Musicult – Mattafix: Big City Life

Mattafix
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Anche se nessuno ne ha più sentito parlare, il nome dei Mattafix ci riporta subito a questo classico di metà anni ’00: Big City Life è un ricordo importante e caro per tutti noi

Si chiamavano Mattafix: Marlon Roudette e Preetesh Hirji, due musicisti inglesi dediti ad un’elettronica dal sapore R&B e mescolata con quella che all’epoca si chiamava ancora world music, senza dimenticare tocchi di produzione pop e rap. A metà 2005, sbucati dal nulla, conquistavano MTV con la loro Big City Life.

La canzone, costruita sul tema della brutalità della vita di città (come, per esempio, la classica Living for the City di Stevie Wonder) veniva pubblicata come singolo l’8 agosto 2005, ottenendo subito un successo incredibile grazie alla sua commistione di generi e al celebre video, in heavy rotation su MTV, molto accattivante e anche molto malinconico.

Famoso rimane il ritornello del brano, che tutta una generazione sa ancora oggi riconoscere immediatamente e canticchiare a memoria: “Big city life, me try fi get by / Pressure nah ease up, no matter how hard me try / Big city life, here my heart have no base / And right now Babylon de ‘pon me case“.

Il refrain è cantato in lingua creola giamaicana, un influenza forse giunta a Marlon Roudette da parte della madre, proveniente da Trinidad e Tobago e quindi dai Caraibi. La traduzione è più o meno: “Vita nella grande città, cerco di cavarmela / La pressione non si allenta mai, non importa quanto proviamo”.

E la seconda parte del ritornello, anche molto interessante a livello filosofico: “Vita nella grande città, qui il mio cuore non ha una base / E ora Babilonia sta su di me”. Letteralmente sarebbe: “Babylon is upon my case“, riferimento all’espressione inglese che significa criticare o attaccare continuamente qualcuno. Babilonia è, ovviamente, la leggendaria città biblica poliglotta e multietnica.

Un’immagine che poteva valere, già nel 2005, per qualunque grande metropoli, da New York a Londra. La canzone diventa allora metafora della globalizzazione e dello scioglimento dell’individuo in un organismo urbano quasi vivo e più grande di lui. E, come può confermare qualunque cittadino, questo genera un rapporto quasi tossico di amore / odio con la città stessa.

L’importante è, come canta Roudette: “Don’t let the system get you down“. La città come mostro che ingloba tutto e tutti è vista anche come allegoria inevitabile per il futuro dell’umanità. Tutti prima o poi abiteremo “in città”, sia in senso lato che materialmente. E la cosa da fare è affrontare le sfide che ci pone questo nuovo mondo, non lasciarsi andare e conservare la propria unicità.

Questo il messaggio dei Mattafix, in questo singolo leggendario che nel 2005 arrivava al numero uno in classifica, non sorprendentemente, in molti paesi compresa l’Italia. Non altrettanto bene il primo album ufficiale del duo, Signs of a Struggle, in realtà davvero interessante anche musicalmente ma più che altro ignorato.

I Mattafix rimangono a tutti gli effetti degli one-hit wonder: nessun altro loro singolo ha mai avuto neanche lontanamente il successo di Big City Life e dopo un altro album, Rhythm & Hymns (2007, anche questo intrigante ma ascoltato da pochissimi) i due si sono infine sciolti nel 2010. Roudette ha iniziato una carriera da solista, ma il suo ultimo album risale al 2014 e l’ultimo singolo al ’17.

La musica e l’industria sono state impietose con i due musicisti inglesi: di fatto, meriterebbero oggi di essere riconsiderati e non solo per Big City Life. Per quanto, certo, questa canzone rimanga come un brano fondamentale degli anni ’00 e per molti versi potrebbe ben commentare anche tante realtà del mondo di oggi.

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