Pirati dei Caraibi: ode alla trilogia di Gore Verbinski

Pirati dei Caraibi è una delle saghe più amate di sempre. Ecco dunque la nostra ode al grande lavoro di Gore Verbinski

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Pirati dei Caraibi di Gore Verbinski ha fatto appassionare milioni di cinefili al mondo dei pirati. Nonostante siano ormai passati più di vent’anni dall’uscita del primo film della saga, La maledizione della Prima Luna, l’amore dei fan non è mai tramontato. Merito della creazione, da parte del suo regista, di una trama avvincente, di personaggi interessanti per sfumature caratteriali e azioni compiute. Se adesso ci chiedessero di pensare ad un pirata, non potremmo che pensare al mitico Jack Sparrow, grazie alla leggendaria interpretazione di Johnny Deep.

Inoltre, molti fan sono concordi nel ritenere che i primi tre film di Verbinski siano come gli “unici” degni di considerazione, non avendo apprezzato i due capitoli successivi, i quali non avevano dietro la macchina da presa il grande Gore. Se anche voi avete amato Pirati dei Caraibi, questo articolo fa per voi. Buona lettura!

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Pirati dei Caraibi: breve storia della pirateria

Il fenomeno della pirateria ha sempre affascinato e incuriosito le persone per la sua miticità e leggenda. Come spesso accade, comunque, c’è sempre una base di verità sulla quale costruire storie e avventure. Il fenomeno della pirateria è nato sin dai tempi più antichi, quando le città-stato della Grecia espandevano le loro mire di conquista attraverso i mari. Nel Mediterraneo, già all’epoca, navigavano i pirati.

Un termine che, nel corso della storia, è stato accostato ad un infinità di popoli e città che facevano del mare la loro ragione di vita, proprio come i personaggi di Pirati dei Caraibi. Libertà, vivere senza regole, opporsi a chi cerca di ingabbiare e ostacolare il proprio modus operandi. Le storie di questi improbabili e immorali eroi sono riscontrabili in quella che è l’inizio dell’epoca moderna della pirateria: il ‘600 e ‘700.

Proprio nel Mar dei Caraibi, i governi di Francia e Inghilterra finanziavano i Corsari (dal latino cursus=correre) per attaccare i mercantili spagnoli, padroni delle rotte commerciali. Acquisendo sempre maggior potenza e libertà, compivano la loro evoluzione da corsari e pirati, sfruttando l’enorme quantità di isole e approdi sconosciuti per nascondere i loro bottini.

Le ambientazioni che vediamo in Pirati dei Caraibi fanno riferimento a quest’epoca, ricreate e ricostruite dalla Disney di santa pianta, come alcune delle navi del film. Gli storici e gli sceneggiatori hanno collaborato, grazie all’enorme quantità di fonti sulla pirateria, per assemblare la storia con la leggenda, rendendo le avventure di Sparrow, Barbossa, Will e Elizabeth tanto assurde quanto credibili e riconoscibili.

Si cercò di mettere fine alla pirateria? Assolutamente sì. Proprio gli inglesi, come vediamo nel film, tentarono di porre fine alle scorribande dei pirati. I protagonisti del film sono gli ultimi baluardi di un’ideale che il progresso stava portando a termine, in virtù di dinamiche di mercato troppo importanti per essere lasciate in mano a dei fuorilegge. Tanti furono pirati catturati e giustiziati.

Non scendendo troppo in dei dettagli storici molto complessi, apprendiamo come Pirati dei Caraibi abbia una visione romantica dello spirito di avventura di questi personaggi, lasciando comunque spazio alla loro indole di fuorilegge e poco dediti alle regole della terraferma, preferendo una loro legislazione.

Il famoso Codice dei pirati, il cui guardiano è il padre di Jack Sparrow, Edward Teague (Keith Richards), è un codice di leggi realmente esistito, i cui redattori sono citati nella terza pellicola della trilogia. Stesso discorso per i nove pezzi da otto e il diritto di voto dei pirati. Esempi di come la realtà superi la fantasia.

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Pirati dei Caraibi: influenze di mitologia e letteratura

La mitologia e la letteratura sono state terreno fertile per la sceneggiatura di Pirati dei Caraibi. Non molto tempo fa vi avevamo raccontato la leggenda di Davy Jones (la potete ritrovare qui). Ma il tentacolato capitano dell’Olandese Volante non è il solo ad appartenere alle eterne leggende del mare.

Nel meraviglioso lavoro di Verbinski per la creazione di Pirati dei Caraibi c’è una ricerca minuziosa di dettagli, creature, eventi che scavano a fondo nel folklore e nella letteratura legata al mondo del mare e dei pirati. Un esempio, legandoci a Davy Jones, è il Kraken. Il mostro marino fa la sua comparsa nel secondo film, La Maledizione del Forziere Fantasma, ed ha subito mandato in visibilio la community di Pirati dei Caraibi per la sua ottima resa in digitale sullo schermo.

Il Kraken, contrariamente a quanto si pensi, non proviene dalle leggende norrene. Il suo nome è più definibile come un “prestito linguistico” dalle lingue scandinave per indicare un gigantesco cefalopode che demoliva le navi e inghiottiva i marinai. Fu proprio un italiano, l’esploratore Francesco Negri, a parlare in una sua opera della bestia di Pirati dei Caraibi. Proprio nell’epoca in cui è ambientato il film, la leggenda del mostro ha trovato il suo maggiore successo, suscitando il terrore dei viandanti del mare.

Il Kraken di Pirati dei Caraibi è, inoltre, un omaggio a Ventimila Leghe Sotto i Mari di Jules Verne. Anche qui una specie di kraken, nello specifico un calamaro gigante, attacca il Nautilus del capitano Nemo che ingaggia una lotta con la bestia, come Jack Sparrow alla fine del secondo film.

