Oscar 2017: Chazelle, da Harvard alle 14 nomination

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A 31 anni il prodigioso Damien Chazelle ha ottenuto col suo La La Land 14 nomination agli Oscar.
James Cameron col leggendario Titanic era riuscito nella medesima impresa all’età di 43 anni.
A 58 anni lo stesso James Cameron esplorò il fondo della Fossa delle Marianne, giungendo a 10.898 metri di profondità.
Le previsioni matematiche danno Chazelle sulla Luna nel 2026.

Con questo breve scherzo introduciamo il nostro omaggio al regista di Providence, in cui ripercorriamo la sin qui breve carriera in vista della Notte degli Oscar.

ATTO PRIMO – Da Harvard alla panchina nel parco
(Musiche: Justin Hurwitz – Guy and Madeline on a Park Bench OST)

                        

Il primo importante passo nella carriera di Chazelle è stato l’ingresso in una band nella quale suonava anche Justin Hurwitz. Erano i tempi in cui frequentavano entrambi Harvard e più tardi divennero anche compagni di stanza, gettando le basi per quella che sarebbe stata la loro futura collaborazione.
Il binomio Chazelle-Hurwitz ha infatti marcato tutti e tre i film finora girati dal regista. Justin Hurwitz per chi non lo sapesse è il compositore delle musiche di La La Land, Wiplash e anche del primo lavoro di Chazelle, quel Guy and Madeline On a Park Bench, mai distribuito in Italia, che fu bollato un po’ sbrigativamente dalla critica come un musical Mumblecore. Quest’ultimo è un sottogenere, di recente nascita, del cinema indipendente in cui troviamo spesso performance attoriali molto spontanee e naturali, non professionistiche, sostenute da dialoghi talvolta improvvisati che invadono la sceneggiatura, di solito incentrata su rapporti interpersonali tra ventenni e trentenni. Ciò che la critica evidentemente non colse erano le qualità di un artista che di lì a poco avrebbe stupito tutti con Whiplash.

 

Guy and Madeline on a Park Bench è un musical dedicato al jazz, al tip tap e ad una storia d’amore tormentata. Si tratta chiaramente di un concept ampiamente ripreso da Chazelle per la scrittura del suo La La Land. Guy and Madeline sono infatti i Sebastian e Mia di una Boston in bianco e nero, con gli stessi sogni incompiuti, ma la passione per realizzarli. La libertà e l’entusiasmo per l’espressione dell’arte dei propri personaggi si riflette sul cinema stesso di Chazelle, unendosi in un connubio che non può non emozionare lo spettatore. E’ questa forse la miglior qualità del regista, già presente dalle prime battute della sua carriera. Le melodie della colonna sonora son deliziose e madri di quelle del La La Land che verrà, segno che anche Hurwitz ha seguito un parallelo percorso di crescita pur mantenendo la sua proposta artistica.

ATTO SECONDO – Alla batteria con sentimento
(Musiche: Justin Hurwitz – Whiplash OST)

                        

Dopo il primo film la coppia di amici seguì per un paio d’anni carriere separate come sceneggiatori. Hurwitz lavorò per la televisione scrivendo cinque episodi di The League e l’episodio d’apertura della XXIII stagione dei Simpson, The Falcon and The D’ohman. Chazelle, che ha dichiarato di aver vissuto il ruolo di sceneggiatore più come una necessità, che come la sua vera aspirazione, scrisse Whiplash proprio in un periodo in cui era costretto a scrivere altro. Non a caso, più o meno nello stesso anno, firmò anche le sceneggiature di The Last Exorcism Part II e Grand Piano. Per un po’ lo script con protagonista il giovane batterista Andrew Neiman galleggiò nella Black List, una lista-sondaggio delle sceneggiature non-prodotte maggiormente apprezzate. La via per arrivare alla regia del suo secondo film passò attraverso un corto, presentato nel 2013 al Sundance Film Festival, prototipo del film che sarebbe stato. Fu così che nel 2014 Chazelle finalmente trovò i fondi per finanziare la produzione di Whiplash e ovviamente scelse ancora il suo amico e compagno di studi Justin Hurwitz per la composizione della colonna sonora.

 

Stavolta l’amore veste un ruolo secondario nel film di Chazelle, sedendosi in panchina a metà film, per porre l’accento sulla forza di volontà del protagonista Andrew e per spostare l’attenzione della telecamera sul conflittuale rapporto a tre maestro-musica-allievo, in cui l’anello centrale della catena oscilla, comportandosi ora da collante, ora da barriera e conducendo alla finale intuizione, in cui si palesa che l’estremo amore per la musica provato da allievo e maestro può impossessarsi a tal punto dell’animo di un musicista, da rendere secondario ogni rapporto umano in vista del raggiungimento della perfezione musicale. A comprovare che l’intensità e la passione mostrata nel film di Chazelle sono specchio della stessa intensità e passione che regista e membri del cast hanno profuso nella realizzazione del film, potremo ricordare che è stato girato in 19 giorni, che J.K. Simmons si è rotto due costole e che le vesciche alle mani di Miles Teller erano vere. Chazelle ha dichiarato di avere avuto un passato da batterista e di aver voluto portare in scena parte della sua storia e parte del vivo ricordo del timore che nutriva per il suo insegnante, di fronte al quale non poteva permettersi il minimo errore.

