Il Pozzo e il Pendolo: la quintessenza della poetica horror di Edgar Allan Poe

Poe
Condividi l'articolo

Forse il migliore, di certo il più bel racconto di Edgar Allan Poe: un caposaldo della narrativa horror moderna

Edgar Allan Poe: il maestro dell’orrore

Edgar Allan Poe, il maestro del terrore e del mistero, ha lasciato un’impronta indelebile nel panorama della letteratura gotica e dell’horror. Tra le sue opere più iconiche e spaventose, Il Pozzo e il Pendolo emerge come un capolavoro che incarna perfettamente la sua poetica orrifica.

In questa storia claustrofobica e angosciante, Poe trasporta i lettori in un mondo di terrore psicologico, utilizzando abilmente elementi simbolici, atmosfera cupa e una narrazione avvincente che, in questo caso, rimane in bilico tra il credibile e il sovrannaturale, assumendo un significato sottile e una dimensione filosofica e spirituale che intende tanto spaventare quanto far riflettere.

La prigione come condizione esistenziale

Il racconto inizia con il protagonista imprigionato in una cella oscura e oppressiva, senza alcuna memoria del proprio arresto. L’ambiente circostante è descritto con una precisione che accentua la sensazione di claustrofobia e il lettore si trova intrappolato insieme a lui in un labirinto di terrore.

La prigione rappresenta la condizione umana, la limitazione della conoscenza e la lotta per la sopravvivenza in un mondo oscuro e ostile. Il titolo, Il Pozzo e il Pendolo, evoca immagini di morte imminente e torture medievali. Il pozzo simboleggia l’abisso dell’ignoto, mentre il pendolo tagliente che scende lento sopra il corpo del narratore rappresenta il passare inesorabile del tempo e la minaccia della morte.

image 136

Una parabola sull’esistenza umana

Questi gli elementi che diventano, nell’acuta ma anche avvincente metafora sfruttata dal grande narratore dell’orrore, gli strumenti di tortura psicologica del protagonista, incarnando le paure più profonde dell’essere umano: la paura dell’ignoto e l’inesorabilità del tempo. Terrori esistenziali, che non hanno volto: non semplici mostri, vampiri o killer.

Il personaggio protagonista, che non ha nome né volto, è l’umanità che lotta per tutta la sua esistenza. Il crudo ambiente di tortura, che richiama i metodi brutali dell’inquisizione spagnola, sfugge dalla sua disperata interpretazione razionale perché è teatro chiaramente di una parabola: alla fine egli viene salvato da un quasi letterale deus ex machina giusto in tempo prima di andare incontro alla sua fine.

Una allegoria senza tempo

Il Pozzo e il Pendolo rimane una delle storie più influenti di Edgar Allan Poe, e spesso regolarmente citata assieme a Il Cuore Rivelatore e alla famosa poesia Il Corvo come apice della sua letteratura. L’immagine stessa del pendolo letale e del pozzo in cui è costretto il personaggio è stata riproposta numerosissime volte, sia al cinema che in televisione, nei cartoni animati o anche nei videogiochi, seriamente o come parodia o omaggio.

Per quanto riguarda la storia nella sua interezza, è stata adattata in molteplici occasioni: per esempio da Roger Corman, che ha ripreso nel suo cinema molto dell’opera di Poe, in un film del 1961 con Vincent Price (qui sopra). L’influenza stessa che la storia ha avuto e ha anche oggi nella cultura pop contemporanea è chiara se pensiamo a quanto vividamente per molti di noi questa storia sia familiare.

Continuate a seguirci su LaScimmiaPensa