Steelrising Recensione: tra Rivoluzione Francese e soulslike

Un automa per guidare un'ucronica Rivoluzione Francese: ecco la nostra recensione di Steelrising, il nuovo soulslike di Spiders.

Steelrising recensione
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Steelrising – Parigi è in fiamme. Gli automi, sotto il comando di Luigi XVI, hanno preso il controllo della città. Chi è sopravvissuto a questo massacro decide di rinchiudersi in casa, nella speranza che, prima o poi, una forte pioggia possa cadere sulla capitale a spegnere questo inferno. La Rivoluzione Francese è stata soffocata sul nascere e la speranze di una vita migliore per i cittadini, sono ormai svanite. C’è però una figura che si aggira per le insidiose vie ormai deserte. Un automa, diverso dagli altri. Sa parlare, capisce cosa sta succedendo intorno a lei e lascia talvolta trasparire forti emozioni. Mostra rispetto per le persone ed è pronta a tutto pur di salvare Parigi e aiutare la Regina Maria Antonietta ad opporre resistenza al folle piano del marito.

Benvenuti nella recensione di Steelrising, il nuovo soulslike di Spiders, studio francese noto ad esempio per Greedfall e acquisito da Nacon nel 2019. Avevamo già avuto modo di provare questo interessante titolo ambientato durante la Rivoluzione Francese (se ve la siete persa, ecco la nostra anteprima di Steelrising) che segue però un corso differente rispetto a quello che abbiamo appreso tra i banchi di scuola.

Liberté, Égalité, Fraternité

Le premesse su cui si basa tutta la storia di Steelrising sono particolarmente affascinanti. Per questa ragione, non vogliamo in alcun modo spoilerare gli accadimenti principali che sconvolgeranno un racconto sì lineare ma che è stata comunque capace di incuriosirci fino ai titoli di coda. Non urliamo di certo ad una “rivoluzione della narrazione“, tuttavia sono alcuni suoi elementi ad averci intrigato al punto tale da volerne sapere di più e a spronarci a seguire ogni filmato senza mai sentire la necessità di tenere premuto il tasto B del controller della nostra Xbox Series X per saltarlo.

Steelrising Recensione

In primis, la dettagliata cura grafica con cui è stata ricostruita Parigi, con i suoi personaggi storici più rilevanti, che abbraccia questa nuova avventura, tanto oscura nei suoi anfratti più claustrofobici e temibili, quanto brillante negli sfarzosi e opulenti giardini delle ville più illustri. L’altro tassello di notevole rilevanza sono i tratti “caratteriali” di Aegis – una precisa scelta creativa del suo inventore, l’ingegnere Vaucanson – che donano alla protagonista grande umanità ed empatia, rendendola unica rispetto alle altre macchine che si aggirano per Parigi.

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Tali peculiarità delineano un’eroina forte e carismatica per quanto, un maggior lavoro sul suo background e su quello del suo creatore, avrebbero reso ancora più interessanti gli eventi cardine del gioco. La storia di Steelrising e la “lore” di Aegis sono infatti due rette parallele destinate a non incrociarsi mai, un’occasione mancata per svelare ancora più dettagli agli affamati giocatori che si trovano davanti lo schermo.

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Molto più Action – RPG che soulslike

Avviata la partita siamo subito chiamati a selezionare una tra le quattro classi disponibili, Guardia del Corpo, Soldatessa, Ballerina e Alchimista, ognuna con i suoi punti di forza e debolezze. Nei primi dieci minuti di gioco abbiamo selezionato la Guardia del Corpo, pesante nei movimenti e supportata da un robusto martello spacca tutto, salvo poi avviare subito un nuovo salvataggio con la Ballerina, fulminea, scattante e che si sposa maggiormente con il gameplay frenetico di Steelrising. Le classi dotate di armi pesanti infatti hanno un tempo di caricamento dell’attacco troppo lungo che lascia, di conseguenza, troppe finestre offensive utili agli avversari.

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La nostra scelta si è rivelata effettivamente la migliore proprio perché il combat system del gioco invita gli utenti a mischiare sapientemente affondi rapidi – leggeri, caricati e in salto – e schivate, per un approccio agli scontri fortemente “bloodborniano” se così vogliamo definirlo. Qui si inserisce un altro elemento che dona ulteriore profondità a Steelrising : la gestione della stamina che, una volta esaurita, manderà in surriscaldamento Aegis, con la possibilità però di ricaricarla istantaneamente tramite la pressione di un tasto al momento opportuno, pronti per riattaccare il nemico (meccanica molto simile alla gestione del Ki in Nioh).