INTERMEZZO – Dal Jazz agli alieni
(Un trailer musicale per uno Chazelle sceso a patti con la fantascienza)

Prima del successo totale raggiunto col suo ultimo film, Chazelle è passato attraverso la scrittura della quinta sceneggiatura. In collaborazione con Josh Campbell e Matt Stuecken scrive infatti 10 Cloverfield Lane, il sequel bizzarro di Cloverfield. Abbandonata l’handycam e le corse per Manhattan, la regia del nuovo capitolo si chiude in un bunker sotto una fattoria, con riprese statiche che mostrano tre o quattro ambienti quasi per l’intera durata della pellicola. Sarà anche vero che Chazelle non ama molto sceneggiare i progetti degli altri, ma a quanto pare gli riesce piuttosto bene, visto il prodotto finale. 10 Cloverfield Lane gioca con lo spettatore per 90’ inducendo un doppio sospetto: siamo nel bunker di un pazzo maniaco, oppure là fuori ci sono gli alieni e il mondo è finito? La soluzione scelta alla fine da Chazelle e collaboratori è intrigante, avvincente e originalmente classica. Impossibile infine non apprezzare un trailer geniale, che per una volta sceglie di presentarsi con uno stile originale anziché proporre salti sul divano, grandi esplosioni, titoli ad effetto e rivelazione quasi totale della trama.

ATTO TERZO – L’anno dei record e le promesse per il futuro
(Musiche: Justin Hurwitz – La La Land OST)

                      

Veniamo infine all’ascesa sull’Olimpo dei grandi, col successo mondiale e storico di La La Land. Venezia ci vede lungo quando alla 73° edizione della Mostra internazionale d’Arte Cinematografica il film di Chazelle apre le danze e con Emma Stone porta a casa il primo premio di una lunga serie, la Coppa Volpi per la Migliore Interpretazione Femminile. Segue poi il record dei 7 premi vinti su 7 nomination ai Golden Globe ed i 5 premi su 11 candidature ai BAFTA. La strada sembra spianata anche in vista degli Oscar con 14 candidature, record che eguaglia quello di Titanic e di Eva contro Eva. Una carrellata di premi da stropicciarsi gli occhi.

Diciamocelo, La La Land è un prodotto di Hollywood e per Hollywood, è il film perfetto per esaltare le emozioni più fanciullesche di ogni membro dell’Accademy. E’ impomatato di una nostalgia candida e apparentemente ingenua, La La Land restituisce al cinema il primordiale compito di intrattenere ed emozionare. Chazelle e Hurwitz riversano nella scrittura e nella regia di questo film tutta la propria passione, tutti i propri sogni, fondendovisi ancora una volta e creando un continuum spettatore-personaggio-regista/musicista che empatizza la visione del film, esaltandone gli effetti emozionali. La La Land vive della poesia del jazz e di un’Hollywood romantica più che mai, ed è importante non perdersi in dialettiche discussioni su quanto sia o meno un capolavoro, perché si tratta di sterile retorica che niente aggiunge o niente toglie ad un film che è cinema puro. Pur mantenendo il totale controllo emotivo dello spettatore con le sue tematiche e le musiche di Hurwitz (giunte a maturazione completa dopo le prove generali con Guy and Madeline), Chazelle non dimentica il comparto visivo e gira con la maestria degna di un regista più navigato, offrendo panoramiche di Hollywood, colori primitivi e vivaci (contrapposti alla desaturazione e ai colori lividi del precedente Whiplash), coreografie armoniose e affascinanti che non disdegnano di citare ed autocitare, con stile, attraverso anche un incipit e una conclusione che resteranno per sempre nei cuori cinefili degli spettatori più affabili, pur essendo dominate da sentimenti così contrastanti.

 

Al di là delle considerazioni critiche, al di là del valore che ognuno di noi attribuisce all’Accademy e al film stesso, c’è un valore storico innegabile e oggettivo nella serata del 27 Febbraio e Chazelle sarà protagonista di questo momento. Con la sua compagine di giovani attori e musicisti, che sono stati capaci di portare una ventata di aria fresca e novità in una Hollywood dove si pensava che un musical mai sarebbe riuscito ad affascinare a tal punto da riscuotere tanto clamore e approvazione, il regista trentaduenne si candida come uno dei principali interpreti del cinema dei prossimi 30 anni. Questo è il quadro presente e innegabile e, secondo il parere di chi scrive, se Chazelle, come Terence Fletcher (interpretato da J.K.Simmons), pensa che non esistano al mondo due parole più pericolose di “buon lavoro”, forse il regista di Providence ha davvero tutte le qualità per confermare le aspettative.

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