David Lynch tra idee, incubi e realizzazione del sé

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Giovedì 22 giugno: alla proiezione dei primi due episodi della terza stagione di Twin Peaks organizzata dal Lucca Film Festival al Cinema Astra, c’è un tifo da stadio e una platea di giovanissimi accalcati e ferventi. Sono accorsi così tanti fan che è stato necessario predisporre due dirette streaming e un maxischermo nel foyer dell’attiguo Teatro del Giglio. Presente in sala, c’è anche David Lynch che, dall’alto dei suoi 71 anni, ha radunato più giovani di una rock star. In un incontro molto atteso, il regista, sceneggiatore e pittore del Montana ha parlato di creazione artistica e meditazione, e ovviamente, del telefilm cult di tante generazioni cinefile.

Lynch è consapevole dell’incredibile riverbero negli anni di Twin Peaks e di quanti di quelle centinaia di ragazzi presenti in sala che ne hanno ormai fatto un culto sacro, non fossero neppure nati quando la serie iniziava. Proprio le pressioni crescenti del pubblico hanno reso il ritorno della serie un bisogno impellente anche per lui. Così, quando gli viene chiesto il perché della lunga attesa per il sequel di Twin Peaks, Lynch risponde impeccabilmente:

Sono semplicemente stato molto impegnato, ma non ho mai dimenticato il monito di Laura Palmer. Ci vediamo tra venticinque anni. Ho mantenuto la promessa.

Del mondo del cinema, David Lynch si considera un outsider, un artista che si esprime in maniera personale (un po’ riprendendo ciò che ci aveva detto Francis Coppola qualche giorno fa). E se nella tv via cavo è il futuro, il regista di Mulholland Drive e Lost Highway ne è ben felice, perché avrà così modo di cimentarsi in storie che possono andare avanti all’infinito. Se il film comunemente inteso è decisamente in crisi, dice, l’idea di cimentarsi un film di diciotto, anziché due ore, lo stimola molto.

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Smentendo una tanta parte di artisti e scuole di pensiero che identificano la creatività con la sofferenza, Lynch spiega come l’orrore che i suoi film rappresentano non sia un’estensione di se stesso, quanto una rappresentazione di ciò che esiste e vede al di fuori. Il mondo che ci circonda è strano e fatto di incubi, spiega il regista, non ha senso e ci spaventa: il suo cinema traspone questi aspetti senza voler dare una risposta al caos circostante. In questo mondo bizzarro e a tratti inquietante, che genera comportanti malati, dobbiamo allora meditare e costruire, a partire da noi stessi, un mondo di pace.

Con Lynch non si può infatti non toccare uno dei temi a lui più cari, quello della meditazione trascendentale, la tecnica mentale per lo sviluppo delle proprie potenzialità umane, introdotta in occidente nel 1958 da Maharishi Mahesh Yogi (quello dei Beatles), e oggi praticata da milioni di persone in tutto il mondo.

Il regista è un fedele sostenitore della meditazione trascendentale da oltre 40 anni e la pratica due volte al giorno, per 20 minuti. Ha istituito la David Lynch Foundation For Consciousness-Based Education and World Peace per raccogliere fondi per la diffusione di questa tecnica, che ha promosso nei campus americani e in alcune scuole in Italia, tra cui a Lucca. Il suo progetto sperimentale “Meditate Lucca”, lanciato nel 2014 presso l’Istituto Superiore ISI Pertini è infatti ora oggetto di uno studio scientifico della Scuola IMT Alti Studi Lucca.

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Per Lynch la meditazione trascendentale è l’antidoto alle insidie di Hollywood, che gli permette di conoscere il livello eterno della vita, quello della infinita conoscenza, e di superare la rabbia e il dolore. Il suo libro su creatività e meditazione, In acque profonde (Catching the big fish) racconta infatti come la meditazione trascendentale abbia cambiato la sua indole arrabbiata, pessimista e preoccupata per il futuro e lo abbia aiutato a concentrare le sue energie, sprigionando creatività e consapevolezza.

È tramite questa tecnica che Lynch trova le sue idee, non andandole a cercare, ma attendendole come dei grossi pesci all’amo quando si ha pazienza e disciplina.

L’illuminazione mette in fuga gli stress e le negatività dello star system. La soluzione è dentro di noi, dobbiamo solo far entrare la luce ed eliminare la spazzatura. È il solo modo di trasformare il tormento dell’esistenza in un gioco, a quel punto vivere diventa divertente.”

“Siamo scintille della fiamma divina, siamo usciti e ci siamo persi, e ci è piaciuto, ma sappiamo che il nostro obiettivo finale è trovare la strada di casa.”