Recensione “Mother!” di Darren Aronofsky

Recensione "Mother!" di Darren Aronofsky, il capolavoro definitivo del regista che punta alla creazione di una forma di anticinema.

Mother!” è un’opera nuova, diversa, insolita nel panorama della filmografia aronofskyana. Il film rappresenta una svolta decisiva nel perseguimento dell’ideale filmico di Aronofsky. Il regista ora si mostra decisamente più ambizioso rispetto alle opere precedenti, portando ad un livello successivo la propria verve perturbante e provocatoria.

RECENSIONE “MOTHER!”Mother!” è un’opera controversa, nata dalla mente geniale di un regista sovversivo, il cui obiettivo è quello di creare una forma di anticinema. L’opera di Aronofsky, pur generandosi e traendo nutrizione nell’universo cinematografico americano mosso da logiche di mercato, non tiene conto delle esigenze del pubblico. 

Il regista anarchico punta alla soddisfazione della propria poetica e dei propri intenti, produce ancora una volta, come dimostrato in passato, una pellicola sconcertante capace di originare molteplici sensazioni negative nello spettatore.  

Chiunque prendesse visione di “Mother!” nrisulterebbe sconvolto, ai limiti del fastidio arrivando addirittura ad odiare lo spettacolo che prende vita sullo schermo davanti a sé. 

Aronofsky si dimostra in grado di suscitare nello spettatore un sentimento di vulnerabilità e violazione personale, sentendosi indifeso nel buio della sala cinematografica. Da qui la repulsione e il ribrezzo per la pellicola. RECENSIONE “MOTHER!” Il senso di disturbo e repulsione dell’opera filmica viene espresso inoltre dalla regia stessa. Aronofksy crea inquadrature strette e costrittive di primi piani e luoghi interni, chiusi e limitati, inducendo un senso di claustrofobia e di oppressione nello spettatore. 

La regia genera una tensione palpabile lungo tutta la durata filmica, che assume connotazioni orrorifiche e allucinatorie, altamente disturbanti. La fotografia si dimostra estremamente grottesca, riducendo al minimo i momenti di luminosità accesa e vivace, preferendo anzi una cromatura di tinte forte tra il grigio e il giallo ocra. 

Alla luce di ciò sarà di facile comprensione i motivi alla base della reazione del pubblico e della critica professionale all’uscita del film nelle sale cinematografiche.

Cosa nota, presentato in concorso alla 74° mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, l’ultimo lavoro di Aronofksy è stato accolto con grande disappunto, suscitando i fischi del pubblico e della stampa in sala durante la proiezione in anteprima. 

RECENSIONE “MOTHER!” Tuttavia in questo vortice di pulsioni negative, l’emotività dello spettatore coincide con quella della protagonista femminile, “madre”.  Il pubblico si ritroverà quindi a provare sentimenti di insicurezza, paranoia, rabbia e odio. 

Questa l’evoluzione emozionale della donna lungo tutto l’arco narrativo, una figura senza nome che si ritrova coinvolta e risucchiata in un vortice di fanatismo e delirio autodistruttivo. RECENSIONE “MOTHER!” La “madre” è un’entità anonima che si muove sulla scena insieme ad altre entità, che ad una visione estremamente filtrata e complessa potrebbero rappresentare metaforicamente la divinità e il mondo naturale.

In quest’ottica, l’opera di Aronofsky potrebbe essere interpretata in chiave simbolica come la parabola della chiesa cristiana e della storia religiosa raccontata nella Bibbia, da Adamo ed Eva fino all’Apocalisse.

Secondo questa interpretazione, il cinema aronofskyano raggiungerebbe ora la piena maturità nel processo di rivisitazione storico-religiosa della cristianità attraverso lo sguardo di Aronofsky; un percorso inaugurato con “Noah“. “Mother!” rappresenta l’apice dell’espressione della volontà provocatoria del regista, attraverso una visione allucinata ed allucinante, dalla quale lo spettatore si sente assalire. Sulla pellicola vengono dipinte immagini estremamente crude e violente, al cui centro prendono vita personaggi molesti che mossi da un fanatismo delirante diventano la personificazione del male nel mondo, dei peccati e della corruzione dell’umanità.

Una straordinaria Jennifer Lawrence veste i panni della protagonista femminile, regalando al pubblico un’interpretazione sublime fatta di sottrazioni alternate ad eccessi istrionici. La Lawrence dà vita alla figura di una donna tormentata dalle proprie insicurezze e dalla propria paranoia, mossa da un’ossessione morbosa nei confronti del marito, il “padre”.

Per amor suo la donna ristruttura la casa dove vivono, con la quale finisce per creare una sorta di legame, di connessione, come se la vita di una coincidesse con quella dell’altra. La “madre”, che rappresenterebbe secondo questa interpretazione la natura e la casa la casa dell’uomo, viene risucchiata in un vortice di delirio e pazzia discendente.

Ancora l’ossessione al centro delle tematiche aronofskyane, un’ossessione ora duplice.

Allo stesso modo anche il “padre” è ossessionato dall’amore e dall’ammirazione per sé e per il suo lavoro. Un amore del quale si nutre e dal quale trae ispirazione per la propria opera creativa. Il “padre” potrebbe rappresentare la divinità, la genesi del mondo e dell’umanità; dalla cui ammirazione e fanatismo trae beneficio e sostentamentoMother!” rappresenta un’importante passo in avanti lungo il cammino dell’emancipazione del cinema dalle grandi industrie cinematografiche, volte al mero guadagno e alla soddisfazione del pubblico a spese dell’autorialità delle opere filmiche.

Con “Mother!” lo spettatore non prova alcuna soddisfazione nella visione, anzi prova un sentimento di disgusto e repulsione, giungendo all’odio per la pellicola stessa. In questo è la straordinaria forza di Aronofsky, regista capace di creare un’opera magistrale, ricca di simbolismi e metafore, dimostrando come il cinema possa generare sentimenti negativi. Il cinema lo si ama e lo si odia.