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La maestria di Pirati dei Caraibi sta nel non mostrarci mai nitidamente il mostro marino, rimanendo fedele all’idea che certe creature rimarranno sempre avvolte nel mito e nella leggenda. Nemmeno il cinema può dissolvere la loro aura di mistero.

Il terzo capitolo ha come sottotitolo Ai confini del mondo. Anche qui mitologia e letteratura si intrecciano. Ulisse e l’Inferno di Dante Alighieri hanno offerto la loro ispirazione per la visionaria scena della caduta nel vuoto, proprio ai confini del mondo. Come Ulisse e la sua ciurma, dopo aver superato le Colonne d’Ercole, giungono ai confini del mondo per, però, trovare la loro morte, anche Barbossa, Will e Elizabeth precipitano nel vuoto alla ricerca di Jack nello scrigno di Davy Jones.

Lo scrigno è una metafora dell’Inferno, ben diverso da come lo aveva progettato Dante, ma ugualmente affascinante. Come l’Inferno del sommo poeta è la destinazione dell’anima di Ulisse, reo di aver portato i suoi compagni alla morte, lo scrigno di Jones potrebbe tramutarsi in eterna tomba per i protagonisti di Pirati dei Caraibi. Solo l’ingegno di Jack e il Verde Baleno sono la porta d’uscita. Non prima, però, di aver assistito ad anime dannate che solcano le acque, senza Caronte a traghettarle, compreso il padre di Elizabeth.

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Sempre legato ad Ulisse è il personaggio di Calypso, alias Tia Dalma, interpretato in Pirati dei Caraibi da Naomie Harris. Ben diverso dal personaggio dell’Odissea, la dea del mare condivide comunque la tematica dell’amore eterno e impossibile. Come la ninfa è innamorata di Ulisse, non riuscendolo a trattenere sulla sua isola per volere divino, così Tia Dalma ama Davy Jones, custodendone il cuore, nel senso più romantico possibile. L’amore impossibile è uno dei cardini delle trilogia di Pirati dei Caraibi, intorno al quale ruotano le storie dei protagonisti ed è influenza fondamentale per la presa di decisione dello loro azioni. Non solo amore verso “l’altro/a”, ma anche verso il mare stesso.

Pirati dei Caraibi: Barbossa

Come già accennato all’inizio di questo articolo, il grande successo di Pirati dei Caribi è merito della realizzazione di personaggi iconici. Ognuno di loro ha una sua storia nella storia. Empatizziamo con loro; tifiamo; li odiamo. La riuscita di un film passa anche da questi “dettagli”. Hanno uno spessore evidente, sia protagonisti che antagonisti. Spesso varcano quel sottile confine che distingue il bene dal male. Forse è proprio questo che li ha resi così amati dal pubblico, oltre che all’indubbia bravura dei loro attori.

Potremmo soffermarci su ognuno di loro, ma scegliamo di dire qualche parole in più su uno dei co-protagonisti meglio resi nella pellicola: Capitan Barbossa, interpretato da un sontuoso Geoffrey Rush. Astuto, carismatico, saggio. Barbossa è considerato uno dei migliori cattivi della storia della filmografia, nonostante il suo ruolo come antagonista non sia poi così netto.

Con il nome ispirato al pirata ottomano Barbarossa, il capitano della Perla Nera (sperando di non fare un torto a Jack Sparrow) volteggia nel suo ruolo positivo e negativo con enorme maestria, regalandoci citazioni e combattimenti memorabili senza mai risultare ovvio e obsoleto. Il suo dualismo con Jack varca il confine dello schermo, inducendo lo spettatore ad attuare una sfida con se stesso nella scelta di chi parteggiare. Una sfida che non avrà mai un fine per i fan di Pirati dei Caraibi.

Barbossa è l’incarnazione dell’onore piratesco; l’umanizzazione del dark-hero epico e tormentato, sempre ammirato e affascinante.

“Perdersi è l’unico modo per trovare qualcosa che sia introvabile, altrimenti chiunque saprebbe dove trovarlo”.

Capitan Barbossa

Pirati dei Caraibi: location e navi

Concludiamo il nostro viaggio nell’universo di Pirati dei Caraibi menzionando il grande lavoro svolto dalla Disney per la realizzazione di set e navi della saga. Port Royal, per esempio, è stato costruito da zero. Prendendo spunto dalla famosa giostra di Pirates of the Caribbean, inaugurata nel 1967 a Disneyland, la troupe ha impiegato mesi e mesi per costruire il villaggio, il porto, il forte. Costruzioni che sono ancora lì e visitabili dai turisti. Un enorme impiego di denaro e di forza lavoro, riuscito alla perfezione.

Alternando a riprese in digitale, anche le navi di Pirati dei Caraibi sono, in parte, vere. Prendendo relitti di navi dismesse, i tecnici hanno costruito sopra di esse sezioni della Perla Nera o dell’Olandese Volante, utilizzate soprattutto nelle riprese a campo largo. Quelle che vediamo galleggiare sono, quasi, vere navi. Per evitare problemi di stabilità durante le riprese, e non abusare di green screen, era stato ideato un sistema che permettesse di drenare l’acqua dove galleggiavano le navi di Pirati dei Caraibi, consentendo riprese anche barche stesse.

The making of Pirates of the Caribbean / credits: Pajasek99

Il nostro viaggio termina qui, ma non nel cuore di chi ha amato, e ama ancora, la trilogia di Pirati dei Caraibi. Fateci sapere nei commenti cosa ne pensate di questo articolo!

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