Death from Above – Recensione di Outrage! Is Now

Correva l’anno 2014 quando i Death from Above 1979, duo rock canadese composto dal bassista Jesse F. Keeler  e dal batterista e cantante Sebastien Grainger, rilasciavano il loro secondo album, The Physical World, ben dieci anni dopo il loro LP di debutto, You’re a Woman, I’m a Machine. Tra i due album lo scioglimento, la reunion ed il conseguente mega tour, sulle ali dell’entusiasmo.

Ora, nel 2017, il grande entusiasmo dei tempi della reunion ha ceduto il passo alle aspettative da parte di un pubblico in attesa di nuovo materiale, ora che la band è attiva in pianta stabile, e i Death from Above (che nel frattempo sembrano aver scaricato il vecchio “1979” dal loro nome) hanno risposto rilasciando, l’8 settembre, Outrage! Is Now, il loro terzo album.

Death From Above

Mentre i passati lavori della band erano caratterizzati da una partenza cento all’ora, con il basso distorto e la batteria che entravano di prepotenza fin dai primi secondi ,e che restavano sostanzialmente con il piede schiacciato sull’acceleratore per tutta la durata dell’album, in Outrage! Is Now è presente una sorta di dualismo “lento/veloce”, con alcuni pezzi che si distaccano in maniera più o meno decisa dalle vecchie sonorità dance punk.

I nuovi Death from Above sgasano comunque alla partenza, aprendo l’album con Nomad, traccia piena di energia, che non è difficile da immaginare in cima alle scalette di ogni live dell’imminente tour, e proseguono con perle come Caught Up, un pezzo interessante, in cui il sound si avvicina ad un blues rock che ricorda un po’ lo stile dei Royal Blood, oppure la title track Outrage! Is Now, che mischia un synth al basso in un crescendo che culmina in un esplosione sonora.

Il mutamento di stile della band si nota anche in tracce come Freeze Me, primo singolo ad annunciare l’album, in cui il basso distorto si alterna ad una melodia al piano, che potrebbe sembrare una sorta di fusione con MSTRKRFT, progetto electro-house di Keeler, con un taglio decisamente più pop. In questo caso la vecchia impronta noise della band viene quasi del tutto persa, e ciò potrebbe far storcere il naso ai fan del sound grezzo e tagliente di You’re a Woman, I’m a Machine.

Un estratto dal video ufficiale del singolo Freeze Me.

Nonostante ciò, non sembra che le radici dance punk siano state interamente rimosse, e ne danno dimostrazione canzoni come All I C Is U & Me NVR 4EVR (che più che titoli di canzoni sembrano titoli di romanzi rosa per teenager), in cui è presente un sound Death from Above old style riadattato in una versione più moderna, anche se appare abbastanza chiaro che la direzione presa dal duo sia quella di proseguire con uno stile in larga parte diverso da quello che in passato li aveva portati alla ribalta.

Il punto cardine della produzione musicale dei Death from Above rimane comunque la presenza dei pesanti riff di basso, anche se in alcuni casi possono risultare abbastanza lenti e ripetitivi, come in Statues, un pezzo tutto sommato uguale dall’inizio alla fine. Un discorso simile vale anche per Never Swim Alone, che nello stile ricorda una delle vecchie canzoni della band fatte al synth, come Go Home, Get Down.

La traccia conclusiva è l’energica Holy Books, in cui il “lento/veloce” che caratterizza tutto l’album si mischia a sprazzi del vecchio punk/noise. Un sussulto finale che lascia spazio ad un’unica sensazione: i Death from Above senza-più-1979 (a quanto pare) sono  tornati e meritano di essere riascoltati.


Genere: Rock
Anno pubblicazione: 2017