Ne conseguono dei duelli che si trasformano in danze veloce e letali maggiormente incentrate sull’offesa più che sulla difesa. Non mancano infine i classici punti esperienza per costruire la propria build preferita con tanto di armi che scalano su agilità, forza e danno elementale; mod capaci di potenziare le statistiche (i più classici talismani di Elden Ring) e un vestiario che funziona sia da abbellimento estetico che da armatura.

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Sul piano teorico tutto sembrerebbe funzionare a dovere. La progressione ruolistica non è troppo profonda ma comunque ben strutturata, le armi numerose e il sistema di combattimento appagante. Su quello pratico però i pilastri fondanti dell’esperienza si scontrano con altri fattori che limitano di molto il tasso di sfida di Steelrising. Parliamo principalmente dell’intelligenza artificiale delle macchine, il relativo moveset e i gadget a nostra disposizione. Gli automi e i boss (qui chiamati Titani) sono fin troppo statici, i loro pattern d’attacco prevedibili tanto che, il più delle volte, sarà sufficiente muoversi alle loro spalle per riempirli di mazzate.

Tuttavia, il vero elemento di rottura del gameplay è la combinazione di bombe, munizioni congelanti in dotazione dell’arma secondaria e fiale a tempo per recuperare rapidamente la vita (che si sommano a quelle standard in dotazione che si ripristinano ad ogni punto di salvataggio). Questi oggetti possono essere sia droppati dai nemici – con frequenza elevatissima – che acquistati in negozio con il giusto farming. Da questo sontuoso bottino, ne scaturisce un arsenale da guerra pressoché illimitato perfetto per spedire all’inferno degli automi e senza il minimo sforzo ogni Titano che proverà a intralciare la nostra missione.

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Tutte le strade portano a…Parigi

Sul fronte del level design Steelrising non brilla per qualità delle mappe. In generale, la sensazione è stata quella di trovarsi in un corridoio circolare, estremamente lineare, con saltuarie scorciatoie da sbloccare che riducono notevolmente la strada da percorrere in caso di morte. Nel corso delle quindici ore impiegate per arrivare alla conclusione, abbiamo poi sentito la mancanza di stanze segrete e aree opzionali che avrebbero garantito un maggiore senso di scoperta durante la campagna.

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La situazione migliora quando vengono sbloccati il rampino per scalare gli edifici, un salto in lungo che aiuta Aegis a superare distanze altrimenti proibitive e un calcio speciale per distruggere le pareti, utili a sbloccare nuove zone precedentemente inaccessibili. In questi frangenti esplorativi, soprattutto quando si fa uso del rampino, Parigi si mostra in tutta la sua sontuosa verticalità, regalando anche maestosi scorci panoramici sinonimo di una cura tecnica ricercata da Spiders di ottima qualità.

Steelrising: Conclusioni

Il problema principale di Steelrising è quello di voler giocare a fare il soulslike senza però riuscirci appieno. Dal punto di vista critico questa etichetta finisce pertanto per penalizzare un buon action a tratti forse fin troppo agevole, per via della scelta di voler offrire al giocatore tutta una serie di oggetti da utilizzare in game che rompono fin da subito la formula ludica del titolo, ulteriormente aggravata da un’altalenante intelligenza artificiale degli automi. Non bastano i nemici che rinascono dopo ogni salvataggio e l’esaurimento della stamina a rendere l’opera un grande omaggio ai capolavori From Software.

Nonostante tutti i piccoli inciampi evidenziati in recensione, Steelrising, non appena ne abbiamo assimilato le meccaniche, è riuscito comunque a divertirci. Ci è capitato più volte di avere l’ansia di correre a casa per giocare e scoprire quali minacce avremmo dovuto affrontare una volta accesa la console. Un’incontenibile voglia di menare le mani mentre balliamo nelle romantiche ma infuocate vie di Parigi, è forse questa la forza principale della nuova produzione Spiders.

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RECENSIONE
VOTO
Avatar di Andrea Baiocco
Amo la birra, il running e i videogiochi. Sogno un'Ipa al pub con Kratos e una scampagnata con Nathan Drake.
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