universo senza il suo potente martello e deve lottare contro il tempo per tornare ad Asgard e fermare il Ragnarok – la distruzione del suo mondo e la fine della civiltà asgardiana – per mano di una nuova e onnipotente minaccia, la spietata Hela. Ma prima dovrà sopravvivere a un letale scontro fra gladiatori che lo metterà contro il suo vecchio alleato e compagno nel team degli Avengers: l’Incredibile Hulk.

THOR: RAGNAROK, LA RECENSIONE IN ANTEPRIMA – E se in questo film Tony Stark si fosse impossessato del corpo di Thor? E se lo stile dei Guardiani della galassia avesse prese il sopravvento anche in questa pellicola? Sono tutte domande perfettamente plausibili, dal momento che la Marvel sta andando avanti, ormai da anni, grazie ai soliti espedienti narrativi: battute, litigi e ancora battute. Elementi che in alcuni film funzionano alla perfezione, come appunto nei due diretti da James Gunn, ma che con il passare degli anni iniziano a dare veramente fastidio. Con questa pellicola Waikiti sembra voler ripartire da zero, adattando uno stile che si prende meno sul serio, più scanzonato.

Il protagonista cambia completamente e si trasforma in un dio dalla battuta sempre pronta, ben lontano dalla caratterizzazioni dei due precedenti capitoli.

Una scelta che dividerà completamente in due lo spettatore. Ad alcuni potrà piacere, ad altri no, ma la cosa che salterà subito all’occhio, sopratutto ad uno spettatore allenato, è il talento di questo regista. Abile nel creare uno spettacolo visivo fatto di colori, intuizioni registiche e inquadrature davvero ben studiate. Bravura che purtroppo non riesce agli sceneggiatori, che producono una storia imperfetta, che eccede anche fin troppo con la propria comicità e che non riesce, ancora una volta, a caratterizzare degnamente il villain di turno.

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Un punto debole della Marvel che fatica a traslare cattivi credibili nel fumetto allo schermo, mantenendo intatta la loro malignità. Un problema, a dire il vero, anche presente nei fumetti dove i villain di un certo spessore escono raramente allo scoperto. Se si pensa all’ottimo Dr. Octopus dello Spider-man di Raimi, al Wilson Fisk della serie Daredevil o all’avvoltoio del più recente Spiderman Homecoming, le eccezioni si trovano. In questo caso si paventano però ancora tutti i limiti e le difficoltà della casa delle idee, nel mostrarci un villain meritevole di questo nome.

Tuttavia, come già detto, il film potrebbe completamente dividere in due lo spettatore. Non è tutto oro quello che luccica, ma Thor: Ragnarok è sicuramente migliore dei suoi precedenti.

Simone Martinelli
Nato a Milano nel 1992. Appassionato di cinema sin da piccolo. I suoi registi preferiti sono David Lynch e Nicolas Winding Refn. Ama guardare film ogni giorno, alimentando sempre di più la sua fame di pellicole. Sogna un mondo senza Paolo Ruffini dietro la macchina da presa.

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