The Gray Man, la Recensione del film su Netflix con Ryan Gosling

Scazzotate, fughe, esplosioni e un supercast ad accompagnare. The Gray Man dei fratelli Russo arriva su Netflix, ecco la nostra recensione.

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Arriva su Netflix, il ritorno in pompa magna dei fratelli Russo con The Gray Man. Un supercast a disposizione per un superaction movie che si dimena fin troppo tra il film deja-vu e il puro fan service per chi ama il genere. Ryan Gosling contro Chris Evans, aiutato da Ana de Armas. Insomma, le carte perfette da giocarsi.

Non di meno, un superaction del genere non poteva che godere di un superbudget, ben duecento milioni, messi a disposizione dal colosso dello streaming per il duo di registi divenuti famosi Avengers: Endgame. Un vero e proprio record di budget messo a disposizione per un film da parte di Netflix. Qui intanto potete leggere il nostro incontro con il cast.

The Gray Man, la Trama

Ryan Gosling è Sierra Six, una sorta di braccio armato di un programma CIA non propriamente limpido. Quando Sierra scoprirà questi oscuri segreti, si scatenerà una vera e propria caccia all’uomo, capitanata da Lloyd Hansen, un mercenario che non guarda in faccia a nessuno. Così, in fuga per il mondo, Sierra Six dovrà custodire sia questo cocente segreto su chiavetta USB, sia (soprattutto) la sua vita.

The Gray Man, la Recensione

Si potrebbe discutere, a ragione, di come si possa rinnovare il genere action senza mai cadere in un mero esercizio di stile. Chiaramente, laddove non vi sia questa intenzione, è sempre molto facile rifugiarsi nell’omaggio al passato. E anche qui, si apre una nuova discussione, rispetto le modalità con cui si devono costruire questi omaggi ai capisaldi di genere.

I fratelli Russo costruiscono così un film che si limita a fare il classico compitino, senza mai voler tentare di prendere il volo. Sarà stata la pressione del budget stratosferico messo a disposizione da Netflix? Difficile dirlo. Inutile parlare di come poteva o doveva essere. Il risultato di The Gray Man non è del tutto soddisfacente, sebbene le carte in regola per poter costruire un buon film.

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Queste carte rispondono ai nomi precisi con volti precisi, quelli che compongono il duo di protagonista-antagonista più la femme fatale della situazione. Note realmente positive che fortunatamente regalano quel quid in più a The Gray Man e che evitano la più classica delle stroncature.

the gray man, recensione, ana de armas

Ryan Gosling si sfoga nell’action, prestando il suo classico volto “refeniano“, nei titoli di Drive e Solo Dio Perdona. Impossibile non pensare al secondo film menzionato, visto il pregevole incipit girato proprio in quel di Bangkok. Un personaggio enigmatico, la cui storia verrà a galla poco a poco, di pari passo con il più classico viaggio intorno al mondo.

Le location che tocca The Gray Man compongono infatti un numero che alla fine va quasi ad eguagliare quello del budget del film. Resterà sicuramente impressa la capitale ceca, Praga, dove troviamo forse una delle sequenze migliori del film. Un inseguimento tra auto e tram, dove il nostro protagonista dovrà vedersela con un esercito di mercenari.

Qui i fratelli Russo riescono a costruire momenti molto validi, capaci di costruire tensione e stupore allo stesso tempo. Eppure la sensazione che alla fine lascia, ha un qualcosa che fa storcere il naso. Non è tutto oro ciò che luccica, verrebbe da pensare. E in un certo senso, è proprio così.

Come sin dalle sue prime sequenze, The Gray Man ha il problema di sollecitare le reminiscenze dello spettatore amante dell’action. La sensazione di aver già visto tutto, e forse anche gestito in maniera qualitativamente migliore, è difficile da accantonare in un angolo. E sicuramente il film non ci prova neanche, tantomeno aiuta.

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Basti pensare allo spettacolare combattimento coreografico sull’aereo. Tutto molto interessante finché poi non decidono di aprire una lotta alla sopravvivenza al di fuori del veivolo. Tralasciando il fatto che sia tutto costruito con una CGI quantomeno rivedibile, è impossibile non pensare alla famigerata sequenza del secondo ciclo di Mission: Impossible.

E ancora, all’uso di droni che girovagano nei cieli, con vorticanti virtuosismi che, di nuovo, Michael Bay aveva già sperimentato con il suo Bayhem. Insomma, il luccichio dello stupore e della tensione regge fino alla fine, per poi sortire un effetto opposto una volta chiusa la sequenza.

Il che risulta essere un problema non di poco conto, visto che un’ampia fetta di pubblico al quale si rivolge il film, è proprio quella degli amanti dell’action. Spettatori cresciuti a pane e Jason Bourne, che magari hanno anche il tema di Mission: Impossible come suoneria del cellulare.

The Gray Man
Stanislav Honzik/Netflix © 2022

Merita una menzione più che positiva a parte la prova di Chris Evans. Dopo aver abbandonato lo scudo di Captain America, l’attore torna nei panni di un villain dopo Knives Out. Stavolta, oltre al suo essere brillante, mostra anche i muscoli e ancor di più un discreto sadismo. I personaggi sono scritti molto bene, anche nel loro essere stereotipati. E sebbene alcun siano fin troppo silenziosi, ci pensano le coreografie e i combattimenti ad colmare il vuoto.

Non c’è nulla di eccessivamente originale nella loro evoluzione o percorso, tuttavia le loro interpretazioni riescono a sorreggere il film e a catturare l’attenzione per tutte le due ore e venti del film. E considerato l’impossibile effetto deja-vu di The Gray Man, possiamo dire che non è affatto una cosa da poco.

Cast

  • Ryan Gosling: Sierra Six
  • Ana de Armas: Dani Miranda
  • Chris Evans: Lloyd Hansen
  • Regé-Jean Page: Danny Carmichael

Trailer

RECENSIONE
Voto
Classe '89, laureato al DAMS di Roma e con una passione per tutto ciò che riguardi cinema, letteratura, musica e filosofia che provo a mettere nero su bianco ogni volta che posso. Provo a rendere la critica cinematografica accessibile a tutti, anche al "lattaio dell'Ohio".
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