Stephen King e il cinema – Parte I, 11 film nati dalla sua penna dagli anni ’70 ai ’90

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Se vi state chiedendo chi sia lo scrittore che, forse più di tutti, ha influenzato l’horror ed il cinema contemporaneo non si può non citare Stephen King. Il “Re dell’orrore”, con alle sue spalle più di 80 opere e più di 500 milioni di copie vendute, è una vera e propria rock star della letteratura e re anche nel numero di adattamenti cinematografici che ha generato. Inutile stare a raccontare le sue prodezze in campo letterario, a noi basta sapere che i film tratti dalle sue storie non sono filmetti qualunque, ma sono passati per mano di grandissimi registi quali Stanley KubrickDavid Cronenberg, Brian De Palma, JJ Abrams, Rob Reiner, John Carpenter e tanti altri. Dai sui lavori sono stati tratti circa 160 prodotti cinematografici anche se, ad essere sinceri, ben pochi di questi sono degni di nota. Il primo libro di King è Carrie, del 1974, e il film ad esserne tratto è del 1976, girato da niente meno che Brian De Palma. Qui si vede una ragazza con poteri di telecinesi che, bullizzata a scuola e maltrattata a casa per via della madre ultrareligiosa, non riesce e condurre una vita normale e viene derisa e presa in giro da tutti. La protagonista del film è interpretata da Sissi Spacek e nel cast si ha anche la presenza di  John Travolta. Come ne L’esorcista anche qui il regista scelse di far camminare l’attrice all’indietro e poi inserire la pellicola al contrario, per rendere la scena più suggestiva e raccapricciante. King dissentì da questo film, che tuttavia credo sia un ottimo connubio fra rispetto del romanzo e buona riuscita cinematografica. Il tema, non facile, viene trattato con cura lasciando spazio a piccoli accorgimenti cinematografici effettuati con piani sequenza e split screen.

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel ’79 è la volta de Le Notti di Salem, diretto da Tobe Hooper (che poi girerà capolavori come Non Aprite quella porta, Poltergeist e anche The Mangler, tratto ancora una volta da un racconto di Stephen King, Il compressore). I diritti cinematografici dei libri di King erano moto ambiti e anche George Romero venne contattato per dirigere Le notti di Salem.

Shining – una splendente festa di morte, romanzo del 1977, viene preso in mano nel 1978 da Stanley Kubrick, che nel 1980 farà uscire il film che tutti o quasi conoscono. Il film venne interpretato da Jack Nicholson e Shelley Duvall. Famosissime anche le divergenze enormi fra libro e film, che porteranno lo scrittore a dichiarare pubblicamente il suo malumore verso il film, e ad adattare il suo romanzo nel 1997 con una miniserie tv da tre episodi molto più fedele al romanzo originale.

