Hacksaw Ridge – Recensione in anteprima – La forza di un ideale

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Sembrava essere sparito ed invece no, Mel Gibson è tornato o forse non se n’è mai andato davvero. Dieci anni dopo il lavoro da regista con Apocalypto, eccolo spuntare con un nuovo progetto presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2016 – dedicato al primo obiettore di coscienza americano partecipante alla Seconda Guerra Mondiale – intitolato Hacksaw Ridge.
Quella di Gibson non è certo stata mancanza d’ispirazione o disinteresse improvviso verso il cinema. Conosciamo tutti le vicende private e pubbliche dell’attore/regista e le ostilità convogliate tra il pubblico ed i media nei confronti della sua persona, vittima molto spesso di essere disprezzata come uomo ed artista, invalidando a priori ogni suo lavoro – come se bisognasse essere per forza all’altezza dell’immaginario collettivo per poter godere dell’apprezzamento altrui senza riserve.

C’è un punto in comune tra tutti i personaggi principali dei suoi film da regista, il coraggio e la forza di essere individui in grado di resistere a qualsiasi pressione mantenendo ben salda la propria morale e le proprie idee, siano esse compromesse da tortura fisica o mentale. Da William Wallace al figlio di Dio, proseguendo con un guerriero maya, tutti hanno fatto del loro credo la loro forza per non essere corrotti e trasformati in qualcosa che qualcun altro o la società vorrebbero che fossero. Un pensiero del tutto in linea con Hacksaw Ridge ed il suo protagonista realmente esistito, Desmond Doss, primo obiettore di coscienza americano rifiutatosi categoricamente di imbracciare il fucile durante l’ultimo conflitto mondiale – interpretato da un apparentemente ricercatissimo Andrew Garfield in gran forma dopo Silence di Martin Scorsese ed in competizione come Miglior attore protagonista agli Academy Awards di febbraio per il ruolo affibbiatogli da Mel.

Si tratta di un film prettamente ideologico, di radice nazionalista ma che non teme nemmeno di disdegnare la stessa in alcuni momenti di cui è partecipe l’ottimo Hugo Weaving, qui chiamato in causa come padre di Desmond, alcolista scosso emotivamente dalla Grande Guerra, mentre violenza e religione detteranno le regole principali delle azioni del protagonista – con un po’ di retorica che in questo caso non reputo disturbante nel coinvolgere il pubblico in situazioni prevedibilmente emotive. Entrambe sono viste in due momenti chiave della storia, quello che andrà a formare il ragazzo allontanandolo dalla cattiveria ed avvicinandolo alla parola di Dio in una delle scene più emozionanti che coinvolgono lui ed il fratello Hal, e quella che lo riavvicinerà ad una violenza ben più atroce della precedente com’è il fronte di guerra di Okinawa in Giappone, continuando a seguire l’insegnamento di un libro che porterà sempre con sé. Non è un caso che Doss faccia della fede degli avventisti del settimo giorno il cardine della sua esistenza ed eticità, proprio come abbiamo già visto per altri personaggi portati sullo schermo da Gibson, che fanno della loro rettitudine una regola più importante della possibilità di perdere la persona amata oltre che la propria vita.

Accettando queste premesse, ci si troverà di fronte un film di un regista che tenta in qualche modo di scusarsi per le sue azioni tramite le gesta di un eroe che non si riconosce tale in quanto avente assolto solamente al proprio dovere, e niente di più, salvando circa 75 suoi compagni in un contesto da cui era difficile restare vivi, raccontando non solo l’ideale di una persona – inizialmente vessata kubrickianamente da compagni e superiori incarnati da Luke Bracey, Vince Vaughn e Sam Worthington – ma la già risaputa brutalità della guerra senza fare alcuno sconto al pubblico più debole di stomaco. Di fatto, tutta la seconda parte del film è dedita alla battaglia ed è interessante come Mel l’abbia intesa all’esatto opposto di Steven Spielberg in Salvate il soldato Ryan: non il conflitto che mette alla prova luomo ma luomo che decide di mettersi alla prova contro di esso.

Ma se da un lato abbiamo il tripudio di sangue e svisceramenti che la macchina da presa immortala con movimenti continui, frenetici – come possiamo solo immaginare sia stato davvero – e con un’attenzione maniacale al dettaglio, dall’altro arriva il messaggio principale del film, decisamente rivolto ad ognuno di noi durante una particolare scena che ha come point of view esclusivamente il nostro: la fede che chiunque avrebbe potuto avere in quel momento, la fede a cui chiunque può avvicinarsi per avere la forza di non mollare e salvarne ancora uno. Il tutto è condito da una colonna sonora – che meritava almeno una nomination all’Academy – emozionante firmata da Rupert GregsonWilliams.

Mi preme però sottolineare due aspetti che non reputo gravi ma che mi hanno fatto storcere un po’ il naso – come il cambio repentino di alcune scene nella prima parte, quasi fossero state vittime di tagli seppure impercettibili ed irrilevanti alla trama – ed a cui ho dato comunque un significato. Il fratello di Desmond funge da espediente per la conversione dello stesso alla non-violenza tanto quanto la donna amata interpretata da una bella e semplice Teresa Palmer che è parte della sezione più tenera dell’intero film contrapposta al massacro seguente, entrambi però spariscono improvvisamente dalla narrazione sia visiva che parlata non appena la battaglia ha inizio – a metà film. Ma magari, mi son detto, la guerra travolge tutto e non c’è tempo per pensare ai propri legami, almeno non sotto il fuoco nemico.

Per concludere, non potrete che adorare il personaggio di Desmond Doss, l’ardore che porta dentro, la volontà e la forza delle sue idee che non mancheranno di corteggiare anche il proprio nemico in un film che commemora non soltanto un eroe quanto un’indipendenza di pensiero che è sempre più difficile da trovare.

Ricordiamo che Hacksaw Ridge è attualmente in lizza agli Oscar 2017 nelle seguenti categorie: Miglior film, Miglior regia, Miglior attore protagonista, Miglior montaggio, Miglior sonoro e Miglior montaggio sonoro.

Qui sotto, il trailer del film in italiano:

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