John Wick Chapter 2 – Recensione in anteprima (no spoiler)

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Siamo cinefili semplici, vediamo Keanu Reeves discutere di scelte con Laurence Fishburne e ci sale la nostalgia pesante. Questa una delle tante perle offerte dal secondo capitolo dell’epopea di John Wick, il sicario redento in fuga dalla spirale della vita criminale che non lo vuole lasciar andare.

Nel primo film John è semplicemente l’uomo sbagliato a cui rubare l’auto e uccidere il cane, anche se a commettere tali malefatte è il figlio di un boss della mafia Russa. Nel secondo episodio Baba Yaga deve fronteggiare l’elite della criminalità organizzata mondiale per ricacciare indietro l’ultimo demone del passato tornato a perseguitarlo. Lo script riprende da dove si era fermato, esattamente quattro giorni dopo la fine del primo episodio. Riportata a casa l’adorata Mustang del ’69, la storia scava ulteriormente nel passato di John che per guadagnarsi la prima uscita dal mondo di sotto chiese aiuto al boss della Camorra Santino D’Antonio (Riccardo Scamarcio), che ora bussa alla porta di John affinchè ricambi il favore. Nello specifico Santino vuole che John uccida Gianna D’Antonio (Claudia Gerini), sorella del boss ed erede designata al trono della Camorra, per prenderne il posto alla tavola rotonda della malavita mondiale. John, ancora determinato a vivere una vita normale, inizialmente respinge la richiesta ma Santino sa essere molto convincente.

La pellicola segue rigorosamente il manuale della nouvelle vague del cinema d’azione, con una frenetica sequenza di combattimenti su sfondi iconici (New York e Roma) interrotti solo da dj set di tendenza e momenti di shopping compulsivo nelle migliori boutique dell’omicidio, ormai non più un’esclusiva di James Bond. Marchio di fabbrica si conferma il ricchissimo campionario di fight scenes che spaziano dalle sparatorie in modalità FPS gaming al corpo a corpo con mix di arti marziali (lo stile di John Wick si basa su judo e jujitsu), passando per gli inseguimenti in auto. La qualità delle mazzate è garantita dalla presenza di due ex stuntmen dietro la macchina da presa e dal durissimo allenamento a cui Reeves si è sottoposto prima delle riprese. Il prode Keanu infatti presenzia in tutte le scene di lotta a parte quelle dove Joh viene investito.

Uno dei twist più interessanti introdotti nel primo capitolo e ottimamente sviluppato nel secondo è l’underworld parallelo che vede il crimine come una comunità di professionisti iper zelanti governati da regole ferree e patti firmati col sangue, con una propria valuta e addirittura una catena d’alberghi a fare da zona franca. Il concetto prende chiaramente ispirazione narrativa e visuale da Matrix, le centraliniste tatuate potrebbero comodamente essere scambiate per “operatori” e i manager dei Continental hanno l’aria da “architetti”. In questo caso non è piu’ la guerra tra uomini e macchine a svolgersi dietro le quinte della vita normale, ma le vicissitudini della comunità criminale globale. Il tutto senza il software che proietta un surrogato della realtà, i sicari si sparano mentre l’uomo medio scende in metropolitana per andare in ufficio quasi senza accorgersi dei proiettili che gli sibilano intorno. Come in Matrix, una provocazione verso i dogmi della vita di tutti i giorni che ci rende miopi e al tempo stesso un campanello d’allarme a metterci in guardia contro misteriose forze che ci controllano dall’oscurità. Ma d’altra parte non sono solo Neo e Morpheus, che qui interpreta Bowery il re dei sotterranei newyorkesi, a venir presi in prestito dalla Matrice, anche i due registi di John Wick (Chad Stahelski e David Leitch, ufficialmente accreditato come produttore esecutivo) hanno un passato nella mitica trilogia dei fratelli Wachowski come coordinatori gli stunt (Stahelski e’ stato appunto la controparte acrobatica di Reeves).

Ulteriore step up, rispetto al primo John Wick, è anche la fotografia, qui affidata al danese Dan Laustsen (La lega degli uomini straordinari, Silent Hill, Creamson Peak) che impreziosice la pellicola con scelte non banali. Il film infatti, nonstante l’obiettivo per forza di cose debba rimanere costantemente focalizzato sulle mosse di John e dei malcapitati antagonisti di turno, risulta particolarmente intrigante dal punto di vista visivo grazie a scenografie allestite minuziosamente (bellissima quella dove John incontra Gianna) e ad un sofisticato mix di specchi, luci metropolitane e opere d’arte a fare da sfondo al cammino del killer. Nella produzione troviamo un corposo contingente italiano, con Scamarcio bravo ad inscenare un mafioso moderno e non troppo stereotipato, Claudia Gerini splendida matrona della malavita nonchè donna d’onore e il mitico Franco Nero a gestire la filiale romana dei Continental hotels.
In un’era in cui un sequel non lo si nega a nessuno (a parte Armie Hammer..) il secondo John Wick non solo giustufica la propria esistenza ma remunera pienamente il nutrito seguito di fans generato dal primo film.

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