Da alcuni racconti nel 1982 nasce Creepshow, un film horror a episodi diretto da George A. Romero. Qui un padre rimprovera il figlio per averlo scoperto a leggere Creepshow, una raccolta di fumetti dell’orrore. Il padre Stan getta la raccolta nel cestino e il figlio Billy prega i personaggi dei fumetti di vendicarlo. Questi sorprendentemente prendono vita e in particolare lo zio Creepy inizierà a raccontare a Billy delle storie. Il film ebbe un discreto successo al botteghino tanto che vennero realizzati successivamente anche Creepshow 2 e Creeepshow 3 (che nulla ha a che fare con King). Sia lo scrittore che il figlio appaiono nel film come attori.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il vortice dell’orrore non termina perché nel 1983 si assiste all’uscita di ben 3 lungometraggi: Cujo, La Zona Morta e Christine – la macchina infernale. Solo due sono degni di nota, perché nonostante il romanzo Cujo fosse veramente spettacolare il film che ne fu tratto non fu proprio all’altezza.
La Zona morta è un film diretto da David Cronenberg, interpretato da Christopher Walken, Brooke Adams, Tom Skerritt e Martin Sheen. Il film parla di Johnny, un professore di lettere che, a seguito di un grave incidente stradale, cade in coma e si risveglia solo diversi anni dopo scoprendo che la sua vita è stata distrutta. Scopre però di avere anche acquisito una sorta di potere che gli permette di predire la vita delle persone e scoprire gli eventi tragici a cui queste andranno incontro solo tramite una stretta di mano. Il film spicca davvero nella sua riuscita poiché il regista riesce nella difficile unione fra le scene reali e quelle invece “oniriche” delle predizioni di Johnny.
Christine,di John Carpenter, nel corso degli anni è diventato una sorta di cult, tanto che la famosa Plymouth Rossa appare in molte altre storie ma sempre sotto diversi aspetti. Christine, che originariamente doveva essere una Plymouth Fury del 1957, è la macchina di Arnie, un ragazzo alquanto sfigato che mostra uno strano attaccamento verso l’auto. Questa però è viva, comunica attraverso le hit degli anni ’50, sembra fare quello che vuole, sbuffare, agisce come una vera e propria ragazza e riesce addirittura ad uccidere le persone. L’opera di Carpenter è di certo un gran capolavoro: realizzare un film dove il cattivo non è un umano ma una macchina non è impresa affatto facile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dello stesso anno è il cortometraggio I discepoli del Corvo, che non risulta essere un film di per sé interessante, ma interessante è che si tratta solo del primo dei 5 adattamenti cinematografici del racconto I figli del grano, un breve racconto della raccolta A Volte Ritornano. I film in realtà ispirati da questo racconto sono ben 11, e questo sta ad indicare quanto “I Figli del Grano” abbia riscosso orrore e allo stesso tempo curiosità. La storia originale narrata da King parlava della cittadina di Gatlin “comandata” da un gruppo di bambini, membri devoti al culto battista di un Dio chiamato “Colui Che cammina dietro i Filari”, che seguono costantemente e forsennatamente. Di tutti i film realizzati forse solo uno è degno di nota: Grano Rosso Sangue del 1984, che non spicca per la realizzazione ma bensì per l’enorme incasso che fece all’epoca.

 

 

 

 

 

 

 

Del 1984 si ha Fenomeni Paranormali Incontrollabili, in cui si vede una giovanissima Drew Barrymore di soli 9 anni e Brivido, film diretto dallo stesso King nel 1975 tratto da suo racconto Camion, sempre di A volte Ritornano.

Dai quattro racconti di Stagioni Diverse, Rob Reiner nel 1986 ne trae il primo film, Stand By Me-ricordo di un’estate, entrato di diritto nella storia del cinema. Gordie, Chris (River Phoenix), Teddy e Vern, tre bambini in cerca di avventura, partono alla ricerca di un cadavere che aveva scoperto il fratello maggiore di uno di questi. Il film, e anche il racconto, non lasciano mozzafiato per la storia in sé, ma stupiscono per l’accuratezza e il tatto con cui era stata trattata l’amicizia di quella tenera età, un’amicizia genuina che, come viene detto nell’opera, probabilmente non capirà più di avere una volta cresciuti.

Film del 1990 che non suscitò clamore è I Delitti del Gatto Nero, in cui però è peculiare la partecipazione della leader dei Blondie, Deborah Harry e quella di Steve Buscemi.

Dello stesso anno si hanno It, romanzo dell’86 che generò una miniserie televisiva dove recitava Tim Curry (non mi dilungo nemmeno, il libro è un capolavoro troppo grande per essere sminuito in tre brevi righe) e Misery non deve morire, diretto ancora una volta da Rob Reiner dove Annie Winkles è interpretata dalla grandiosa Kathy Bates (il ruolo le valse un Golden Globe ed un Oscar nello stesso anno, il 1991). Rob Reiner riesce a replicare il successo ottenuto con Stand by Me. Fece un successo clamoroso e guadagnò ben 60 milioni di dollari di fronte ai soli 20 spesi per realizzarlo. Nel film Paul Sheldon, scrittore di successo e creatore del personaggio Misery Chastain, a seguito di un incidente si ritrova imprigionato in casa dell’infermiera Annie, che risulta essere anche una fanatica lettrice dei suoi romanzi. Misery nell’ultimo libro doveva morire, ma questo ad Annie non va bene e quindi, a modo suo, obbligherà lo scrittore a cambiare la storia.

Termina proprio nel 1990 la prima tappa del nostro breve viaggio all’interno del cinema dell’universo Kingiano. La penna magica di Stephen King non si è certo fermata ma ha continuato e continua ancora a donare meravigliose storie a noi ed al cinema.

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